PAROLE MUTE PER...SGUARDI DISTRATTI, di Denise de Giulio

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illusione art. 2

Riflessioni sulle forme di iniziazione – la dimensione spirituale - I Riti - Kremmerz

 "Fu così che perduto il Tao venne poi la virtù, perduta la virtù venne poi la carità, perduta la carità venne poi la giustizia, perduta la giustizia venne poi il rito: il rito è labilità della lealtà e della sincerità e foriero di disordine. Chi per primo conosce è fior nel Tao e principio di ignoranza. Per questo l'uomo grande resta in ciò che è solido e non si sofferma in ciò che è labile, resta nel frutto e non si sofferma nel fiore. Perciò respinge l'uno e preferisce l'altro". (Lao-Tzu)

All'interno della letteratura ermetica la fisiologia occulta dell'uomo è stata generalmente suddivisa in corpo fisico, animico e spirituale o anche in saturnio, lunare, mercuriale e solare. In questa sede faremo riferimento ad una ripartizione tutta orientata a comprendere l'essenza del rituale teurgico.

 

Si avrà perciò un corpo fisico-energetico chiamato anche eterico, uno emozionale o psichico (inconscio) e infine un corpo mentale, intendendo con la parola mente non il cervello o il raziocinio quanto piuttosto l'essenza stessa della persona, il proprio Sé, l'idea più che il concetto.

Nelle operazioni teurgiche l'operatore ha come proposito principale quello di creare una sintonia, un equilibrio tra tutte le componenti della propria persona; l’obiettivo è allineare il corpo energetico con quello emotivo, o psichico, e con quello mentale. La realizzazione di una perfetta sintonia tra questi tre elementi potrebbe permettere, forse, di ottenere una esperienza di natura spirituale.

Ovviamente non bisogna pensare che tale esperienza si presenti sempre e comunque; in certi casi, infatti, potrebbe non accadere affatto. È certo, però, che in assenza del giusto equilibrio tra le tre componenti del sistema persona del teurgo la speranza di un’esperienza di natura spirituale sarebbe a dir poco vana.

D'altra parte, il conseguimento di una condizione di equilibrio e armonia tra il corpo energetico, quello animico e quello mentale sarebbe già un grande traguardo da non sottovalutare e tutto da celebrare.

Per realizzare il rituale, il teurgo utilizza simboli o, per meglio dire, linguaggi simbolici che hanno come obiettivo quello di armonizzare tutte leillusione art. 3 componenti della propria persona tra loro e con l'obiettivo o “forza-obiettivo” o, ancora, frequenza dell'obiettivo che si vuole perseguire.

Il perché dell'utilizzo del simbolo è facile da intuire.

La mente utilizza simboli per mettere in relazione concetti, idee e conoscenze; il simbolo infatti le consente di superare i confini del pensiero razionale per giungere a quello intuitivo.

La nostra psiche, quindi il nostro inconscio o parte profonda dell'anima, parla un linguaggio simbolico e pertanto il simbolo si rende necessario come parola vivente.

Anche il corpo energetico rientra all'interno del lavoro svolto dal simbolo in quanto è attraverso la dimensione simbolica che la mente riconosce e orienta quella fisico-energetica.

Giusto per fare un esempio, potremmo pensare al rito di novilunio. Per la mente il novilunio è il momento in cui l'essere umano può, analogicamente al rinnovo della luna, rinnovare se stesso. Per la psiche l'immagine del rinnovo porta con sé l'abbandono di vecchie tensioni, paure e sovrastrutture: è la sensazione, l'emozione di un nuovo inizio. Il corpo eterico viene inserito dalla mente e dalla psiche all'interno di questo sistema simbolico tramite il digiuno o tramite le abluzioni con cui le nostre energie vengono utilizzate e dirette.

Per quanto riguarda la dimensione spirituale, il simbolo e il linguaggio simbolico risultano totalmente inefficaci per poterla raggiungere. La ragione è intuitiva: lo spirito va al di là di qualsiasi sistema simbolico di riferimento.

D'altra parte quando si verifica un’autentica esperienza spirituale la mente non ha domande o relazioni analogiche da compiere, la psiche è in uno stato di febbrile pienezza e il corpo energetico è in equilibrio, sia esso statico o dinamico.

Lo spirito quindi supera qualsiasi sistema simbolico di riferimento ed è per questo che in diverse strutture iniziatiche o nelle opere di molti esoteristi si invocano i maestri sia d'Oriente che d’Occidente per poterne trarre ispirazione.

iniziazioneL'universalità del simbolo è, inoltre, puramente speculativa e contraddetta dalla storia delle credenze e dei costumi umani. Presso i Sumeri e gli Accadici, per fare un esempio, il dio del sole, rispettivamente Utu e Shamash, era considerato un demone egocentrico che attraverso la sua luce oscurava le stelle. La luna invece era benigna e il dio luna, Nanna o Sin, era benevolo e soprattutto di genere maschile. Lo stesso dicasi per Osiride che solo in epoca tarda è stato interpretato come dio del sole notturno. All’inizio infatti era una divinità lunare della vegetazione, mortale e impotente rispetto alle facoltà magiche della sorella Iside.

Una conseguenza forse paradossale e lontana di quanto detto fin ora coinvolge le tre forme di iniziazione descritte da Kremmerz e da Papus.

La prima forma, chiamata iniziazione per riti o anche sperimentale, concede all’iniziato, tramite la solitaria ritualità, ampia libertà di ricerca e di sviluppo dei risultati ottenuti. L'iniziato, anche se riceve i riti o le tecniche all'interno di un sistema simbolico di riferimento, gode di ampia autonomia nell’accettarlo, modificarlo o abbandonarlo anche se, ovviamente, si trova solo di fronte a se stesso nel difficile percorso dell’ascesi.

La seconda forma di iniziazione è quella delle società costituite che operano, nella migliore delle ipotesi, sotto l'influenza di un egregore la cui formazione dipende da valori e sistemi simbolici condivisi. In questo caso il simbolo supporta l'iniziato conferendo la forza e l’energia del gruppo anche se limita notevolmente la libera espressione e ricerca al di fuori del sistema simbolico di riferimento, non per effetto di una qualche regola scritta o tacita, ma come naturale conseguenza delle dinamiche psicologiche di gruppo che intrappolano in sistemi da cui è difficile allontanarsi.

La terza forma di iniziazione è quella diretta, quella in cui l'iniziatore rende partecipe l’iniziando non di un qualche insegnamento simbolico ma del distillato delle proprie esperienze spirituali, se ve ne sono state, altrimenti di quelle animiche, esistenziali (scusate se è poco!). In questo caso non si gode della forza egregorica e neanche di una libertà assoluta nella ricerca dei sistemi simbolici di riferimento, anche in questa occasione non per effetto di perentori comandamenti ma come conseguenza inevitabile del rapporto asimmetrico tra due persone.  In questo tipo di iniziazione, però, l'iniziatore agevola il passaggio da una visione cultuale dei sistemi simbolici ad una di natura strumentale per favorire l’armonizzazione di tutte le

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 componenti del sistema persona dell'iniziando facendogli così ottenere uno stato di benessere indispensabile per qualsiasi autentica esperienza di natura spirituale che, ricordiamolo, può essere ricercata ma non generata. In altri termini, l'o scopo è quello di raggiungere una condizione di benessere, serenità e gioia.

Rimane una considerazione amara da fare: l'iniziazione sperimentale o attraverso riti di Kremmerz si è limitata ai soli riti del Sagittario e dell'Ariete mentre la sua scuola ha finito per diventare una struttura in cui il sistema simbolico, sia quello rituale di natura isiaca o che alchemico di natura osiridea, è stato percepito e vissuto in forma cultuale. In assenza di libertà, quella totalmente interiore, dalla dimensione religiosa del simbolo è possibile l'armonizzazione di tutte le componenti del sistema persona? È possibile liberarsi dai vincoli culturali e cultuali di una struttura iniziatica se essa opera in senso contrario?

Ovviamente l’unica risposta che ci sentiamo di dare è un categorico no.