DELL’AMORE IMMORTALE E LA TRASMUTAZIONE TEURGICA DELLA VOLONTÀ di Luca Valentini

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“Scrivete sempre questa parola Amore con la lettera maiuscola,
e, se la pronunciate solamente, levatevi il cappello.
Se non avete il cappello, inchinatevi come dinanzi ad una divinità”1

Abbiamo disquisito in diverse pubblicazioni – anche tramite le preziose pagine di Elixir – circa la dimensione spirituale e mitica, che caratterizza la sfera amorosa ed erotica. Ci è però offerta un’occasione particolare, grazie alla ristampa, ad opera delle benemerite Edizioni Tilopa di Roma, di uno dei testi poeticamente più pregnanti di Massimo Scaligero: Dell’Amore Immortale; l’occasione di radicalizzare il nostro discorso, di coglierne – per quanto ci sia umanamente possibile e concesso – davvero l’essenza numinosa, che sublima ogni interpretazione pur dotta, per accedere ad un piano unico e speciale per ogni essere umano, cioè quello della propria minerale intimità, quello status dell’Essere ove, con Scaligero, si accenna, ma più propriamente si venera e si ascolta la voce degli Dei che nella corporeità risale e risorge, come Luce che risplende da sotto le ceneri e risana le Tenebre, come l’Oro che risolve e purifica la propria prigionia saturniana e plumbea. In questa sede espliciteremo una nostra personalissima visione, che dall’opera scaligeriana è stata confortata e validata, come dall’insegnamento ermetico e magico della Tradizione Occidentale. Non considereremo essa erga omnes, nel quadro di un approccio individuale che ognuno deve assumere come unico e speciale verso il tema dell’affermazione universale dell’Amore, un processo trasmutatorio delle proprie innate potenzialità, che è sgrossamento alchimico della propria Pietra, purificazione e liberazione magica del proprio Ermete:”L’essere dell’Amore è la gioia ritrovata nel mistero di un’anima che è prossima a colui che ama, recandogli come forma corporea e come vita l’immediato spirito: portandogli incontro tutto quello che egli è capace di amare2.

La condizione ontologica dell’uomo contemporaneo non gli consente di concepire l’espansione dinamica di Eros e Mercurio, come una sublimazione di Venere, indi il superamento attivo della condizione sonnambolica del Pensiero e dell’Essere, come vittoria sull’astrattezza e sull’oscuramento della Luce Eterica, che egli vive essenzialmente come fallimento di un viatico che ad essa conduce, come un farmaco o un’arma che, invece di galvanizzare e ristabilire un giusto equilibrio psico-organico, ciecamente confonde e dissolve tutto, senza un sano discernimento. A differenza di quanto scritto altrove, non analizzeremo il significato sapienziale dell’Eros nelle sue applicazioni operative e nelle sue virtù realizzatrici, ma lo considereremo nella sua alta dignificazione d’immortalità come il conseguimento di un preciso stato di evoluzione interiore a seguito di una specifica ascesi purificatoria, come indicata, non solo nella corrente italiana del Pensiero Vivente (Colazza, Scaligero, Pio Filippani Ronconi), ma integrandola organicamente con la pratica palingenetica dell’Ermetismo Italico, nel solco universale dell’Opus Magicum. A tal punto, è d’uopo determinare la dimensione umana come si esplica nelle attuali condizioni, ossia come stato di dolorosa lacerazione delle componenti psichiche della singola persona, non solo nei rapporti tra i due sessi, ma soprattutto ad un pericoloso sovvertimento e mescolamento delle stesse, che conservano la propria unità organica solo sotto il profilo strettamente formale. Che l’essere umano sia una composizione prismatica di componenti diverse, crediamo non sia una rivelazione stupefacente, quanto il necessario discernimento sul fatto che tali componenti debbano essere organicamente ed unitariamente organizzate, evitando la confusione degli elementi, che non può che produrre un individuo e non un personalità, completamente in balia delle correnti esterne, dell’influenza dell’ambiente, degli istinti, della natura. Questi "corpi", definiti anticamente anche “piani” sono spesso confusi tra loro ed il più delle volte se ne avvertono solo due: il fisico e l'emotivo; gli altri due ci sono sempre, ma sono talmente confusi con il secondo che è difficile comprenderne anche l'esistenza. Il lavoro magico e sacrale che deve porsi in essere, consiste, infatti, nell'individuare operativamente i "caratteri" che informano la personalità, per poterli plasmare e rettificare. Nell’essere umano, che detiene il potere generante, queste forze si collocano alla base della colonna spinale, nella zona delle gonadi e delle surrenali, da dove ermeticamente partono e si incrociano le serpi che vanno a creare la nota figura del Caduceo, posizione basale in cui si coagula la forza uranico-ctonia, sotto la tutela numenica di Priapo. Nella zona toracica o cardiaca, inoltre, si caratterizza lo specifico carattere che rappresenta la sottile componente lunare che è costituita d’immaginazione e di emozionalità, come convergenza della spinta adrenalinica di Marte e dell’espansione erotica di Venere. Nel cervello, indi, si illuminano le facoltà intuitive e percettive, di ricordo ancestrale, quale compimento intellegibile della presenza numinosa di Minerva. Tali riferimenti, però, sono afferenti ad una mentalità arcaica e quindi transeunte, che risulta essere avulsa sia rispetto alle cognizioni esplicative della psicanalisi – in cui la moderna libido viene erroneamente confusa con la sessualità “panica” degli antichi – sia rispetto ad una doverosa presa di coscienza, la quale impone la consapevolezza di una mutata condizione sottile dell’uomo moderno, rispetto a ciò che caratterizzava l’uomo nell’antichità classica. Pertanto, seguendo l’insegnamento rosicruciano, espresso mirabilmente, si comprende come il passaggio da un “arroventamento” all’altro, indi lo sviluppo di una graduale ma progressiva consapevolezza, debba primariamente concepire l’inversione del moto ascensionale, a seguito di ciò che è venuto a predominare nella presente condizione noetica umana, e cioè, non una soverchiante tirannia degli istinti, delle passioni e della natura sulla retta coscienza di veglia, ma una soverchiante tirannia degli istinti, delle passioni e della natura sulla retta coscienza di veglia veicolata tramite la cerebralità, tramite il pensiero riflesso, tramite la Luce Intellettiva decaduta nelle Tenebre, nell’ombra3. In merito, vogliamo evidenziare come tutto ciò vada perfettamente a collimare con uno studio approfondito sulla calotta cranica sviluppato dall’egittologo R.A. Schwaller de Lubicz, in cui lo studio fisiologico del cervello comporta la descrizione dei due emisferi separati da una lamina centrale, che configurano una separazione non solo strutturale, ma anche e prettamente simbolica tra le due funzioni inerenti la coscienza psicologica e l’intelligenza cerebrale, che rappresenta la scissione sottile che l’uomo porta in sé, lo smarrimento di quella centralità che lo caratterizzava all’Origine, in balia ora di una natura transitoria e caduca. La composizione della frattura cerebrale, pertanto, si impone come passo fondamentale e indispensabile, affinché possa avere inizio un serio e determinato percorso di ascenso personale; è il sorgere dell’Intelligenza del Cuore, senza la quale, come più volte ribadito, geni, potenze e immaginazioni sono saranno realmente tali, ma rimarranno, tristemente, larve, debolezze e fantasia visionaria:”La vita di questo ‘superuomo’ (nella contemplazione pura e nell’estasi) sarà di nuovo quella dell’Uomo Divino, ma in coscienza…l’Uomo senza questa calotta cranica rappresenta sia l’Uomo Adamico prenaturale che l’Uomo che ha superato la Natura. Tra i due si colloca l’uomo terrestre, che subisce nascita e morte4.Qui si configura il punto di discontinuità, il punto di svolta di un’ascesi magica, che è e deve essere realistica, non dogmatica e postulante formalismi del passato, ma che opera e lavora nella vita e per la vita presente, attuando, manipolando e sublimando il composto che vivo trova dinanzi a sé5. Il Pensiero diviene, pertanto, chiave di volta per attuare una palingenesi che sappia riconoscere prima il Sentire nella zona cardiaca e la Volontà nella zona basale, separando e ben identificando ciò che risulta confuso, e poi purificando i singoli caratteri, superando la propria dipendenza dai sensi, ritrovando la propria lucente primordialità, che è rigenerazione ermetica grazie alla quale la dipendenza muta in autonomia, la servitù diviene Libertà Assoluta. Seguendo l’insegnamento neoplatonico di Proclo, Pensiero, Sentire e Volontà devono riappropriarsi della propria essenza incorporea, che è la medesima perché indivisibile, come la fluidità della Luce Astrale, come l’energia primeva che informa ogni manifestazione, come attività sottile che rimane inalterata dal contatto coi corpi e che, una volta risvegliata, può separarsi da essi, tramite l’unico efficace strumento di conoscenza, l’Intelligenza:”L’essenza dell’anima è di là da tutti i corpi, e la natura intellettuale di là da tutte le anime, e l’Uno di là da tutte le ipostasi intellettuali…quelli in cui la mente si trova per comunicazione, è necessario che partecipino della conoscenza, poiché la conoscenza intellettuale è il principio e la causa prima del conoscere6. In tali riferimenti, se l’Intelligenza deve assumere crismi mercuriali, cioè attinenti ad un effettivo potere di visione e di penetrazione intuitiva, la conoscenza non può che correlarsi ad essa tramite valenza funzionale interna, che si rende radicalmente rettificante e galvanizzante per le componenti sottili in considerazione, rifiutando qualsivoglia associazione con interpretazioni erudite e nozionistiche:”Esiste un’educazione che, servendosi degli organi vitali dove si elabora il flusso nervoso, e dei centri o nodi di questo flusso, può risvegliare un’intelligenza di stati che precedono e superano le forme corporee7. Importante, in tale ottica, l’impronta che deve caratterizzare tale palingenesi interna, una reale catarsi che liberi e domini e non mortifichi l’esistenza dell’asceta, un viatico che sappia far recuperare virtù antiche come la mitezza, la calma, il silenzio operoso, che renda autenticamente liberi: ”Il discepolo, attraverso l’educazione occulta, purifica progressivamente la vita istintiva e la dote ereditaria: si libera, in sostanza, delle reazioni ‘spontanee’ del suo essere, anche delle più nobili, sostituendo ad esse il discernimento e la volontà8. Si comprende, in tal punto, come il Pensiero rigenerandosi in Pensiero Vivente si configura come vero e autentico strumento operativo che libera, oltre che se stesso, prima il Sentire attuando la trasformazione in Percepire Puro, tramite il quale l’Io trascendente del Cosmo è riconoscibile dall’anima separata e rigenerata dell’Uomo, e poi la Volontà quale Forza Stellare alla base, al centro della personalità, come Potere autarchicamente assoluto che, in quanto ormai libero da ogni dipendenza, come folgore intuitiva di Luce, non può che donarsi solarmente, indi divenire magnete che attrae e si dona, in un’identificazione fulminea tra Io individuale e immanente e Io ipercosmico e trascendente. Tale è lo slancio che compie il sacrificio del proprio ego per la realizzazione di quel Bene Universo, che è altruismo volontario e gratuito, senza attaccamento, ma che libera e sacralizza l’essere uomano:”l’Amore è il sacrificio istintivo, sotto le forme più varie, dell’io nell’unità sintetica della natura9. E’ d’uopo però considerare come allo stato normale, cioè quando il pensiero libero dai sensi non ha operato efficacemente la rigenerazione dei caratteri indicati, non solo allo stesso si oppone la mera cerebralità riflessa, come indicato; non solo si impone una ricezione sensoriale e fenomenologica assolutamente lunare, indi passiva, che della realtà riesce a cogliere solo l’astrattezza delle forme non attuando quella comunione spirituale, microcosmica e macrocosmica con la fluidità dell’Io universale – ma si manifesta, nella dimensione della Volontà una vera inversione della propria radicale essenza. Ciò che affermativamente si impone è uno slancio gioioso oltre se stessi, in perfetta identificazione con gli altri esseri e con il mondo: un superamento animico dell’alterità. Quando tale slancio si depotenzia, come nel caso dell’uomo moderno, la forza di identificazione viene spezzata, degenerata ed invertita. La propensione verso il differente diviene avversione e la spinta di avvicinamento non è un’impersonalità che armonizza e concilia, ma un costante tentativo di sopraffazione egoica, che, smarrito il dono della retta visione, anela disperatamente Saturno e non Hermes, illudendosi di placare la propria sete ricercando la conciliazione della materia, invece di intuire quella dello spirito:“Quando l’uomo dice  Io Voglio, è passivo di un consentimento come di un piacere da provare…Eppure questa che si crede espressione reale di un atto di volontà non è che desiderio e speranza, due dei tanti mostri che incatenano l’uomo al duro guinzaglio della vita, attraverso le pene dell’inutile attesa10. E’ la cieca disperazione della brama, non della volontà, che si esplicita senza controllo, senza un dovuto equilibrio. E’ la componente primaria della Forza che, per la sua radicalità, determina la resistenza più insidiosa alla catarsi ascetica del pensiero. In essa sorgono oscuramente le due opposizioni che maggiormente ostacolano un processo magistico-trasmutatorio, per la loro imprevedibilità, per la loro oscura scaltrezza, rappresentando i due servitori più agguerriti del Guardiano della Soglia: la paura e la voluttà. La prima si manifesta come una mancanza di adeguato coraggio nel differenziare la propria mondana esistenza, di sublimarla verso orizzonti nuovi, internamente presenti, ma non coscienti: ci si sente trascinanti dalla corrente oppure è come se ci fossero ancora funi che vincolano alla sponda che si “desidera” abbandonare. La voluttà, invece, si configura come l’espressione più estrema della brama, la sete di possessione che va oltre il semplice desiderio, va oltre l’emozione e l’oggetto: è il dominio che non si appaga mai, che, quando esaurito, risorge e brama nuovamente; è la Tenebra che ricerca riflessamente e irrazionalmente la Luce, nella materia, nel sesso e non nello spirito dormiente che li informa. La trasformazione teurgica della brama è la Volontà, la riscoperta del potere germinale e stellare che in essa risiede in uno stato di dormienza, di annichilimento, è l’affermazione autarchica ma dispensatrice del Potere Magico:“La volontà che nella brama può liberarsi, è la volontà che penetra l’automatismo senziente. E’ il mondo in cui non può penetrare la razionalità…E’ il risorgere spirituale della natura nell’essere essa veduta e pensata dall’uomo”11. La rigenerazione della lucente Volontà è autenticamente un’operazione teurgica, che si concretizza inizialmente nel dissolvere i legami con l’elemento saturniano, per poi polarizzare, successivamente, la forza acquisita in uno status di imperturbabilità, di reale affrancamento:”La prima operazione consiste nella soluzione, nello scioglimento dei vincoli per cui la coscienza si sente legata al corpo, nella liberazione dal senso materiale e mortale; la seconda consiste nel raggiungimento della stabilità, nella fissazione o coagulazione e nella unione ed unificazione con l’intelletto puro12. Infine, non possiamo non porci un interrogativo: che cos’è una autentica, libera e sovrana Volontà, che dona se stessa in simbiosi completa con gli altri e con il Cosmo, se non Amore? La palingenesi teurgica che si attua è il rifiorire dell’Io Divino come potenza calorica che essicca l’umido radicale della brama, ripolarizzando magneticamente la bussola secondo la giusta direzione, che è silenziosa serenità, polare e solare stabilità, è l’attivazione del Mercurio, che ha sublimato le influenze corporali di Saturno e l’acquaticità inquieta e astrale della Luna, separando, magicamente ed ermeticamente, i vari corpi dell’essere umano, non annientandoli, ma gerarchicamente equilibrandoli verso l’Alto e verso il Centro:”L’Amore è la volontà spirituale che si contrappone all’inerzia naturale: ma è pure, in un significato superiore, in contenuto della contemplazione, l’ebbrezza immutabile dell’unione13. Si attua una straordinaria conversione della coscienza, che può essere rappresentata come una fusione dell’anima, quasi a rifarsi ad un noto procedimento alchimico14, in cui la durezza, l’irrigidimento dell’ego, vengono ammorbiditi da una beatitudine, da un calore irraggiante, che annulla l’alterità. Il simbolo di tale Opera sono i due triangoli sovrapposti con al centro il Sole o la figura raggiante del Cristo, come nella meravigliosa vetrata della cattedrale gotica di Basilea:”EX UNO, PER UNUM, IN UNO…E’ quello che gli Antichi chiamavano conversione degli elementi…Converti gli elementi e troverai ciò che cerchi…15. Tale è la Volontà Vivente e ciò che nella dottrina ermetico-alchimica si identifica, come scritto, nel “farsi Sole”, cioè farsi magnete puro ed equilibrato, Mercurio Vivo, come superamento attivo del mondo sublunare e larvale, che tramite l’Intelligenza del Cuore si esplicita come Amore Immortale, come effusione solfurea attiva che piega la morte e la caducità. La Volontà si dispiega come una potenza magica immane, che è fine di un processo catartico intellettivo, ma inizio della ricomposizione di ciò che è sparso: quindi, Amore come Forza che infrange limiti e restrizioni. Qui si palesa tutta la differenza tra due tipologie d’amore, con due localizzazioni differenti16: uno connesso al cervello, alla brama, alla vanità, sotto la sinistra tutela di Lilith e Samael; l’altro connaturato al potere sanguigno e solare del cuore…un sentimento di dedizione angelica, lo definisce il Kremmerz…il primo è una passione, il secondo è un ideale. Colui che opera sulla propria volontà, indi primariamente sul pensiero, è colui che sceglie eroicamente di penetrare nel proprio regno infero, di conoscerlo, di non temerne oscurità e paura e ciò si compie solamente in nome di un sacrificio divino, che è sacrificio d’amore:


“ogni mortale che senza smarrirsi di animo
percorrerà coraggioso questo tenebroso orrore,
rinverrà la vera Luce,
e sarà purificato dall’acqua, dall’aria e dal fuoco
ed iniziato ne’ Misteri del Nume”17.


E’ l’immanente dell’Uomo, la Volontà desta e rigenerata, che copula col Trascendente delle Stelle, l’Amore che si realizza Cosmico e si reintegra nell’Uno:“Il volere che edifica il mondo diviene esperienza individuale, mediante il pensiero in cui sorga l’elemento della volontà. Questo pensare è il principio dell’umano Amore, recando la virtù della impersonalità che rende identici all’altro, lasciando liberi. E’ Amore sovrasensibile che affiora come pensare18.

Tratto da ELIXIR n° 10, con il permesso delle Edizioni Rebis.

1 Giuliano Kremmerz, I Dialoghi sull’Ermetismo, n. 4, Edizioni Rebis, Viareggio 2010, p. 47.

2 Massimo Scaligero, Dell’Amore Immortale, Edizioni Tilopa, Roma 2011, p. 47.

3 Leo, Appunti per l’animazione dei centri, in UR 1928, Edizioni Tilopa, Roma 1980, p. 144-181ss, in cui si evidenzia come l’assunzione di un percorso di trasmutazione dei centri sottili dell’essere umano debba necessariamente intendersi come organicamente totalizzante, tale da poter armonizzare integralmente l’esistenza e le facoltà dell’operatore, il quale costantemente deve attuare e mantenere vivo il Fuoco vibrante che mirate pratiche magiche possono propiziare. E’ la progressiva estensione e dilatazione potenziale dello stato di autentica veglia, libera e presente a se stessa:”Saper aspettare e sapere osare sono i due poli dello sviluppo occulto. Bisogna procedere con calma e fermezza, senza sforzo eccessivo, senza scoraggiamenti, badando all’integrità e all’armonia del proprio corpo…Il mondo spirituale fa pressione sulla diga delle illusioni dei sensi e dell’intelletto: quando cominceremo ad abbatterla, esso irromperà possente entro di noi”.

4 R.A. Schwaller de Lubicz, Il Tempio nell’Uomo, Edizioni Mediterranee, Roma 2003, p. 45ss.

5 Massimo Scaligero, op. cit., p. 218 ss, in cui vi è una disamina dettagliata di ciò che l’autore ha definito in varie occasioni Spiritualità Lunare o, come in codesta occasione, Metafisiche Morte, per ben evidenziare come l’autentico fiorire di un’ascesi tradizionale consista nell’affermazione extraformale dello spirito, assolutamente non vincolata da regole e riferimenti del passato, idonei per il passato, per date civiltà, ma non più riproponibili nel presente:”Amare il sovrasensibile è amare la Tradizione come l’ineffabile che perennemente fluisce, non vincolato ad alcuna forma: le forme non essendo la Tradizione, ma ciò che essa provvisoriamente o dialetticamente riveste in relazione a un’epoca o a un luogo”.

6 Proclo, Elementi di Teologia, Edizioni All’Insegna del Veltro, Parma 1983, p. 36-7.

7 R.A. Schwaller de Lubicz, op. cit., p. 16.

8 Giovanni Colazza, Dell’Iniziazione, Edizioni Tilopa, Roma 2004, p. 69.

9 Giuliano Kremmerz, Angeli e Demoni dell’Amore, in  La Scienza dei Magi, vol. II,  Edizioni Mediterranee, Roma 2003, p. 273ss, in cui la mancanza del sacrificio di se stessi  viene, giustamente, valutato come un non senso, come un Amore, che lega e imprigiona (nel  caso, per esempio della gelosia), invece di mettere le ali ermetiche all’anima.

10 Giuliano Kremmerz, I Dialoghi sull’Ermetismo, op. cit., p. 43.

11 Massimo Scaligero, op. cit., p. 85-6.

12 Arturo Reghini, nello studio introduttivo a La Filosofia Occulta o La Magia di Enrico Cornelio Agrippa, Edizioni Mediterranee, Roma 1991,  p. CLIV,  in cui l’iniziato pitagorico continua inquadrando le due operazioni nell’ambito della purificazione ermetica e dell’iniziazione magica, con il fine, già accennato nelle pagine precedenti (CXLIX), in riferimento agli insegnamenti dello stesso Agrippa, di conquistare alchimicamente ciò che viene definita “ANIMA STANTE E NON CADENTE”.

13 Frithjof Schuon, Prospettive spirituali e fatti umani, Edizioni Mediterranee, Roma 2011, p. 141.

14  Ci si riferisce al sistema del cosiddetto Balneum Mariae, che consente una cottura e una distillazione lenta, indiretta, con una maggiore possibilità di vigilare sulle reazioni impreviste. Tale tecnica storicamente è riferita all’alchimista Maria l’Ebrea, di cui Zosimo di Panopoli è il primo a farne menzione (in Jack Lindsay, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto greco-romano, Edizioni Mediterranee, Roma 2001, p. 252ss).

15 Eugène Canseliet, L’Alchimia, vol. II, Edizioni Mediterranee, Roma 1996, p. 131.

16 Giuliano Kremmerz, Angeli e Demoni dell’Amore, op. cit., p. 277.

17 Giustiniano Lebano, Dell’Inferno, Victrix Edizioni, Forlì 2011, p. 50.

18 Massimo Scaligero, op. cit., p. 25.