IL TEMPIO INVISIBILE, DI STEFANO MAYORCA

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tempio 2Nel lungo cammino o meglio, nel viaggio che conduce verso le regioni apparentemente immote della struttura sottile, del cerebro e di tutti i meccanismi che sottendono all’evoluzione della mente e delle sue capacità nascoste, si cela quel quid inafferrabile che è alla base di qualsivoglia progresso. Inafferrabile non vuol dire irraggiungibile, anche se l’aspetto più riservato, per così dire, rientra nel Mondo delle Cause e pochissimi o forse nessuno sono riusciti in vita a penetrarvi. La macchina umana è sorprendentemente straordinaria nonostante i limiti che la materia stessa gli impone. Riuscire a bypassare questo cerbero guardiano che custodisce il passaggio verso il regno più alto, significa apprendere oltre i confini imposti dalla materia, purificandosi al contempo dalle scorie che inquinano e rendono inattivo l’autentico “sentire”.

È qui, che il potere della nostra mente si irradia e trascende l’angusto orizzonte che impedisce la visione totale di quella forza che tutto anima e nutre. Come spesso ripetuto, questa zona elevata non è completamente esente dalla materialità ma semmai è costituita da una forma più lieve e quasi impalpabile di questa. Lo spirito e tutte le componenti mentali sono parte di un Tutto, composto anch’esso da una sostanza materica che riveste ogni cosa che sia posta oltre i confini di quanto è umano. È necessario tenere presente questo postulato e non pensare a ciò che riguarda quella che definiamo spiritualità, come ad un qualcosa che è alieno alla vita quotidiana ma come ad un processo parallelo che, in maniera diversificata, procede su binari speculari ricreando in qualche modo l’esistenza che noi viviamo. Una vita metafisica naturalmente, con ritmi ed esigenze che si distaccano dai desideri dell’essere umano e pur tuttavia con un codice vitale e regole e aspetti che in certo modo sono simili al nostro percorso esistenziale. Teniamo presente che gli scopi di questa forma vitale-metafisica, non sono facilmente comprensibili o penetrabili, come già spiegato. Di qui, la ricerca che tenta di scoprire l’arcano e cerca di addivenire ad un risultato che consenta di superare le barriere che dividono lo psiconuta  dalla Causa prima.  Naturalmente, lo stato percettivo deve essere sviluppato il più possibile, senza per questo rimanere prigionieri delle sensazioni e degli inganni che una mente non ancora addestrata pone in atto. Discernere quanto è ingannevole da ciò che soggettivamente è reale è fondamentale nello sviluppo delle potestà occulte. Ho detto soggettivamente, per sottolineare che qualunque sperimentazione condotta resta nel campo della soggettività. Infatti, non è possibile estendere le proprie manifestazioni, anche quelle genuine, ad un ambito oggettivo, poiché ciascuno vive l’esperienza in modo differente e raramente si riscontrano delle somiglianze in un medesimo esperimento espletato da due soggetti, ancora di più se questi ultimi non si conoscono. Spesso, nel contesto sperimentale si insinua la suggestione, vero e proprio nemico di ogni serio studioso. Avviene, in molti casi, che tramite la suggestione sentiamo e viviamo quello che desideriamo percepire e in qualche maniera vedere. Non si tratta di una autentica realizzazione ma di un surrogato creato dal nostro inconscio per nostro volere, per intima impressione scaturente dal subconscio. Così se udiamo una voce nel corso delle nostre esercitazioni, è perché ci aspettavamo di udirla! Da ciò si evince che il senso di aspettativa va eliminato o almeno dominato. Se ci attendiamo un qualcosa che rientri nel nostro immaginario è quello che vedremo o sentiremo! Una natura fantasiosa preda del suo lunare (corpo fenomenico) non è adatta a indagare nell’invisibile. La sensibilità deve essere forte ma allo stesso tempo equilibrata e guidata, non lasciata a briglia sciolta. Dunque, come formulato in precedenza, il piano sottile è composto anch’esso di materia, una materia che non si vede e non si tocca, se non in particolari stati dell’essere animico. Non bisogna stupirsi di questo, anche i raggi x (o raggi Rontegen), i raggi cosmici e i raggi Gamma, sono assolutamente invisibili all’occhio umano e pur tuttavia risultano agenti sul nostro Pianeta e sull’uomo. Stesso discorso vale per gli infrarossi e gli ultravioletti. Si deduce in tal modo che ciò che non si vede non è necessariamente non esistente… Mentre queste radiazioni sono in qualche maniera percepibili mediante particolari apparecchiature, per quel che concerne l’universo metafisico è il corpo umano a dover rilevare la sua presenza e la sua realtà. Per questo abbisogniamo di un organismo che incorpora doti innate o al meglio reso tale da un lungo allenamento. Possiamo paragonare le due dimensioni (quella fisica e quella iperfisica), alla luce visibile e quella invisibile. Nel primo caso, la luce appare visibile perché il nostro occhio è predisposto per rilevare proprio quelle lunghezze d’onda. Nel secondo caso invece, non è in grado di rilevare le altre come ad esempio i raggi infrarossi (emessi da qualsiasi oggetto, compreso il nostro corpo), visto che possiedono una lunghezza d’onda che il nostro occhio non è in grado di  acquisire e questa è la ragione per cui non è possibile vederle.