Ai discepoli kremmerziani URBI ET ORBI

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Molti anni fa conobbi un uomo che, per la sua autentica semplicità, considerai eccezionale. Il comportamento esteriore di quell'uomo non aveva nulla di particolare: era molto umile, accettava la stupidità e le critiche di chi gli parlava senza fare pesare la stoltezza che nelle parole era contenuta. Si chinava al loro livello per poter accedere alla loro anima e trasmettere le giuste concezioni, ma i suoi interlocutori erano spesso presuntuosi, prepotenti e qualche volta anche tracotanti. Ma l'atteggiamento di quell'uomo non cambiava: rimaneva umile, tranquillo, non sembrava cogliere le provocazioni, come se vedesse oltre le piccole teste scettiche che aveva davanti a sé. Spesso mi chiedevo la ragione di un simile comportamento, ma non trovavo alcuna risposta. La risposta me la diede il tempo, quando mi trovai in una situazione analoga.

Compresi allora che quel modo di essere, che un tempo mi era sembrato a dir poco strano, non era che il risultato della perfetta armonia di quell'uomo con la Volontà superiore; che il suo "abbassarsi" era la prova tangibile della sua sapienza, grazie alla quale consentiva a chi gli parlava di "innalzarsi", perché solo piegandosi poteva lasciare libera la "porta" consentendo, a chi lo voleva, (o così credeva) di poter accedere.

Compresi che se dopo aver risvegliato il proprio essere ed essersi riscattati dalla caduta originale, si è ancora capaci di non crearsi alcun piedistallo, continuando a tendere la mano a chi non sa di non sapere per aiutarlo a comprendere quello che noi abbiamo compreso, allora e soltanto allora si è veramente degni della Scienza di Dio.

Scrive il Kremmerz: " Senza la purità non è possibile il sacrificio per il tuo simile e senza di questo è impossibile l'Amore. L'Amore è purità e sacrificio insieme, che penetra la parola occulta dei cieli e ne conquista la Scienza".

Compresi che solo rinunciando e morendo al proprio egoismo si può veramente conquistare l'immortalità e liberarsi definitivamente del ciclo delle incarnazioni.

E infine compresi che la Schola può diventare veramente grande, come il Kremmerz vuole che sia, solo se i veri discepoli avranno forza e volontà sufficienti per imitarlo.

Ed è per questo che oggi che la Schola Kremmerziana ha riacquistato l'antico splendore che il suo fondatore le aveva dato, si fa appello alle menti illuminate, ai veri discepoli, perché collaborino con spirito miriamico alla diffusione della Grande Opera e allo sviluppo delle Accademie esistenti, affinché la Rosa Miriamica possa espandersi e da essa possa nascere e svilupparsi il germe divino che crea il Maestro d'Amore, unico prototipo che la Schola Kremmerziana riconosce.

Un Discepolo

Accademia Kremmerziana Messinese