LA MAGIA DEL DRAGO di Claudio Arrigoni

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{mosimage} Nel celebrare un antico”rito del Drago” venni a conoscenza, durante un’interessante discussione con l’amico Pier Luca, delle connessioni occulte, di matrice etrusca e toscana di questa nobilissima alata forza divina e magica con altre tradizioni sia occidentali che orientali, dove tutt’oggi ha, soprattutto nella letteratura esoterica, un posto rilevante. Entrato quindi in relazione sottile con l’aurea corrente iniziatica del “Drago Maestro”, Signore e Guida di uomini e dèi, fui molto contento nell’estate del 1999 di ricevere in dono “Il Libro Magico dei Sette Draghi”. E dal contatto con quel libro, dalle splendide pagine simili all’antica carta pergamenata e dalla preziosa copertina verde-smeraldo, ebbi subito la sensazione che si trattasse di un libro sacerdotale iniziatico. Di un’opera cioè che di per sé evocava, conservava e trasmetteva un custodito sapere divino di fonte arcana e inviolata e di tradizione magica caldeo-mediterranea alla quale non deve essere estranea la culla iridata dell’”Etruria dai Semi d’Oro”. Comunque, l’idea operante di poter attivare una rituaria magica quotidiana e annuale con riferimenti a geni e spiriti di carattere precisamente pagano, cioè non contaminata da elementi giudaico-cristiani né da preghiere davidiche, mi entusiasmò. Ebbi subito la sensazione, insieme ad altri amici, che avremmo dovuto praticare a lungo questo libro, che fra di noi chiamavano (e chiamiamo) “Il Drago Verde”, e così è stato e sarà.

Seguendo tutte le istruzioni e i consigli entrai nel magnifico palazzo smeraldino dei Geni, e l’influenza delle loro virtù cominciò ad affacciarsi nella mia vita quotidiana e nei bisogni specifici. Man mano che il mio destino si andava lentamente delineando, offrivo le mie offerte e la fiamma della preghiera al “Drago” e ai suoi invincibili Numi. Formulando richieste precise e definite per seguire la via dell’Elisire, e fronteggiare le incombenti necessità della vita ordinaria. Pervenendo alla invocazione evocatoria dei Quattro Draghi, nella parte finale del volume, cominciò a manifestarsi, con impercettibili differenze nei cicli stagionali, la potentissima, travolgente e inarrestabile forza della “intelligenza suprema” del libro.
La volontà invitta dello spirito supremo del drago pronunciava le formule antiche segrete e prodigiose della sua parola di potenza. Questa speciale energia, che dirige ed è diretta, solare d’amore ardente, cominciava ad elevare, sostenere e irradiare dalla mia pratica costante, come un talismanico ouroboros senza fine. Naturalmente sovente sono ricorso alle pratiche geniali per venire in aiuto di persone care, di animali e perfino di piante. E spesso per soccorso e sostegno terapeutici.
Il libro dell’”Aurea Rosa e della Sacra Spada” risvegliava in me anche la passione per quel mondo venere-marte-sole della Cavalleria medievale. E i riscontri di questa lettura sottile e permeata di “polvere di stelle” non tardavano a manifestarsi intorno a me o alle persone a me spiritualmente vicine. Anche la presenza della dea Isthar e del suo fuoco d’amore occulto, lei, “la tigre di Ninive” e maestra delle principesse del sublime Eros dell’Oriente di Ur, colei che trasmuta in raggi ignei dello smeraldo l’oro dei sempiterni amanti delle fatate nozze degli dèi enotri a Thebe, attraversa il libro della divina via del mago-amante verso l’oro di Aur. I risultati oggettivi e le risposte dei Geni alle mie richieste sono stati più che positivi. Ma l’impressione e il sentire progressivo di queste pratiche si traduceva via via in un abbraccio fecondante dell’intero complesso rituario, che tutto permeava nella sfera astrale generale dello sviluppo fluidica dell’ascenso nelle porte del drago.
In una lama del mazzo “Le magiche carte del Destino” dedicata al “Drago”, si leggono le seguenti parole: A) – Con le ali della Magia del Drago lo spirito vola nei Cieli Aurei della Dea. B) – Forza, azione, cambiamento dirompente, sconvolgimento, eventi imprevedibili.
E in effetti anche nelle esperienze sacre con le “piante maestre” della teobotanica, la presenza del “drago” oltre ad essere reale, quasi fisica ed alata, si caratterizzava nel contatto dirompente che la sua “energia” provocava nello aeronauta, elevandolo e innalzandolo, quasi strappandolo alle catene o pesantezze dell’aura della terra, per involarlo ai cieli occulti dell’invisibile ignoto ai sensi umani.
Con il ripetersi costante della operatività quotidiana si cominciano a sentire e a comprovare con segni e vibrazioni, dapprima impalpabili, le affinità più o meno intense con le singole entità geniali del libro. Come se via via che si decanti l’opera e l’elixir della rituaria, si avvicinino ed entrino in rapporto con il praticante varie sfere di amici occulti legati dal fatato vincolo del sigillo d’amore di smeraldo.
E’ sorprendente, nel corso del risveglio di questa magia dei sette draghi, osservare come si affianchino al discepolo dell’Arte Regia le colonne-torri di fate e draghi del tempio dei misteri, porta sublime del teofanico incanto di Dioniso, il capro dorato della iniziatura arcana.
Un altro aspetto di antico fascino del libro è stato per me celebrare i riti da compiere nei luoghi di boschi, radure e ruscelli, fra terre e ambienti delle nostre campagne. Il profumo panico di queste evocazioni in spazi accuratamente ricercati e lontani da centri abitati ed agglomerati urbani è stato di grande valore. A volte sembrava di compiere i mai traditi riti della antica-religione di Madre Etruria. Gli spiriti della Natura e i loro melodici Inni vibravano in un tutt’uno con i carmi e le azioni prescritte dell’Aulico Orante. Alla dolcezza muliebre della natura e della sua voce si fondevano forza, volontà e potenza raggiante dei Numi della Fiamma del Drago e il Mag aleggiava su di me cpme polvere d’aurea offerta all’ara segreta degli dèi.
Personalmente, sono stato felicissimo di rinvenire all’interno dell’opera un genio sublime e validissimo per il soccorso e la salute di tutte le specie animali, mai trovato prima in forma così completa in altri testi ermetici. Spesso ne ho sperimentato l’efficacia per casi immediati di “pronto intervento”, anche semplicemente tracciando la cifra e invocandolo in condizioni urgentissime, lontano da casa, per aiutare animali in difficoltà improvvise ed in pericoli imprevisti.
Pure l’esistenza di “Spiriti Oracolari”, o di veggenza, estesa anche ai responsi in sogno, hanno stimolato in me la ricerca della conoscenza della volontà degli dèi negli impervi sentieri dell’ascenso, ove il silenzio apparente dei Superni si illumina di verità e il linguaggio ascoso si rivela all’occhio dell’Ermete e alla coscienza della mente. Due intelligenze geniali sono state, non a caso, da me elette a sicure guide e maestri della Grande Opera dei Sette Draghi: per quanto riguarda la prima, devo dire che fui messo sulla strada da un amico, con il quale un pomeriggio d’estate percorrevo una via assolata del quartiere dove abitava. Ad un tratto, parlando di questo genio e delle sue particolari virtù che avevano destato in me un accorato interesse, un “segno” inequivocabile, da lui prontamente interpretato, mi si parò davanti improvviso e messaggero. Al momento non vi soffermai la mia attenzione più di tanto, ma in seguito quel nume divenne ed è tuttora per me la chiave d’oro e l’alato raggio del seme fecondo posto nel sacro libro. L’altro (Genio) fu invece per me quasi subito aulico musagete delle mie speranze, cui affidai come segreto amore d’hermetico canto l’ampolla della mia intelligenza spirituale nella ricerca dell’aureo Rebis occulto. Ma ancora a proposito del primo nume di cui ho parlato, a testimonianza del fatto che dentro il libro c’è per l’eroe del drago un’infinita teofania di mondi, porte incantate…e fatati arazzi oltre i quali si dipartono vie e misteri che, come racchiusi in un tesoro di smeraldino scrigno, è possibile, guidati, rinvenire. Non poche sono state, durante la celebrazione dei riti, immerso nel silenzio divino della natura, le visioni e le forme responsive precise, da me ritenute preziosamente come indicazioni e insegnamenti, in simboli chiari e manifesti, rivelatisi gradatamente da attimi di solenne intensità al mio occhio attento, sereno e magicamente neutro. Davvero si ha da riconoscere che gli dèi sono vivi, immortali e senza fine; che l’Antica Religione della Luce Magica e del culto segreto del Tempio etrusco-romano è stata solo nascosta agli oscuri e agli empi, ma la fiamma aradiana dei “Seguaci di Arghentaur” è ancora saettante nei cieli del trionfo. Né si può dire che il ciclo continuato di anno in anno delle sacre pratiche assuma i contorni di una spiritualità dai caratteri mistici o devozionali, perché l’operatore sa che l’ascenso del “figlio del drago” è come uno stato progressivo di separando ove l’alchimia eonica di contatto introduce e completa il corpo sidereo dell’orante nello stato d’essere cosciente del Mag evocato. Una piccola chiave (Clavicula) di creazione e purificazione degli stati sottili dell’anima che impara a volare dentro i cieli dei numi cui appartiene, come entronauta del verde mare dell’arcano. Un impulso di grande intensità e di spinta anagogica e trasmutatrice avviene sempre nello sviluppo fluidica del seme autentico del discepolo.
Un evento particolarmente significativo della magistralità dei “Sette Draghi” mi induce a raccontare quanto è accaduto ad una mia cara amica, I.C. (così la chiameremo): era da tempo alla ricerca di un nuovo amore che la riscattasse da esperienze infelici avvenute precedentemente. Conoscendone la fedeltà all’Antica Religione, anche se non aveva mai praticato alcun rito esoterico, le proposi di compiere un’importante operazione consacrata nel libro ad un potente genio d’amore e alla dea Isthar. Ella eseguì tutto correttamente nei tempi e luoghi prescritti, come richiesto nella pratica del Drago. Ebbene, poco dopo, meno di un mese dal giorno del rito, rincontrò un uomo da lei prima notato con un certo interesse. Sbocciò tra loro la fiamma della rosa d’amore, si unirono andando ad abitare insieme ed ella, ancor giovane ma anche lontana da ragionevoli probabilità di gravidanze, ha ottenuto la gioia da lei sempre desiderata di avere dal suo compagno un figlio, nato sano e dono dell’amore del drago verde.
Devo dire che per i tempi rapidi e le dinamiche occulte con le quali il destino di I.C. è velocemente mutato, questa vicenda mi ha fortemente colpito e la ritengo tutt’ora uno dei segni più prodigiosi nell’esperienza dello scrigno del magico libro.
Nell’Ascenso d’Oro e di Smeraldo la Via del Drago sembra sostenere il Myste con forza, volontà e giustizia, anche se, al di sopra dei Sette Draghi, l’intelligenza suprema che li presiede dirige il loro intervento secondo la luce della Giustizia che regola, nel mondo ignoto ai sensi umani, l’occulta iniziazione e ne rende inviolabile e protetta la porta e la chiave all’empio, al profano e all’inganno nemico. Questa scienza della Grande Opera ha inoltre potuto sgombrare il campo a quanto del cristianesimo è stato assunto da correnti cabalistico esoteriche che hanno “eletto” il drago a simbolo del male e delle oscure forze del caos trafitte dal santo cristiano. Essa ha restituito al simbolo del sacro animale alato tutta l’aurea regalità che ha sempre avuto nella sapienza dei misteri dell’Arte Regia. Dono quindi dei Maestri della Dea, il Drago delle Stelle è stato liberato per adempiere, nei sacri destini della Via dei Sempiterni Amanti, a coronato sovrano delle Sette Porte delle regali nozze e del Fatato Anello. Ritornano così i principeschi vessilli della Via Occidentale al Drago che un’antica magia incontaminata ha conservato intatti nel tempo per ricostituire l’immortale castello dell’Eterno Diamante della Luce Ahuradica. La Luce che illumina i meritevoli che, praticando con impegno, umiltà e valore, hanno potuto penetrare il segreto della Magia dei Sette Draghi.


(Tratto dalla rivista ELIXIR con il permesso delle Edizioni Rebis).