CAVEA SIBYLLARUM (L'ANTRO DELLE SIBILLE)

L'autore di questa incisione dice che essa rappresenta "l'antro delle Sibille, ossia l'antro delle vergini che hanno il potere della divinazione".

E subito dopo spiega che "vergine” significa "donna o pulzella il cui petto accoglie il Nume". La verginità alchimica, dunque, non a nulla a che fare con la verginità profana. Secondo i profani, posseggono la verginità le donne non ancora defIorate, e soltanto esse.

Secondo gli alchimisti, invece, posseggono la verginità tutte le donne il cui petto accoglie il Nume, e soltanto esse, indipendentemente dalle vicende del loro imene. 

Ciò si collega con l'enigma della Vergine dello Zodiaco Alchimico. Molti studiosi sanno che la costellazione della Vergine (nello Zodiaco Alchimico) rappresenta la bacchetta magica del Mago. Ma non tutti sanno che la stessa costellazione rappresenta anche la bacchetta magica della Fata o Sibilla. Comunque, si contano sulla punta delle dita quelli che conoscono il procedimento segreto mediante cui le comuni bacchette diventano veramente magiche, ossia il procedimento mediante cui un uomo diventa Mago ed una donna diventa Fata. La Sibilla, dunque, è vergine poiché la sua bacchetta è stata trasmutata in Vergine dello Zodiaco Alchimico. Ed il procedimento che la Sibilla ha seguito per acquistare questa miracolosa verginità, è costituito dalle attività divinizzanti mediante cui ella "accoglie nel suo petto il Nume”.

Quanto al Nume, l'incisione lo illustra ben poco. E per trovarlo, conviene rivolgersi altrove, e cercarlo nei recessi ove si celano le sue sparse membra. In ogni caso, però, occorre tener presente che le singole membra di lui non sono il Nume, ma che all'opposto esse si trasmutano in Nume allorquando vengano esattamente congiunte, con il concorso armonico di tutte le virtù e con la piena consapevolezza dei mezzi e del fine.

Quanto al "petto" delle Sibille, è la stessa cosa che il loro "antro", ossia la sede ove il Nume nasce e vive. La scoperta di questo "antro" viene qui facilitata da tre indicazioni:

1°)- Dove cercarlo;

2°)-Come cercarlo;

3°)-Dove è celato.

Il luogo ove questo "antro" giace è la terra. Ciò si desume senz'altro, tanto dall'incisione quanto dalle iscrizioni. Naturalmente, la Terra di cui qui si parla è la Terra degli alchimisti.

Ma essa non è altro che una terra terrestre, perfettamente scomponibile in elementi chimici, ordinari.

Una iscrizione dice che la Terra è "nobile". E chi potrebbe negarlo? Senonchè, mentre, a parole, tutti i profani glorificano la Terra e ne esaltano i valori, ben pochi sono quelli che effettivamente la apprezzano: piacciono a tutti le piaghe soleggiate e civettuole, ma quasi tutti spregiano le plaghe disadorne e buie.

Ed anche quelli che sono proprietari di terra si sforzano in ogni modo di nascondere agli altrui occhi le zone che ritengono meno attraenti e meno produttive, quasiché si vergognassero di averle.

Al contrario, i sapienti non dimenticano mai che i più preziosi tesori sono nascosti nei luoghi più insospettati e nei recessi più oscuri.

Un'altra iscrizione dice: "Vai dalle formiche e considera quale sia il luco (il recesso buio) nel quale vivono."

Rimandiamo a tra poco la discussione sull'antro, o luco, o petto. Soffermiamoci, qui, sulla prima parte della frase: "Vai dalle formiche". Andare dalle formiche, cercare le formiche, trovare le formiche.

È facile: basta andare in aperta campagna ed osservare la nuda terra: e se per caso la terra è rivestita di un manto di erbe o di sostanze estranee che la celano ai vostri occhi, basta rimuovere quel manto per vedere le formiche. Con la Terra alchimica, dovete comportarvi in modo analogo.

Osservatela da vicino, rimuovendo le coperture ed i veli che la occultano e ricordatevi che di essa tutto è nobile, tutto è divino, e tutto possiede proprietà divine, le quali ne fanno un oggetto degnissimo di amore in ogni sua parte, tutte incluse e nessuna esclusa.

Quanto all'antro, l'iscrizione suggerisce di considerare in quale recesso buio (luco) le formiche vivono. Ebbene, le formiche vivono nelle viscere della terra, entro un nido che è costituito da una serie di celle, collegate tra loro da un insieme di gallerie intercomunicanti.

Dunque, il Nume viene accolto entro le viscere (celle) della Terra Alchimica, le quali sono collegate fra loro da moltissime gallerie interne, e sono assai più preziose che non le viscere della terra agricola. Infatti,le gallerie sono percorse da torrenti ove si depositano le pagliuzze d'oro formanti il corpo del Nume.

I nidi delle formiche hanno in ogni caso più di una entrata, situata a fior di terra.

Anche la terra alchimica, dunque, dovrebbe, secondo l'autore dell'incisione, presentare alcunché di analogo. Ciò si collega al segreto del laboratorio alchimico, ed al problema di come deve esser fatto per poter essere utilizzato con vantaggio.

Ma questo è un altro degli argomenti che l'incisione non illustra, cosicché per studiarlo occorre rivolgersi altrove.

* * *

Commento del Maestro:

si osservi bene, attentamente e con pazienza, la figura. In essa si troveranno preziosissime indicazioni di ordine pratico e philosophico. Si analizzi l’insieme della figura: la scena si svolge in aperta campagna, tra la terra. In primo piano, un lembo di terra con erbe e piante, la Terra dei Filosofi Ermetici. Tre Sibille in primo piano: una al centro, una al suo lato destro, una al suo lato sinistro; la prima a sinistra (di chi guarda) reca un velo, quella al centro ha un copricapo circolare, quella a destra una sorta di cuffia dimessa. Altre sette Sibille appresso a loro, poste in semicerchio e in secondo piano. Lo spazio di terra attorno a loro appare scavato, come dimostra lo spessore rialzato del tratto posto innanzi alle tre prime Sibille.

Ognuna di esse tiene in mano una pianta, tolta presumibilmente da quella stessa terra nella quale hanno scavato. Cosa indicano le Sibille? Esattamente il punto dal quale la pianta è stata tolta, vale a dire ciò che ha dato origine alla pianta stessa: il suo stesso seme, nutrito dalla terra. Il significato di tutto questo sarà più chiaro quando spiegheremo le altre tavole del libro. Ciò che vi è scritto potrà risultare di ulteriore aiuto. Tutt’intorno all’intera immagine, a mo’ di cornice, un serpente dalla forma ovale, senza testa né coda, cioè senza principio né fine: l’immortalità. Ricordate ciò che scrive Elifas Levi: “Un seme viene messo nella terra: nessuno lo vede, escluso chi lo semina, e quando la terra si chiude su di esso, ugualmente nessuno lo vede. Gli uomini passano accanto al luogo in cui è nascosto, e vi camminano sopra, ma esso fermenta a lungo e nel silenzio germina. Poi, un sottile germoglio sale dalla terra e si divide in due foglie, e tra queste appare una gemma. Così rimane per lungo tempo, senza che nemmeno se ne accorga. Un giorno infine il germoglio è divenuto un arboscello, poi questo cresce e lentamente diviene un albero.”

Il queste parole è indicata simbolicamente la creazione del Caduceo Filosofico, o Trinità equilibrata di Corpo-Anima-Spirito, segreto dell’immortalità dell’Anima.

 

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