Una terza via per interpretare la stregoneria di Francesco Perricelli

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Frida Kahlo, Abrazo Amoroso, 1949

L’interpretazione della stregoneria, indissolubilmente legata a quella dell’inquisizione, ha spesso trovato un limite nella parentesi temporale all’interno della quale la si è voluta iscrivere. Dal Canon Episcopi composto intorno al IX secolo alle teorie confutatorie del  XVIII, si è cercato sempre di descrivere una parabola ascendente e discendente di un fenomeno sociale e antropologico che ha portato all’adozione di un paradigma, quello di Mircea Eliade, divenuto forse troppo autorevole per suggerire ipotesi più coraggiose. La tesi di Eliade1, essenzialmente, propone un’interpretazione squisitamente antropologica della stregoneria, suggerendo l’esistenza di un’inclinazione, soprattutto nella popolazione meno colta e per nulla imbevuta della teologia cristiana, di una forma di sacerdozio naturalistico, a tratti animista e certamente immanentista, più immediato e strettamente connesso a forme di medicina e farmacopea certamente più accessibili di quelle “accademiche”. In altri termini, la stregoneria sarebbe stata un’esigenza dell’uomo che in qualsiasi epoca, con nozioni, riti e pratiche diverse seppur analoghe, potrebbe riemergere e manifestarsi. La fortuna di questa ipotesi è data dal fatto che qualsiasi tentativo di riconnettere i culti delle streghe a quelli più antichi delle religioni classiche e misteriche si inserisce nella categoria della verosimiglianza senza però riuscire ad assurgere a “verità storico-accademica” a causa dell’immenso patrimonio perduto, bruciato e distrutto. Lo sa molto bene Margaret Murray2 che in due sue successive monografie ha tentato di dimostrare, attraverso una attenta disamina delle poche testimonianze rimasteci e formulando ipotesi coraggiose e in controtendenza, la continuità tra quella che ha giustamente definito “Antica Religione” e la stregoneria medioevale, non soltanto in relazione alle pratiche, talvolta modificate a causa delle costanti persecuzioni e interferenze culturali cristiane, ma soprattutto per ciò che riguarda il senso, la visione del mondo e il desiderio di liberazione e di destrutturazione. L’ipotesi della Murray ha incontrato notevoli ostacoli e molti sono stati gli attacchi nei suoi confronti.

Il fine delle presenti note è quello di formulare un’ipotesi interpretativa che rappresenti una terza via atta a suffragare le ipotesi della Murray conducendole ad un grado di verosimiglianza certamente più prossimo alla verità storica, senza per questo negare la tesi di Mircea Eliade che continua ad essere fondamentale per comprendere come le esigenze dell’uomo, sempre legate alla dimensione affettiva e pre-categoriale, ricerchino continuamente un loro riequilibrio in una dimensione panteista ed immanentista di perfetta continuità con la natura.
È possibile che la terza via, tanto auspicata, ci sia offerta proprio dalla testimonianza resaci da tutti coloro che intesero distruggere l’antica religione relegandola nell’oblio. In altre parole, l’atteggiamento degli inquisitori, dei cristiani, della politica religiosa del cristianesimo nei confronti del paganesimo, della superstizione e, ancora, della stregoneria potrebbe aprire su quella continuità storica in grado di rendere più efficace la teoria della Murray.
Nel testo di Vlasis Rasias, del 19943, ritroviamo un importante resoconto dei principali attacchi rivolti dalla chiesa cristiana, indissolubilmente legata al potere imperiale di romani convertiti, ai gentili –. saranno chiamati pagani solo a partire dal 373 d. C. Riportiamo di seguito alcuni passi del libro più rilevanti ai fini del nostro discorso:

- 314 d.C. Immediatamente dopo la sua piena legalizzazione, la chiesa cristiana attacca i Gentili (Pagani): Il concilio di Ancira denuncia il culto della DEA ARTEMIDE.
- 364 d.C. L'imperatore Gioviano Flavio ordina di bruciare la biblioteca di Antiochia.
- 373 d.C. Nuova proibizione di tutti i metodi divinatori. Il termine "Pagani" (abitanti dei pagus, dei villaggi) è introdotto dai cristiani al posto del termine Gentili.
- 380 d.C. Il 27 febbraio, l'imperatore Flavio Teodosio dichiara il cristianesimo religione esclusiva dell'Impero Romano […]. I non cristiani sono chiamati "detestabili, eretici, stupidi e ciechi". […] Ambrosio, vescovo di Milano, inizia la distruzione di tutti i Templi Pagani della sua area. I preti cristiani guidano le masse affamate contro il Tempio della DEA DEMETRA in Eleusi e tentano di linciare gli "Hierophants" Nestorius e Priskus. Il novanticinquenne "Hierophant" Nestorius mette fine ai Misteri Eleusini e annuncia la predominanza del buio mentale sull'intera razza umana.
- 381 d.C. […] In tutto l'Impero d'Oriente i Templi Pagani e le biblioteche sono saccheggiati o bruciati. Il 21 dicembre Teodosio bandisce perfino le semplici visite ai Templi ellenici. A Costantinopoli, il Tempio della DEA AFRODITE è cambiato in un bordello e il Tempio del SOLE e ARTEMIDE in una stalla.
- Dal 389 al 390 d.C. Tutti i sistemi di datazione non cristiani sono messi fuorilegge. Orde di eremiti fanatici del deserto invadono le città del Medio Oriente e dell'Egitto distruggendo statue, altari, Biblioteche e Templi Pagani e linciando i Gentili. Teofilo, patriarca di Alessandria, inizia una pesante persecuzione contro i Gentili, cambia il Tempio di DIONISO in una chiesa cristiana, brucia il Mithraeum della città, distrugge il tempio di ZEUS e ridicolizza i sacerdoti Pagani prima che essi vengano lapidati.
- 392 d.C. L'otto novembre, l'imperatore Teodosio dichiara fuorilegge tutti i rituali non cristiani e li chiama "superstizioni dei Gentili" (gentilicia superstitio). […] I Misteri di Samotracia sono proibiti e i sacerdoti pagani macellati. A Cipro il vescovo locale (fatto santo) Epifanio e (un altro fatto santo) Tycon distruggono quasi tutti i Templi dell'isola e sterminano migliaia di Gentili. I Misteri locali della DEA AFRODITE furono fatti chiudere. Teodosio in un editto dichiara: "coloro i quali non ubbidiranno al padre Epifanio non avranno diritto di continuare a vivere in quest'isola" […].
- 398 d.C. Il Quarto concilio delle chiese cristiane di Cartagine proibisce a tutti, inclusi i vescovi cristiani, di studiare i libri dei Gentili […].
- 400 d.C. Il vescono Nicetas distrugge l'oracolo del DIO DIONISO a Vesai e battezza tutti i Gentili di quell'area.
- 401 d.C. Le folle cristiane di Cartagine, linciano i Gentili e distruggono i Templi e le statue degli DEI. Anche a Gaza, il vescovo locale (anche lui "Santo") Porfirio manda i suoi seguaci a linciare i Gentili e a demolire gli ultimi nove Templi rimasti attivi in città. Il quindicesimo concilio di Calcedonia ordina che siano scomunicati tutti i cristiani che hanno buoni rapporti con i loro parenti Gentili (anche se già morti).
- 450 d.C. Tutti i Templi di AFRODITE (città della DEA AFRODITE) vengono demoliti e tutte le sue biblioteche bruciate. La città è rinominata Stavroupolis (Città della croce).
- 528 d.C. L'imperatore Jutprada (Giustiniano) mette fuori legge l'alternativa dei giochi Olimpici ad Antiochia. Egli ordina l'esecuzione (per fuoco, crocifissione, fatti a pezzi da bestie selvatiche o fatti a pezzi mediante artigli di ferro) di tutti coloro che praticano "Stregoneria, divinazione, magia o idolatria" e proibisce tutti gli insegnamenti dei Gentili ("..E' una sofferenza davanti alle insane bestemmie degli Hellenici").
- 556 d.C. L'imperatore Giustiniano ordina al noto inquisitore Mantius di andare ad Antiochia, trovare, arrestare, torturare e sterminare gli ultimi gentili della città e di distruggere tutte le Biblioteche private.
- 580 d.C. Gli inquisitori cristiani attaccano un Tempio segreto di Zeus ad Antiochia. I Sacerdoti Pagani si suicidano, ma il resto dei Gentili vengono arrestati. Tutti i prigionieri, incluso il vice governatore Anatolius, vengono torturati e mandati a Costantinopoli per essere imprigionati […].
- 692 d.C. Il quinto concilio di Costantinopoli proibisce il persistere delle Calende, Brumalia, Anthesteria, ed altre celebrazioni Pagano/Dionisiache.
- 804 d.C. I Gentili greci di Mesa Mani (Cape Tainaron, Lakonia, Grecia) resistono con successo al tentativo di Tarasius, patriarca di Costantinopoli, di convertirli al cristianesimo.
- Dal 850 al 860 d.C. Conversione violenta degli ultimi Gentili Greci di Lakonia da parte dell'armeno "santo" Nikon.

Ciò che emerge da questa lunga citazione, accanto al sistematico annientamento dei templi pagani e persino alla loro “profanazione”, è il tentativo di estirpare ogni ricordo delle tradizioni misteriche attraverso la distruzione capillare di biblioteche pubbliche e private. Inoltre, l’accanimento nei confronti delle pratiche divinatorie svela chiaramente l’intento di escludere chiunque dal monopolio sacerdotale cristiano: nessuno poteva arrogarsi il diritto di entrare in contatto con la dimensione Pantea o con la trascendenza senza “autorizzazione papale”.
Le date sono molto importanti per comprendere come i culti misterici, anche se in modo clandestino, siano sopravvissuti nel Mediterraneo sino al IX secolo, periodo durante il quale è stato compilato quel Canon Episcopi che la teologia medioevale avrebbe voluto ricondurre al Concilio di Ancira del 3144. Nella prospettiva dell’ecclesia cristiana, la forza e la “pericolosità” della persistenza di forme di culto non istituzionalizzabili è confermata dalle affermazioni di Sant’Eligio il quale, ancora nella seconda metà del VII secolo, afferma: Nullus nomina daemonum, aut Neptunum, aut Orcum, aut Dianam invocare praesumat5. Questa sentenza nei confronti di chiunque osi invocare i nomi “demoniaci” di Nettuno e Diana ben si collega con quanto contenuto nel Canon Episcopi a proposito della società di Diana e dei giochi celebrati in suo onore. È però importante precisare che nel 963 d.C. il pontefice Giovanni XII è accusato dal sinodo romano di avere invocato Giove e Venere6.
Della società di Diana e dei culti connessi alla fertilità ad essa connessi ne parlerà ulteriormente Giovanni di Salisbury nel suo Policraticus agli inizi del XII secolo. Ciò che deve richiamare l’attenzione è il fatto che a poco più di un secolo di distanza dall’inizio della caccia alle streghe e della persecuzione di qualsiasi pratica ritenuta eretica, la prima opera di politica scritta in Europa parli della pericolosità della “Società di Diana”. Giovanni di Salisbury non crede nella stregoneria e nei culti diabolici, ma si sofferma sull’importanza di eliminare qualsiasi forza centripeta da quello che sarebbe stato poi il processo di urbanizzazione e di crescita delle città nel XIII secolo.
Prima di proseguire è doveroso fissare un primo punto. I culti misterici e quelli legati all’antica religione erano presenti nelle coscienze di teologi, politici e scrittori come in quelle di coloro che appartenevano agli strati più bassi della popolazione. Questo fatto rende difficile credere che si possa relegare la pratica della stregoneria all’interno della mera superstizione ignorante, tanto più che il termine “superstizione” nel medioevo aveva un’accezione diversa da quella odierna. Non si trattava di una credenza puerile, ma della sopravvivenza di antiche forme di culto come ci testimonia lo stesso Agostino di Ippona a proposito di certi culti angelici in uso presso gli ebrei e che sono sopravvissuti all’interno del cristianesimo fino al V secolo d.C. Il recupero dell’esatta etimologia della parola superstizione, in questo caso, ha un valore che supera quello filologico per consegnarci un’istantanea dell’immaginario collettivo medioevale. Risulterebbe difficile, infatti, credere che teologi della scolastica totalmente istruiti dagli scritti della patristica (quindi anche da quelli di Agostino) avessero già compiuto uno slittamento semantico tale da trasformare il significato del termine “superstizione” da sopravvivenza di culti antichi in semplice fantasia. D’altra parte, la costante paura per un pericolo sociale, cultuale e persino politico può essere giustificata solo a partire dalla reale presenza di indizi della sua esistenza, a meno di voler fare dei teologi persone più superstizione (in un senso più vicino a noi) della popolazione incolta. Al contrario, invece, è possibile ipotizzare in modo più che plausibile che lo scontro tra culture, iniziato con la persecuzione dei gentili, non si fosse per nulla interrotto. In altre parole, la cultura misterica dell’antica religione, trasferitasi nei villaggi tra i “pagani”, privata di ogni fonte scritta, continuava a rappresentare una minaccia (seppur secondaria) ancora nel XII secolo: nonostante le necessarie evoluzioni i culti antichi erano sopravvissuti.
In che modo spiegare la nascita della persecuzione delle streghe, l’invenzione dei patti demoniaci, del sabba nero con il fine di giustificare una nuova forma di epurazione culturale?
Come si è precisato all’inizio, il potere religioso e quello imperiale, dopo l’Editto di Costantino, si legarono indissolubilmente in modo tale che per il secondo la religione poteva essere un efficace strumento di controllo delle masse e soprattutto di contrasto nei confronti delle forze ritenute centripete. La persecuzione dei gentili-pagani era fondamentalmente mirata alla creazione di una visione unica e monopolistica di ogni settore della vita sociale. Agli inizi del XII secolo il centro della vita pubblica era costituito dal monastero. In quest’ultimo, infatti, si realizzavano i commerci, si “conservava” (con i dovuti distinguo) la cultura e la stessa vita politica ne traeva grandi benefici. Il panorama socio-politico europeo comincia a modificarsi a partire dal secolo successivo: nascono le città. Come afferma Jean-Claude Schmitt7, il processo di urbanizzazione portò ad un progressivo scontro con quelle forme culturali e cultuali, radicate nel popolo, che rappresentavano un ostacolo per l’autorità costituita. Laddove nascevano le città prima vi erano villaggi e dove erano ancora praticati antichi culti il cristianesimo si riaffermò con forza. Lo storico francese dimostra efficacemente come l’obiettivo della chiesa di estirpare qualsiasi culto ritenuto eretico e sovversivo fosse possibile solo attraverso una più incisiva azione contro la stessa stregoneria. Se nell’alto medioevo il persistere degli antichi culti era ritenuto foriero solo di false credenze dalle quali si poteva essere assolti semplicemente con la confessione, nel XIII secolo occorreva materializzare il pericolo affermando la reale presenza del diavolo nei sabba e i processi dovevano essere condotti pubblicamente, sotto forma di una specie di rituale pedagogico che si imprimesse nelle menti della popolazione suscitando paura e timore. In altri termini, la strategia ecclesiastica che demonizzava gli dei greci e latini al fine di giustificare le stragi di pagani nei primi secoli dopo l’editto di Costantino e che si era attenuata in forme meno cruente dopo il IX secolo (fatta eccezione per le persecuzioni contro i cristiani eretici la stregoneria necessitava solo della confessione per ottenere il perdono), sarà nuovamente applicata a partire dal XIII secolo in modo altrettanto sistematico, mirato e crudele.

Quanto detto fino ad ora, seppur in modo rapido e schematico, supporta la tesi della Murray: la stregoneria non è un fenomeno che nasce nel medioevo, ma è la continuazione di culti misterici ed ellenici, la persistenza dei quali ci è testimoniata da quello stesso potere che aveva cercato di relegarli nell’oblio. La tesi di Eliade, d’altra parte, acquisisce una portata più ampia poiché spiega il persistere nel tempo della religione naturale. Più che l’elemento escatologico, che appartiene ad un livello di concettualizzazione e di categorizzazione più astratto ed elaborato, l’essere umano va alla ricerca di una forma immediata di esperienza unitiva con la natura che gli sveli, su un piano precategoriale e totalmente destrutturato, l’essenza stessa dell’uomo sia come individuo sia come parte del tutto. Se la filosofia aveva segnato il passaggio dal mito al logos e il cristianesimo l’asservimento di quest’ultimo alla teologia razionale, il persistere della religione misterica e pagana, anche senza forme documentali, è la testimonianza di un’esigenza mai assopita della ricerca di mondi interiori la cui natura è animico-affettiva e non logico-matematica. Si tratta della ricerca di quelle infinite possibilità d’essere esemplificabili negli stati “allucinatori” dei bambini che fanno giochi di ruolo per imparare ad essere tutto ciò che sono in grado di fare emergere della propria natura più autentica.
Accanto a tutto ciò, non si può certo negare l’importanza che dovrebbe rivestire la farmacopea conservata dalla stregoneria. L’utilizzo dei semplici, infatti, continua ancor oggi a rappresentare una risorsa indispensabile per tutte quelle culture che non hanno i mezzi per accedere ai farmaci allopatici o che semplicemente si affidano alla medicina dei propri avi. Lo scontro tra tecnologie ufficiali e tecniche tradizionali mostra, in campo medico, l’efficacia empirica dei secondi a fronte di qualsivoglia teoria scientifica che intenda relegarle nell’ambito della superstizione. Le logiche economiche, poi, fanno sì che anche laddove certi medicamenti siano inseriti nelle tabelle dell’OMS – questo è il caso dei fiori di Bach dal 1976 – altri ne rimangano esclusi perché alla portata di tutti e privi di un vero valore di mercato. Inoltre, le teorie mediche di streghe e sciamani, fondate essenzialmente sull’equivalenza malattia-squilibrio animico-emotivo, meriterebbero la stessa attenzione della medicina tradizionale cinese, i cui presupposti non sembrerebbero del tutto diversi.
Il tentativo di tracciare una linea storico-temporale, che consenta di avvalorare la tesi della Murray arricchendola, poi, con l’interpretazione antropologica di Eliade, può legittimare una ricerca più attenta ed interessata del mondo della stregoneria, non come fenomeno sociale conclusosi nel 1700 (fatto per nulla vero se si tiene conto delle ricerche condotte, ad esempio, da Elsa Guggino a partire dagli anni ‘708), bensì come un’ulteriore visione del mondo che spazi dalla ricerca della propria interiorità alla conoscenza di quelle possibilità terapeutiche proprie dell’uomo e della natura che possano condurre ad un autentico modus vivendi.

1 Cfr. Mircea Eliade, Occultismo, stregoneria e mode culturali: saggi di religioni comparate, Sansoni, Firenze, 1990 e cfr. Mircea Elide, Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1991.

2 Cfr. Margaret A. Murray, Il dio delle streghe, Ubaldini, Roma, 1972 e cfr. Margaret A. Murray, Le streghe nell'Europa occidentale, Garzanti, Milano, 1978.

3 Cfr. Vlasis Rasias, La demolizione dei Templi, Diipetes Editions, Atene, 1994. Le parti citate nel presente contributo si riferiscono alla traduzione a cura di Claudio Simeoni tratte dal sito: http://www.federazionepagana.it/cronologiagreca.html.

4 Alan Charles Kors, Edward Peters, Witchcraft in Europe, 400-1700: a documentary history, University of Pennsylvania Press, 2001, p. 60.

5 Arturo Graf, Miti, leggende e superstizioni del medioevo, Mondatori, Milano, 1990, p. 265.

6 Ibidem, p. 266.

7 Cfr. Jean-Claude Schmitt, Medioevo superstizioso, Laterza, Bari, 2007.

8 Cfr. Elsa Guggino, Fate, sibille e altre strane donne, Sellerio, Palermo, 2006.