Giuliano Kremmerz

La Tradizione Hermetica

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Fascicolo A: La Pragmatica Fondamentale di Kremmerz

a cura di Orpheus

Facciamo precedere la pubblicazione di questo scritto di Kremmerz, già ampiamente divulgato anche se in origine riservato ai soli iscritti alla Fratellanza di Miriam, da una breve premessa tratta da un testo di prossima uscita, gentilmente anticipatoci dagli Autori che ringraziamo.

“Con la Pragmatica Fondamentale, Kremmerz volle formalizzare la “regola” della sua scuola ermetica, traendo evidente ispirazione da modelli massonici e da organismi esoterici dei quali faceva o aveva fatto parte e nei quali si era formato, come il Martinismo, l’Ordine Eudiaco e l’Hermetic Brotherhood of Luxor.
Con questo testo interno tentò di dare una forma teorica estremamente idealizzata – come dimostra l’enfatico appello ai 12 saggi venerandi, che rappresentano un’immagine puramente simbolica – a un programma di impronta massimalista che in gran parte rimarrà sulla carta, come tanti altri suoi sogni. Nella realtà tale Pragmatica fu difatti sempre applicata poco e male, fino a ridursi quasi da subito a un vago punto di riferimento virtuale, stravolto, disatteso e spesso strumentalizzato o “interpretato” con interessata disinvoltura, soprattutto dalla morte di Kremmerz in poi.
Del resto il pensiero e la stessa vita di Kremmerz, ben lontani dagli altarini agiografici montati ad arte per alimentarne il mito, sono sempre oscillati fatalmente tra un ammirevole entusiasmo idealista e la prosaica realtà, tra gli sforzi encomiabili messi in atto per dare corpo e vita a una scuola esoterica organica che non avesse niente da invidiare alle blasonate consorelle francesi, e le difficoltà, le mancate conferme, gli imprevisti e le periodiche contingenze avverse incontrati in corso d’opera(1), che ne hanno progressivamente minato sicurezze e speranze, fino a tradursi, nell’ultimo periodo della sua esistenza, in delusioni e sofferti ripensamenti, sia sul piano umano che iniziatico(2).
Dei tanti ambiziosi progetti di un giovanile ottimismo utopico, fioriti col “Mondo Secreto” tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, già nel 1913-14, dopo la chiusura anticipata della rivista “Commentarium”(3), non rimanevano che fallimenti e sbiaditi ricordi, formalizzati pubblicamente nella nota Circolare con la quale scioglie le accademie, ritirandosi dalla direzione della Scuola, e con la premessa all’edizione privata dell’”Avviamento alla Scienza dei Magi” del 1917, nella quale esprime tutta la propria “amarezza profonda” per i non pochi anni di tentativi e di prove che non avevano prodotto i risultati sperati.
Dopo un decennio altalenante, nel 1929, infine, Kremmerz rinnegherà radicalmente anche questa Pragmatica. In una ormai notissima lettera ad un altrettanto noto discepolo, si dimostra in proposito esplicito e lapidario: “Vi ho già detto cheil mio ideale pratico sarebbe stato e dovrebbe essere l'insegnamento orale senza posa e senza cattedra (…) Anzi, vi accennai che realmente la cosa [la Scuola], come in origine, avrebbe dovuto svolgersi senza messa in scena, senza circoli e senza accademie”. Chiunque, dotato di un minimo di onestà intellettuale, può facilmente cogliere in queste chiarissime parole tutto il pentimento e disagio di Kremmerz nei confronti di un’impostazione dottrinale accademica inadeguata e lontana dal suo “ideale pratico”.
Per certo, a fronte di un’analisi obiettiva, la Pragmatica presenta molti punti controversi e contraddizioni che si offrono a facili critiche e osservazioni. Cosa pensare per esempio del comma 53 (che testualmente recita: La Scuola Ermetica Fr+ Tm+ di Miriam proibisce a ogni ascritto, di qualunque grado, di tentare realizzazioni fuori l'unico intento di curare o sanare infermi; quindi saranno disciplinarmente puniti coloro che si occupano di ricerche a scopi diversi, o cercano di abusare della libertà dell'intelligenza dei meno evoluti, o prevaricano per adattare le doti acquisite per procurarsi ricchezze o vincere in competizioni commerciali, o sopraffare in modo qualunque i disarmati alla lotta. Anzi si fa obbligo a tutti di denunziare qualsiasi persona fuori gruppo che, esercitata nelle pratiche di alcuni segreti psichici, tenda a violare la incolumità delle persone e delle famiglie), in relazione alla criminosa truffa ordita da alcuni dei maggiori presidi di accademie e “discepoli più avanzati” della Fratellanza di Miriam contro l’ingenuo e certamente “meno evoluto” aristocratico Ricciardelli, il quale fu cinicamente derubato di alcuni milioni di lire degli anni Venti (equivalenti a svariati milioni di euro dei nostri giorni)? A seguito di questo losco e premeditato raggiro, eufemisticamente definito “operazione di magia nummaria”, del quale lo stesso Kremmerz si era reso, almeno inizialmente, “garante”, non fu mai adottato alcun provvedimento disciplinare nei confronti degli squallidi colpevoli. Inutile sottolineare quanto questo gravissimo episodio, assieme ad altri meno noti, lese profondamente e irrimediabilmente l’immagine della Scuola e dello stesso Kremmerz.
E come conciliare la “ricetta” per un avanzamento rapido abbinata a un discutibile metodo di proselitismo forzato, formulata nel comma 9, secondo il quale “Il novizio deve formare intorno a sé un gruppo di dodici nuovi iscritti per ottenere l'anello di anziano”, con le ferree regole selettive e la riservatezza austera di un autentico ermetismo tradizionale?
Al di là di delegati generali inventati di sana pianta, marchi registrati che avrebbero fatto rabbrividire Kremmerz per primo e altri maldestri tentativi contemporanei messi in atto da qualche ridicolo epigono pseudo-kremmerziano per salvare la propria traballante poltrona, al comma 48 troviamo inoltre la prova definitiva, come già altri hanno estesamente rilevato, che Kremmerz avrebbe potuto, agendo in base a un preciso comma della propria “Pragmatica”, lasciare un delegato alla guida della Fratellanza, se solo avesse voluto assicurarle una qualunque forma di continuità. Il riferimento è chiarissimo: Il Delegato Generale può, autorizzato, farsi sostituire temporaneamente o delegare a sua volta un rappresentante diretto per una regione o stato (v. al riguardo l’articolo “Sulla (mancata) eredità iniziatica di Kremmerz”, a cura di Syras, presente su questo stesso sito)(4).
In questa sede non ci soffermeremo sui molti altri punti che richiederebbero più ampia e adeguata disamina. La Pragmatica Fondamentale rimane comunque un documento interessante, che esprime e testimonia in sintesi uno dei maggiori e più controversi obiettivi mancati di Kremmerz, vale a dire il tentativo di dotare di una seria struttura organica la scuola esoterica che aveva immaginato, anzi, per usare le sue stesse parole, di “compiere la sistemazione della nuova Scuola per la famiglia degli aspiranti alla eterna sapienza dell' Arca”. Intelligenti pauca.”

(1Sul Commentarium (dicembre 1910), l’autorevole N.R.Ottaviano (il principe Caetani) scrive perentorio: (…) Su tale argomento sono perfettamente in disaccordo col dott. Kremmerz, al quale mi uniscono affetto e comunità di studi, ed il Kremmerz ne ha costatato l'errore con le pene sofferte e i dolori e i fastidi procuratisi dal 1897 che cominciò a scrivere di queste cose viete e di trattare gli inferi come tanti fratelli, uso S. Francesco di Assisi.

(2) V. in particolare la biografia di A.Anglisani, “Il Maestro Kremmerz, l’uomo – la missione – l’opera”, in “Il Sole Arcano”, Ed. Rebis, 2011.

(3) Precedentemente, anche la seconda rivista fondata da Kremmerz, “La Medicina Ermetica – Bollettino d’istruzioni ai praticanti della Fr+Tm+ di Miriam”, che nel 1900 poteva contare su soli 8 abbonati, aveva dovuto chiudere i battenti anticipatamente, dopo appena tre numeri usciti peraltro irregolarmente.

(4) Ne consegue che tutte le formazioni miriamiche attuali possono considerarsi unicamente di ispirazione neokremmerziana, non potendo vantare, in termini seri, alcun diritto di continuità diretta con la Fratellanza originaria di Kremmerz [N.d.C.].

 

Pragmatica Fondamentale della Scuola ermetica di Miriam

(Breve relazione ai Dodici supremi Vecchi Maestri del Collegio Operante)

Saggissimi e Venerandi,

Dopo una preparazione a volte incerta, a volte ostacolata dalla mitezza dei mezzi disciplinari, sempre oscillante per il selvaggio desiderio dei primi venuti di denudare l'Iside e prostituirla allo scherno plebeo, all'alba del secondo decennio del secolo nuovo, ho compiuto con questa Pragmatica fondamentale la sistemazione
Le idee non sono mie, ma Vostre. La copia grande delle imperfezioni è mia.
Voi, lontani dal turbinio della vita terrestre, aspra e faticosa, dove gli uomini lottano tra la passione e la necessità, tra il pane della terra e l'ignoto misterioso e divino, Voi non preoccupati dai preconcetti delle umane dottrine investigative, dalle superbe riserve degli stanchi, Voi potete guardare dall'alto dei Vostri seggi le tragiche miserie delle anime senza meta - e avete pronunziata la Vostra parola, di cui il Valore è assoluto per verità sapiente.
Ma io, discepolo Vostro, vivo in una società della terra la piccola e orgogliosa terra che è una cellula pensante dell'Universo, tra uomini che ricercano la divinità perduta, ancora assonnati dalla schiavitù cieca dei sensi più gravi. E' questa una società in cui l'assoluto non è concepito né nell'espressione artistica del Bello, né nell'immagine del Vero nell'enigma delle prime cause; insofferente di ogni attesa, avvicenda corse pazze e furiose per trovare il segreto della vita. Mondo relativo innanzi alla Vostra concezione assoluta, io ne vedo le ombre in me, fuori di me, nei vicini, nei lontani.
Quaggiù la parola ha preso la quasi possanza dell'artificio dei giganti; la forma grammaticale, la dialettica, il sermone non lasciano campo all'alta meccanica dell' organismo mentale di concentrarsi fuori il turbinio relativo delle menzogne mascherate di verità.
Quaggiù i suoni sillabici vengono editi a generare le idee volute e cesellate, il magnete dell'incanto si sperpera nella manifestazione musicale dei concetti provocati e il relativo inonda e affoga i tentativi della libertà mentale per assurgere al sublime silenzio dove è possibile solo di raccogliere il seme apollineo nella sensibile antera delle conoscenze causali.
In questo campo relativo, tra il fragore delle tempeste dei sentimenti, di orgogli, di povertà, di paure, di dubbi, ho dovuto tradurre la Vostra parola assoluta in un linguaggio improprio a renderne anche il lontano profumo. Ecco l'involontaria serie di errori che appaiono macchie enormi su una trama di verginale candore.
Nell'Oceano luminoso, dove la Vostra intelligenza aspira i fiori delle creazioni elette, obliate le parvità degli umani, e io a Voi ricordo di abbondare nell'indulgenza nell'ascoltare questa esposizione degli errori impossibili a curare per l'ora nella quale comincio la interpretazione pei profani.
Quaggiù, in questa ora, domandano la prova alla sapienza per rinnegarla. Domanderanno a me: chi sei tu? Potrò io dire dove Voi siete? E non si convinceranno di Voi se nell'affanno della ricerca non avranno occhi per vedervi? Potrò confessare chi io mi sia senza celarmi nei più semplici pronti al sacrificio dell'Idea?
Di qui origina l'adattamento.
Questa pragmatica è compilata con parole improprie prese a prestito or dai ruderi pestiferi delle religioni volgari, or dal linguaggio dei profani ricercatori di arcani naturali, or dalle consuetudini e convenzioni di pedagoghi. Per esprimere idee occorre un linguaggio ancora tra i terrestri ignorato.
Ho dovuto bandire le parole abusate per non essere malinteso. Non ho potuto dire: questa è la scienza della carità che nessuno intende; questa scienza è amore. Chi mi avrebbe compreso se non l'adepto ermetico che già ne conosce la radice? Chi avrebbe osato una definizione nuova della carità e dell'amore dopo il dilagare dei secoli di eresia cristiana?
E ho tradotto la Schola che è il profondo insegnamento degli abissi mentali in cui infallibile e eloquente si affaccia il Nume, ai confini di una voragine immane, indescrivibile, nella quale il filosofo audace trova gli spettri della follia - l'ho tradotta col concetto umano della Scuola, riducendo le incognite delle sublimi equazioni alla vilissima aritmetica del mercante.
Non ho saputo far di meglio che evitare profanazioni nuove, con idee già profanate alla fiera dei furbi innocenti della ricerca umana.
Né dovrò qui arrestare l'apparente equivoco.
Dovrò continuarlo nel concedere i riti pratici e tradizionali per la formazione delle catene invocative ed evocatorie. Come non servirsi della parola magia che è l'unica la quale contenga la scienza delle cause virtuali e la potenziale effettiva delle realizzazioni? Come definirla?
Le forme magiche più recenti sono ebree e cristiane, le meno prossime le caldee - come le spiegherò a quelli che hanno fretta e sono impazienti di aspettare l'idea ermetica? Ora che le più sciocche cose sono temi di diatribe? Come dire ai neofiti che il cristianesimo e il giudaismo, religioni o sette o eresie, non hanno niente a vedere coi salmi davidici, le croci, le parole schematiche che abbonderanno nelle operazioni iniziatiche? Come spiegare che la Miriam non è la Concezione del cattolicesimo e che la sua luce è nera? Come indicare che l'Ermete è uno stato di luce e vibrazione incendiva e che più che un'immagine è una beatitudine?
Quaggiù mi diranno: perché una scuola che non insegna? Non definisce? Non polemizza e non predica e converte? - E mi troverò di nuovo alle prese con la relatività terrestre per fare intendere che la parola pronunziata impedisce lo sviluppo della penetrazione intellettiva per la quale anche gli ideogrammi più semplici sono un lusso prevaricante? E mi crederanno se confermo che una biblioteca di mille volumi non vale un atomo della Vostra luce?

O Saggi Venerandi

Gli ostacoli hanno impedito che io facessi l'ottimo, e l'imperfetto lavorio mi è parso il più acconcio a questa ora di triboli della mente dell'uomo avido di sapienza, in ispecial modo dove io intendo di costituire l'integrità della dottrina ermetica, precludendo agli indecisi, ai mal preparati, ai loquaci le porte di questa famiglia ideale.
Io, delegato da Voi a costituirla solidamente, so che non è una confraternita religiosa che si avanza per convertire le bestie parlanti la voce dei desideri e delle ambizioni, e non pretendo informarla ai vecchi concetti messianici, in cui ogni piccolo profeta assume la tonalità vocale di chi parla alle razze e ogni eresiarca diventa un pontefice. Io so che non le turbe son chiamate agli arcani sacerdozii della Verità fuggevole, e inibisco che chi leva la mano in alto mi venga già viziato dai pascoli delle piccole religioni nascenti per rinverdire le antiche eresie della conoscenza pura.
La conversione alla verità scientifica dell'Incognita divinizzata verrà nei maturi, senza che si rinnovino le polemiche e le controversie parolaie dei primi secoli dell'eresia volgare, ma non ho esitato per ora a custodire il recinto della casa con una leggenda che proibisca gli adulteri di pensiero e di tendenze.
Escludo buddisti spuri che vivono della fatalità del pensiero e dell'atto anteriori; che non comprenderebbero l'unico adattamento permesso a questa schola, la purificazione del mono, mentale e corporale, da ogni causa e procedenza di dolore, ed essi sorriderebbero, se sinceri, innanzi allo sforzo di un ermetista terapeuta di sollevare sull'ara di Diana un'anima inaridita dalla negatività alla vita individua, nell'umanità di ogni Terra dell'universo. Come, perverso il senso della vibrazione visionale, nell'incandescenza di una beatitudine di ritorno necessario, sarebbe possibile inoculare nel suo animo notomizzato e ricostituirvi il trionfo della volontà sul non volere? Come preporlo alle confessioni di credi impressionanti le volgarità ignoranti, passive alle correnti di sacrificio e di dolore?
Chiudo le porte, se alla loro rinunzia non sostituiscono la volontà dell'essere per sé e pei simili a redimersi dal grande fascino dell'immolazione eretta a legge sterile di un egoismo sublime ma egoismo sempre. La legge sacrificale eretica passata alla setta cristiana, dove il movente sintetizza la negazione di ogni virtualità ermetica o magica, si riallaccia al paganesimo semipolitico dei cattolici romani e alle interpretazioni bibliche del protestantesimo di ogni chiesa, e mi fa severo colle anime asservite al paolottismo pratico, pretenzioso, egoarchico in nome di una pazzia mitica. Così nettamente escludo dalla famiglia che nasce alla conoscenza di leggi divine, i necrofori nuovi che ammettono come indiscussa la sopravvivenza di tutte le anime terrestri al disfacimento del corpo saturniano e vile, ignorando la legge della evocazione delle forme e dei pensieri vissuti, possibile ad ogni creatura dell'adamo cabalistico.
L'ermetismo intessuto di battaglie dialettiche, armato di penne e di eloqui, per combattere le follie contagiose, che hanno la pretesa e la intolleranza del domma scientifico, sarebbe opera di battisti e di missionari, rinneganti la sua origine eccelsa.
Quindi pochi semplici, senza impegni profondi di coscienza, mossi dal desiderio della ricerca soggettiva e obbiettiva, nella purità di una concezione ideale di fraterna confidenza nel sentimento del bene di chi dà senza chiedere e senza sperare.
Questo ho compiuto sicuro di interpretare il Vostro Volere, che è la semplice idea di quell'amore e quella carità che non ho osato consacrare nel testo della regola fondamentale, spogliando l'esteriore di ogni abbreviatura settaria, mutando le logge in accademie, statuendo la festa solare come disperdimento di tenebre angosciose che s'addensano sulla grande coscienza dei popoli sottratti ai templi prostituiti.
Lieto per questo che ho compiuto, nella certezza che mi concederete la forza di completare il resto del cammino, io invoco da Voi, eccelsi occhi di luce, la parola che Voi direte sul secreto dei mondi e sul potere di concedere l'amore, perché un giorno non lontano i popoli possano issare sui pinnacoli dei templi di tutti gli dii, il vessillo di pace tra Cielo e Terra, e la Taumaturgia diventi il potere di ogni umano su questo scheletro di pianeta che rotola le nostre piccole e ambiziose miserie intorno alla luce ammonia del grande Osiride.

LM. KREMM-ERZ

CAPO I
Scopo, gradi e noviziato
1
Scopo di questa Scuola è :
1° Lo studio delle scienze che si occupano dei poteri non ancora ben conosciuti dell'organismo umano, animismo, attività mentale, chiaroveggenza, previsione, telepatia e tutti i fenomeni supernormali e spirituali.
2° L'investigazione sui documenti classici, opere, memorie, scienze alchimiche e magiche, religioni, riti, tradizioni popolari, mitologie delle verità occultate dagli antichi o per ostruzionismo religioso o per regola settaria.
3° L'affratellamento di tutti gli studiosi di buona volontà e l'allenamento alle pratiche per conquistare possibili attività dell'organismo mentale e psicofisico tali da spiegare col proprio controllo gli effetti e i fenomeni non comuni.
4° L'applicazione di queste forze alla medicina, alla terapeutica e alla psicurgia e taumaturgia.
2
Questa Scuola segue un doppio metodo di cultura: uno di letture, conferenze, pubblicazioni intese a dare un corredo di cognizioni di tutto ciò che è argomento di ermetismo e magia antica e di psichismo moderno - l'altro di pratiche tradizionali per provocare la propria educazione ascensionale e dirigerne in senso utile ai dolori umani l'esplicazione.
3
Non essendo le cose, di cui la scuola fa materia di sua investigazione ed insegnamento, tali da paragonarsi alle scienze sperimentali fisiche e matematiche, adotta un metodo di insegnamento e di esplorazione tutto differente da quello adoperato finora dalle società di ricerche psichiche e sopranormali, sviluppa le attitudini occulte di ogni allievo ed esperimenta le correnti di volontà collettive per ottenere fenomeni benefici controllabili da tutti.
4
A questa scuola possono appartenere tutti gli uomini di buona volontà che si impegnano a seguirne gli insegnamenti pratici, a obbedire alle regole di ogni classe, a rispettarne l'organizzazione gerarchica e a rivolgere nell'unica applicazione delle forze psichiche alla cura delle infermità ogni manifestazione del proprio ascenso.
Sono pregati di non domandare l'iscrizione quelli che appartengono a società di studi psichici, teosofici, spiritisti o i praticanti fervidi di religioni o i facenti parte di sette mistiche.
La nostra scuola deve considerarsi dal punto di vista della sua organizzazione come una famiglia col diritto di primogenitura dei più avanzati e l'autorità patriarcale dei preposti alla sua direzione.
5
L'idea generale della Scuola è compresa in cinque circoli o classi.
Il primo - (circolo esterno) comprende due sezioni: i novizi praticanti e gli anziani.
Il secondo - (circolo interno) è formato dai discepoli propriamente detti integrali.
Il terzo - (circolo interno) dai terapeuti.
Il quarto - (circolo interno) dai maestri ermetisti.
Il quinto - (direzione) dal Collegio degli Operanti.
6
Ogni iscritto è considerato come un numero, cioè una quantità concreta di forza, ed è l'unità minima di una catena di volontà.
Il Collegio Operante è l'unità più alta e si fa rappresentare da un delegato all'insegnamento generale e alla propaganda, il quale può avere nello archivio centrale uno, due o più segretari o dirigenti.
7
Per essere ammesso alla iscrizione bisogna farsi presentare da un iscritto quando non si sia conosciuti dal Delegato Generale, ed avere i requisiti di rettitudine che rendono rispettabile ogni uomo nella società in cui vive, la cultura anche elementare delle materie che formano lo scopo dei nostri studi e poi farne domanda con:
1° Nome, cognome, maternità e paternità, data e luogo di nascita.
2° Promessa di seguire le regole e le pratiche della scuola.
3° Dichiarazione di non appartenere a società come al secondo capoverso del n°4.
4° Impegno di tenere riservate le istruzioni pratiche e gli insegnamenti particolari che dalla direzione gli saranno concessi.
8
Accolta la domanda l'iscritto riceverà una pagella di ammissione contenente il numero determinativo che gli spetta, la sua serie o categoria di tendenza generale, e una cifra ideografica indicante lo sviluppo geniale cui deve aspirare, un quaderno di istruzioni particolari al grado e un rito o regola da seguire come novizio operante.
L'iscritto deve provvedersi di un camice di lana rosso con cappuccio e un cordone di seta, che rappresentano il tipo uniforme di ogni numero della catena psichica della scuola.
9
Il novizio deve formare intorno a sé un gruppo di dodici nuovi iscritti per ottenere l'anello di anziano - e dopo di aver mostrato di ben dirigerli potrà aspirare a diventare del circolo interno col grado di discepolo.
10
L'iscritto che si renda socialmente indegno della stima pubblica, o subisca condanne degradanti è radiato dai numeri componenti la nostra scuola; ma violando le regole subirà le punizioni disciplinari che il collegio dei dirigenti vedrà giuste.
11
Al novizio praticante saranno consigliati i libri da leggere o studiare o commentare, e saranno concessi aiuti in ragione della solerzia e degli studii che compie.
12
La Scuola non domanda il rimborso di nessuna spesa. Costituita intorno ad un ideale di Bene, tutti gli ascritti sono considerati come stretti da un patto affettuoso di famiglia. Chi può concorra alle spese generali, chi può meno paghi le sole spese di invio, i poveri non saranno in debito con nessun dovere di contribuzione.
CAPO II
Carattere generale della scuola
13
La Scuola nella sua forma esteriore non ha simbolo - ma l'insieme delle volontà ed anime che compiono i riti in tutti i cinque circoli in una catena o comunione di identità è conosciuta come Fratellanza Terapeuta, magica o ermetica, di Miriam - e ogni iscritto è un fratello, a qualunque circolo o classe appartenga.
Le abbreviazioni sono indicate da una croce, così Fr+ Tm+ di Mir+.
14
Esteriormente i gruppi di iscritti che si riuniscono autorizzati dal Delegato Generale sotto la direzione di un anziano, in sede fissa, con programma speciale di studio, istituzioni di carità, devono presentarsi al pubblico sotto il nome di Accademia seguita da un appellativo speciale scelto dai fondatori e approvato dalla Delegazione Generale, così accademia Lulliana, Della Porta, Paracelsiana o semplicemente accademia scientifica, psichica, filoterapica, etc.
15
Ogni gruppo di non meno di cinque iscritti può riunirsi in accademia, purché tra i componenti vi sia almeno un anziano o un discepolo e siano tutti di accordo per sostenere a proprio carico ogni spesa occorrente ad una sede particolare con modesta dignità.
16
Ogni Accademia deve avere tre offici elettivi, un Preside, un Archivario e un Censore. La nomina del Preside cade di spettanza su chi tra gli associati ha grado più avanzato, e tra quelli di pari grado per elezione, salvo l'accettazione della carica da parte dell'eletto o il veto della segreteria generale. L'Archivario ha officio di segretario e il Censore di cassiere ed economo.
17
I fondatori di ogni Accademia sono liberi di stabilire uno statuto o regolamento interno, determinare il modo o il tempo di elezione degli offici, le contribuzioni degli associati alle spese di mantenimento dell' Accademia, casa, illuminazione, suppellettili, spese di segreteria etc. le attribuzioni particolari di ogni ufficio, i giorni di riunioni particolari, obbligatorie o libere, la fondazione di sale di lettura, di dispensari medici quando tra i soci vi sia un medico legalmente esercente, e per fino di sale ospedaliere ove il numero dei soci o i fondi lo permettano.
18
E' obbligatoria in ogni Accademia l'esistenza regolamentare di tre registri:
1° Uno pei verbali delle sedute di spettanza del segretario o Archivario.
2° Uno per le spese, gli incassi e le oblazioni di qualunque specie, e che sarà tenuto dal Censore.
3° Uno pei certificati originali e documentati di tutte le guarigioni ottenute o propiziate e deve essere tenuto, custodito e redatto sotto la assoluta responsabilità morale del Preside.
19
Le regole pei lavori collettivi o conferenze o insegnamenti verranno comunicate volta per volta dalla direzione generale, la quale conserva assoluta autorità gerarchica come su tutti i soci, su tutte le accademie, e dove non creda regolari le gestioni, può incaricare d'ufficio un iscritto di altra sede perché ispezioni e riferisca per provvedere alle irregolarità.
Però in massima, quando non siano violate le disposizioni di studi, pratiche e lavori, la Delegazione Generale assicura la più ampia indipendenza alla vita ed espansione locale delle accademie che devono comparire innanzi al pubblico come istituzioni indipendenti e profane, ma escludere assolutamente la partecipazione ad esse di soci non iscritti alla scuola.
20
Quando una Accademia affidi ad uno dei soci, medico esercente legalmente, l'istituzione di una clinica gratuita pei poveri o ricchi che si presentino, il medico deve essere assistito da due fratelli per turno tra i soci e tutti devono indossare la vestaglia o camice rituale. Tutti i rimedi farmaceutici o del Laboratorio Ermetico devono essere dati gratuitamente, però le Accademie nella loro personalità collettiva possono accettare donazioni o oblazioni di qualunque specie.
21
Un novizio può indicare la sua qualità facendo precedere il suo nome da una croce; l'anziano da tre croci; tutti del circolo interno da un punto circolare nero • , il segretario generale da due linee parallele tagliate da una perpendicolare, e il delegato generale dalla croce egiziana o da cinque punti o cinque croci.
22
Tutti i soci sparsi in una regione devono essere ascritti come corrispondenti all'Accademia più vicina stabilita e riconosciuta; devono accettare le condizioni fatte dall'Accademia ai soci corrispondenti, hanno il diritto di aver comunicate le relazioni più importanti e il dovere di assistere una volta almeno all'anno ad una riunione plenaria dell' Accademia di cui sono corrispondenti.
23
E' obbligatoria in ogni Accademia una festa annuale, con un pranzo rituale collettivo e una riunione plenaria nella sede sociale con conferenza del capo, il giorno del plenilunio della costellazione di leone. In tale circostanza possono partecipare alla festa persone estranee alla scuola, con regolare permesso dell'ufficio presidenziale.
24
L'Accademia che voglia ergersi ad ente morale secondo le leggi dello stato, deve presentarne domanda alla Delegazione del Collegio o Capitolo operante.
La chiusura di un anno accademico è fissata al 21 Marzo di ogni anno; in tale giorno si rinnovano o si confermano gli uffici elettivi.
CAPO III
Il circolo interno - Il discepolo integrale
25
Ai due gradi accademici del circolo esterno (novizi praticanti e anziani) si dà il carattere di preparazione degli elementi numeri alla iscrizione nel circolo interno, dove veramente comincia la pratica integrale dei poteri umani e si seguono i metodi tradizionali della educazione magica, cioè del gruppo di conoscenze accertate o trasmesse nei libri e oralmente da chi ha preceduto, con adattamento esclusivo allo sviluppo dei poteri terapici. Non si accede al circolo interno se non dopo esame dell'anziano come cultura generale e come condotta morale di vita sociale, e con iniziatura rituale che è data dal Delegato Generale o dai suoi procuratori, e si conferisce o pubblicamente nelle accademie tra i già facenti parte del circolo interno, o in forma privata.
Per considerazioni speciali l'investitura del grado di Discepolo può essere conferita anche a chi non abbia formato intorno a sé un nucleo di dodici iscritti, ma solo come eccezione e per servizi resi alla scuola.
26
Non diventa regolare l'investitura del Discepolo se non dal giorno in cui questi riceve la Pagina o diploma dal Delegato Generale o dal suo Procuratore, e previa dichiarazione dell'investito di non appartenere a nessuna Scuola di psichismo, setta, società o circolo che si occupi di scienze delle religioni, di pratiche religiose, di riunioni mistiche e di forme massoniche con concetti iniziatici. Sarà dato con riserva l'elenco delle società del genere, alla cui iscrizione il discepolo può partecipare.
27
La domanda di iniziatura al circolo interno deve essere scritta e presentata il giorno precedente al plenilunio di ciascun mese al Segretario della Delegazione Generale, e le investiture concesse non possono esser compiute che tra il 3° giorno del novilunio e la vigilia del plenilunio seguente nelle ore di Mercurio propizie del calendario astrologico della scuola, e l'aspirante alla investitura deve presentarsi con almeno tre giorni di preparazione.
28
Il Discepolo riceverà gratuitamente dalla Delegazione Generale carte, diploma, pagina, comunicazioni, quaderni senza avere altro obbligo che di rimborsare le spese postali, e nel caso sia decisa la pubblicazione di opere, stampe o bollettino della scuola, di acquistarne un esemplare che può essere gratuitamente concesso a chi non possa in alcun modo pagarne l'importo.
Si firmerà nei rapporti con la scuola facendo precedere il suo numero da un punto circolare nero (1)
1) Così • 121 segno di Giove).
29
Il Discepolo di primo grado deve formarsi un corredo di cognizioni proprie a spiegare a se stesso e non ad altri, le pratiche che sono speciali al suo grado. La nostra regola non proibisce anzi facilita a tutti, promovendo l'impianto di biblioteche nelle accademie, la lettura di libri di ogni genere attinenti alle scienze che studiano l'anima umana, e vuole che tutto venga appreso con criterio e discernimento positivi, ma impedisce assolutamente che si adoperi nelle relazioni scritte ed orali fra gli ascritti di qualunque grado, una logologia diversa da quella adoperata nei quaderni di iniziazione che saranno dati manoscritti o stampati nell'insegnamento delle classi.
In pari tempo è proibito di eseguire pratiche magnetiche o far parte di sedute spiritiche e sperimentali, o praticare riti che non siano direttamente autorizzati in via gerarchica.
30
Il Discepolo deve in modo concreto raggiungere la prova che egli è numero di una Scuola Unica, perché Uno è l'Ermete Universale e il Nume, e che la sua compagine consacrata in questo statuto fondamentale non può né deve essere scrollata con innovazioni di forme, solo perché a qualcuno non chiamato a questi studi o non comprendendone il nobile fine, non possa piacere la rigida istituzione gerarchica, fondata sul governo dei più evoluti, nelle anime magicamente oranti in catena per un fine comune.
31
Il Discepolo, oltre al completo adattamento esteriore alle leggi morali della società in cui vive, deve:
rinunziare ad ogni vanità di eccellere in apparenza nella stima del volgo e non dimenticare che è un numero il cui valore è dato dal Nume e non dalla società umana;
non imporre la propria fede, coscienza e opinione se non con l'esempio e l'esercizio delle virtù acquistate. L'intolleranza deve essere bandita da ogni cuore ed anche dinanzi all'errore di quelli che negano la Luce;
non mancare alla promessa e non dimenticarla;
non rifiutare mai il suo aiuto a colui che glielo chiede e ricordarsi che dove non può con la persona bastano le parole, e se non ha parole basta un pensiero - e che se a lui un suo simile s'inchina è il Nume o l'Ermete che glielo manda, e contemporaneamente gli dona il potere di aiutarlo, consolarlo o sanarlo;
non sognare in vana fantasia che egli possa sanare tutte le infelicità umane, poiché l'umanità è fatta di uomini simili a lui in apparenza, a lui uguali in elementi virtuali, ma differenti da lui e tra loro stessi per grado di sviluppo e di virtù in atto, dalla quale cosa emergono i mali sociali, per sanare i quali egli non ha missione universale se non quando diventerà l'incarnazione di un nume.
(La tua missione, dice Ermete, è nell'additare la via, non nell'obbligare a seguirla, poiché faresti non solo opera scellerata di costrittore della volontà altrui, ma imiteresti lo sciocco che voglia insegnare il linguaggio umano all'asino cui sono sufficienti tre vocali.)
32
Il Discepolo deve compiere verso la sua donna compagna, se non ha scelto a tempo la via del celibato, missione di padre prima che di sposo, e considerarla come simbolo della donna nella umanità universale, fonte di tutto ciò che è nobile e bello, se in lei, matrice della società maschia, egli semina nobiltà e bellezza; guidarla, amarla, perdonarle generosamente ogni errore dovuto alla sensibilità del suo organismo, poiché Ermete predilige il profumo delle anime sensitive; sostenerla nelle sue debolezze, perché di lui più debole e soggetta al governo della luna; non offenderla, non disprezzarla, non imprimere sul suo animo le stimmate dello spavento; e pensare che quello che egli fa sulla donna si riproduce nelle generazioni nelle quali egli deve vivere fino alla fine dei secoli.
33
Il Discepolo verso i figli deve esercitare non solo ogni cura che impone l'affetto e la società umana, ma ogni vigilanza perché prima di una maturità intellettuale riconosciuta, non siano avvinti a società religiose.
Ai figli deve insegnare con l'esempio che ogni atto della vita ha origine nelle nostre azioni, nelle nostre parole, nei nostri pensieri;
che il dolore nella carne e nello spirito umano è come l'ombra e l'oscurità in un oceano di luce;
che la morte non deve far paura, perché la vita è nel rinnovarsi perpetuo delle forme;
che qui siamo sempre gli stessi e raccogliamo, soffrendo e godendo, quello che abbiamo seminato e seminiamo;
che gli dei si manifestano in noi e per mezzo nostro e che l'unico grande Dio dell'Universo è la Legge per la quale l'Universo è.
34
Il Discepolo, oltre che le cose che potranno essergli comunicate oralmente, ha l'obbligo di copiare di suo pugno, nel tempo assegnato, i quaderni necessari alla sua istruzione, né comunicarli neanche a condiscepoli, né farne oggetto di discussione pubbliche. Deve eseguire con solerzia le pratiche assegnate a lui dal suo procuratore o maestro e compiere ogni sua azione con solerzia e puntualità, avere un giornale intimo dei progressi fatti e dei fenomeni ottenuti, e riferirne in iscritto se richiesto dal Capo della Scuola o dalla Segreteria centrale.
35
Il Discepolo può aspirare al grado di terapeuta dopo almeno un anno di grado, e appena in lui si presenta la certezza di poter compiere guarigioni nella corrente della catena della Fratellanza; a tal punto deve informare con rapporti quindicinali la segreteria del Delegato Generale di ogni cosa ottenuta e provata e tali rapporti saranno acclusi alla sua storia nella scuola e protocollati.
36
Quando la domanda del discepolo è presa in considerazione, il capo del Circolo o il Delegato Generale, gli assegna per controllo due condiscepoli e, risultato esatto alla prova, passa al circolo dei terapeuti.
CAPO IV
Circolo interno: i terapeuti e maestri ermetici
37
Il grado di terapeuta è conferito con anello d'oro massiccio di forma rituale. Deve esser acquistato o fatto costruire da chi è insignito del grado e consegnato alla Segreteria Generale perché siano incisi i caratteri talismanici, poi gli sarà riconsegnato con un breve rito da un Procuratore o dal Delegato Generale.
38
Assieme all'anello di grado, verrà data scritta od oralmente l'istruzione per adoperarlo efficacemente.
E' proibito al terapeuta di fare dell'anello di grado segno appariscente e ordinario di decorazione personale, e lo conserverà con le disposizioni che gli saranno comunicate alla consegna.
39
Il terapeuta nella scuola comincia ad esercitare officio di istruttore o di docente e gli possono essere affidati più novizi i che egli deve curare e far progredire, e non può rifiutarsi a tale ministero, perché per lui questo insegnamento è una prova
40
Il terapeuta deve esercitare praticamente tutti i poteri animici e psichici acquistati, consolidare la sua coltura, e tentare la manifestazione diretta del Kons o Dioscuro e vederne la faccia o sentirne la parola ed avere la chiave delle tre forme del serpente del male.
41
Il terapeuta passerà alla conoscenza dell'Unica Sorgente da cui emanano i poteri guaritivi dei dolori della carne e dello spirito umani, e delle tre forme di emanazione dei poteri curativi e miracolosi: la preghiera, la incantazione e lo scongiuro o carme.
42
Il terapeuta acquisterà conoscenza della Rosa nella corrente delle anime, per intendere i principi della terapeutica ermetica adattabile alla elaborazione dei medicamenti e su che riposa la fallacia di tutte le scuole mediche profane rispetto alla terapia magica; imparerà l'applicazione del magnetismo animale fuori l'empirismo delle scuole note; e conoscerà senza parlare i centri emanatori di vita e di morte; intuirà la possibilità di una terapia assoluta senza medicinali, nella psicurgia e taumaturgia.
43
Al terapeuta saranno impartite solo comunicazioni orali a periodi fissi e passerà senz'altro nella categoria dei Maestri Isiaci o di Miriam appena avrà intravisto la conoscenza dell'arcano simbolizzato nella tradizionale clavicola salomonica ed il suo uso.
44
L'investitura dei maestri è data con la stola nera dei necrofori sacerdoti isiaci e la stola bianca e oro dei celebranti; essi si daranno esclusivamente allo studio alchimico per la ricerca del secondo arcano conosciuto tradizionalmente coi nomi di Elisir di Lunga Vita, Medicina Ermetica, Polvere di proiezione,Trasmutatore alchimico e altri caduti in dispregio per non avervi gli studiosi profani voluto vedere l'artificio di nascondimento di poteri ignoti, per analogia e non per similitudine.
45
I maestri saranno chiamati a perpetuare la scuola, a formare i laboratori ermetici, ad essere in missione di propaganda e ad eligere tra essi un capo, che sostituirà l'attuale Delegato Generale preposto ora alla scuola ed entrerà direttamente in contatto coi dodici vecchi maestri del Collegio Operante.
46
Ai Maestri è confidato il mandato di mantener salda la compagine della Scuola e assicurarne la continuità; a prendere iniziative per la sua sistemazione avvenire come ordine laico di vera scienza delle anime adattata ad un fine di utilità umana; a renderla strumento di progresso scientifico e fonte di luce su ogni tirannia tenebrosa dell'ignoranza sacerdotale delle vecchie religioni monopolizzate con intendimenti oppressori degli spiriti e della scienza.
47
Il Delegato Generale è il più giovane dei maestri scelto dai dodici vecchi formanti il collegio o capitolo operante. Apparisce come fondatore di questa Scuola, ma deve essere considerato come uno strumento della Mente del consesso da cui è scelto.
Il Delegato Generale manterrà coi mezzi consentitigli dal suo ufficio la disciplina e la osservanza delle regole e non verrà meno al suo mandato.
Gli ascritti che violano i regolamenti o dimenticano le promesse o che in modo qualunque si rendano indegni della scuola saranno puniti con l'interdizione negligente o la punitiva.
L'una e l'altra importano la sospensione dei poteri acquistati, temporaneamente o definitivamente o con l'aggravante di altri provvedimenti di ordine morale.
48
Il Delegato Generale può lasciare il suo ufficio per ordine del Collegio o Capitolo Operante, suo giudice diretto e suo mandante.
Può, autorizzato, farsi sostituire temporaneamente o delegare a sua volta un rappresentante diretto per una regione o stato, può conservarsi anonimo o manifestarsi apertamente.
In caso di morte, dal circolo dei maestri sarà eletta una terna su cui cadrà la scelta del Collegio Operante, secondo speciale regola che il circolo dei maestri conoscerà a suo tempo.
CAPO V
Disposizioni complementari
49
La Scuola Ermetica deve essere considerata da ogni ascritto come un Ente Benefico, alle cui simboliche fonti ogni ascritto deve sapienza e grazia - e la Fratellanza una immensa corrente di bene e di Luce.
La personalità collettiva e grandiosa di questa Fratellanza Ideale, famiglia di perfettibili senza altra pretesa che di progredire e spandere dovunque e comunque l'esempio di una grande opera civile, che si manifesta con un insegnamento progressivo a tutti gli uomini di buona volontà, non deve essere menomata, posposta o impersonata da un nome o da alcuni nomi, anche che questo uno o questi più ripetano i miracoli taumaturgici dei grandi iniziati di tutti i tempi e di tutte le razze.
Ogni adepto di questa scuola, quindi non può emergere né lo deve a detrimento della personalità collettiva della Scuola e Fratellanza, anche che il Nume lo renda degno di riverenza e fama. Non per principio di falsa umiltà comune a diverse sette, ma perché ognuno di noi deve considerarsi un numero, che tanto esplica le sue funzioni virtuose nella realtà della vita per quanto il proprio valore è originato, aumentato e intensificato dalla grande corrente psichica di una catena di volontà che può diventare immensa, pur passando ignorata dalla folla.
50
Onde non si stabiliscano viziose abitudini fin dal suo inizio funzionale, si vieta di attribuire al nome del Delegato Generale ogni successo che stia per ottenere riconoscimento di un pubblico più o meno ristretto, e si fa ordine esplicito di riferire e addebitare ogni cosa riuscita alla Scuola Ermetica o Fratellanza di Miriam.
51
La Scuola conserva i suoi insegnamenti secreti, non perché sia o aspiri a diventare una setta, ma per l'indole stessa dei metodi e procedimenti di educazione psichica degli iscritti. Se oggi questi metodi paiono non scientifici ai volghi e rifuggenti la luce della pubblicità, appena le scienze psichiche studiate dai singoli cultori delle università europee saranno per poco avanzate, si troverà opportuno che una scuola della nostra indole non possa servirsi di altri metodi. Poiché gli insegnamenti e le pratiche variano spesso non solo da gruppi a gruppi, ma da uomo a uomo, per differenza di preparazione, di carattere, di tendenze, di costituzione di ogni allievo.
52
La Scuola Ermetica nata integrativa pei poteri dell'organismo fisico e psichico dell'uomo, tendente ad acquistare qualità supernormali, non è una Fratellanza mistica nel senso ovvio della parola, perché non fa procedere dall'ignoto - il Grande Ignoto padre di ogni religione volgare - per grazia la concessione delle qualità superiori alle medie della umanità contemporanea, ma allena le potestà virtuali dell'organismo vivente e vitale alla produzione di effetti vari o non comuni, materia di miracoli attribuiti agli dei sacerdotali e se i suoi discepoli arrivano alla conoscenza di vere entità (eoni) individue fuori la sensibilità umana, lo devono non all'avvicinamento fortuito o impreciso e eccezionale di quelle a noi, ma per lo studio di leggi conosciute da certi sacerdozi speciali per le quali, se queste entità esistono, si devono rendere sensibili e intelligenti a noi.
53
La Scuola Ermetica Fr+ Tm+ di Miriam proibisce a ogni ascritto, di qualunque grado, di tentare realizzazioni fuori l'unico intento di curare o sanare infermi; quindi saranno disciplinarmente puniti coloro che si occupano di ricerche a scopi diversi, o cercano di abusare della libertà dell'intelligenza dei meno evoluti, o prevaricano per adattare le doti acquisite per procurarsi ricchezze o vincere in competizioni commerciali, o sopraffare in modo qualunque i disarmati alla lotta. Anzi si fa obbligo a tutti di denunziare qualsiasi persona fuori gruppo che, esercitata nelle pratiche di alcuni segreti psichici, tenda a violare la incolumità delle persone e delle famiglie.
54
Si fa obbligo a tutti gli ascritti di non modellarsi su alcune scuole di empirismo medico che denigrano tutti gli studi moderni e le investigazioni dei pazienti scienziati glorie contemporanee, col pretesto che, non essendo credenti nelle leggi dello spirito, non sono giovevoli alla società umana come dovrebbero.
Essi ascritti devono invece considerare che la Scienza Umana è il risultato dei contributi di tutte le intelligenze, e il secolo passato e questo che comincia hanno contribuito ad essa in copia maggiore dei diciotto secoli d'ignoranza precedente in cui l'Occidente diventò mancipio della tirannia spirituale esercitata dal fanatismo cristiano cattolico sugli sperimentatori liberi asserviti al pregiudizio di un sacerdozio indotto nelle cose che sono oggetto di osservazione e sperimentalismo. Essi ascritti, più che vedersi in conflitto con un medico che cura un infermo, devono comprendere che l'opera del medico non manca di intenzione benefica accoppiata ad una osservazione sperimentale chiara, imperfetta solo nel rendere il rimedio virtuoso; essi quindi comprenderanno ancora che se a donare questa virtù concorrono coi mezzi psichici che sono loro a disposizione, faranno bene ugualmente a chi si ha il dovere di soccorrere.
55
A tutti gli ascritti si richiede la libertà assoluta da ogni impegno precedente o contemporaneo all'affiliazione nella Scuola Ermetica, ma s'intende per ogni qualsiasi società religiosa, mistica, iniziatica.
La nostra Fratellanza è e sarà come è stata nei secoli dei secoli, non ha pretesa di apostolato unico, ma vuole raccolti e raggruppati, col vincolo dell'Ideale santo della Scienza e della Verità, pochi ma saldi elementi che ne assicurino l'esplicazione e la realizzazione fuori ogni lotta politica, sociale e religiosa. Poiché la Scienza deve essere considerata di là dai confini delle nazioni e delle razze, e patrimonio dell'Umanità intera.
56
In base al concetto fondamentale formulato nel paragrafo precedente, la Fratellanza si intende esclusa da ogni preconcetto che determina le lotte di opinioni nella politica e si afferma come strumento solo di scienza libera dai vincoli della superstizione ignorante, monopolizzata da questa o quella forma religiosa, e generante l'idra ostacolante il libero sviluppo dell'anima umana alla conquista del suo diritto all'ascenso: esempio di tolleranza per ogni opinione, si circoscrive nel risultato delle proprie esperienze.
57
La Fratellanza Ermetica come nella sua entità collettiva esclude ogni servitù di spirito, e prescinde dalle divisioni occasionali delle società umane, così tende a formare di ogni suo numero un uomo integrale, cioè un individuo completo nella famiglia umana, prototipi di cittadini della Città Civile Umana, dominatori delle passioni bestiali, correttori della asprezza nei conflitti delle idee umane, pionieri di quella Pace tra i Popoli, che deve preparare il simbolico avvento di un giorno di giustizia e di paradiso senza limiti di ore.
Quindi il simbolo della Matriarchia di Miriam valga ad essere interprete di un programma di Amore, in cui la formula matematica arida ed inesorabile della filosofia maschia si umanizza nella sensibile dell' ideale di affetto della madre, della bellezza nella forma e della delicatezza nell'essenza muliebre.
58
Scuola e Fratellanza si presentano al candidato senza la pompa della dovizia esteriore, poiché di mezzi e pecunia umani esse son povere, il loro tesoro è un'Idea, alla quale tutti i fratelli devono concorrere perché diventi una realtà e spanda il bene comunque e dovunque, nelle anime e nella carne umana. Ricchi o poveri, gli aspiranti di buona volontà e di retto sentire sono accolti nello abbraccio fraterno. La pecunia non mancherà, perché i Numi provvidenti suppliranno alla povertà del contributo umano, ma il tesoro della scienza deve essere alimentato e consolidato col tributo di tutte le forze intelligenti chiamate a raccolta.
59
Il segno esteriore di riconoscimento e affermazione della Scuola, come la croce pel cristianesimo, è la destra mano aperta in alto, con le dita separate. E' il riconoscimento dei cinque elementi costitutivi dell'uomo integralizzato, e il segno della costituzione quinaria della scuola e della liberalità in alto, nel mezzo e nel basso.
60
Questo programma non deve restare infruttuoso tra i libri documentali delle poesie e dei sogni. Si affida alle anime buone, come il seme alla terra fertile, perché generi un albero robusto dal fogliame spesso, che offra ricovero contro le tempeste della vita agli umani che, perduta la fede, ricercano la verità nell' Amore che è la Scienza della Luce.

(Approvato nei suoi 60 commi nella convenzione del 22 Dicembre 1909 dell'era volgare cristiana, restano annullati i 33 articoli della istruzione generale approvata il 20 marzo 1896, tenuta al Grande Ordine Egiziano sotto la quale alta protezione la Scuola Ermetica è posta.
Ne assumo la direzione, nella forma più semplice e modesta, quale delegato generale e segretario del Collegio Operante. Tutti i fratelli preghino perché io abbia la forza, l'attitudine, la perseveranza e la virtù per compiere la Piccola e Grande Opera di salute e sapienza)

J. M. KREMM-ERZ

Chi sono gli ‘eletti’?… Sono le persone, uomini o donne, che già seppero tutto o parte dell’arcano. Ritornando pellegrini nuovi in questa vecchia terra, hanno bisogno delle pietre miliari che ricordino la via già percorsa, e sono le uniche persone che leggono in questi libri e in questi simboli iniziatici. Non perdete tempo, o voi che non siete preparati o non ne avete il diritto, a capire quello che non è ancora per voi. Parlo della iniziazione completa; per conseguirla preparatevi come io vi ho spiegato e capirete a quale uscio dobbiate picchiare…

                                                                                                                     

                                                                                                                      (G. Kremmerz)

POLITICA ROMANA 9 - 2013

a cura di L. Valentini

 

                                           Politica Romana 9/2013

Dies Natalis MMDCCLXVI

Associazione di Studi Tradizionali “SENATUS”

pag. 187, € 18,0

 

   Ci apprestiamo a recensire forse l’ultimo numero di una rivista aperiodica problematica, Politica Romana, su cui in passato abbiamo più volte espresso le nostre più vive perplessità circa una critica spesso immotivata, a nostro modesto parere, o animata da un furore contrario alle opere ed all’esistenze terrene di due grandi esponenti del mondo della Tradizione, come René Guénon[1] e Julius Evola[2], ed anche per aver dato il fianco a quantomeno discutibili interpretazioni “risorgimentiste” della storia patria, ma di cui non abbiamo nascosto il nostro profondo apprezzamento circa le ricerche ivi riportate sia nel campo della tradizione classica e specificatamente romana sia, soprattutto, nel campo dell’ermetismo alessandrino e “napoletano”: perplessità ed apprezzamenti che si sono rafforzate nel corso degli anni e delle nostre ricerche e che confermiamo serenamente. Questo numero 9 della rivista, però, ci ha sorpreso con valenze altamente ed esclusivamente positive, per la proposizione ai lettori di tematiche di spessore e di cui recentemente, nel mondo del tradizionalismo, si discute con vero spirito di ricerca e con inattesa e proficua sollecitudine. Per la prima volta in lingua italiana si presentano l’Avvertenza e l’Introduzione a "Il Barbaro" di Yves-Albert Dauge, opera che aveva già attirato precedentemente l’attenzione di Piero Fenili, direttore responsabile della rivista, che aveva denotato tutta l’importanza di tale testo nel campo degli studi romano logici:” Principale merito della sua opera è stato quello di essersi portato oltre il livello generico e non di rado retorico entro il quale risulta solitamente collocata e data quasi per scontata tale contrapposizione, per attingere invece un fondamentale criterio conoscitivo che si dimostra fungere da cardine all'intera visione del mondo dell'antica Roma.

In questo…fornisce anche un prezioso contributo alla romanologia, come ricerca intesa ad enucleare dal passato romano le sue costanti potenzialità di incivilimento, rendendole attive ed operanti” (PR 5/1998-1999, p. 11). Altro testo che merita una particolare attenzione è lo studio, a firma di Piero Fenili, sul mito della Fenice, sulla Renovatio Imperii e il misterioso regno del Prete Gianni. Prendendo spunto dalla battaglia di Adua del 1896 e poi dalla conquista italiana dell’Abissinia, si sviluppa un interessante percorso di riferimenti ed approfondimenti che si concentrano nel mondo dell’ermetismo kremmerziano ed italico, così come si manifestò tra le due grandi guerre mondiali, nel cui dominio l’idea della Renovatio Imperii assume una valenza assoluta soprattutto in riferimento all’affare Ekatlos. Successivamente l’analisi si concentra, oltre che sui dati storici, sulla figura del Prete Gianni, così come narrata dal XV secolo in poi, come figura che incarnasse una sovranità sacrale – da qui il riferimento salomonico – che rappresentasse un vero argine alla presenza islamica nella regione. A tal punto, ci riferiremo ai due scritti, che, secondo noi, nobilitano questa nona pubblicazione di Politica Romana. Il primo, sempre a firma di Piero Fenili, è dedicato al pensiero filosofico di Julius Evola, non per una critica, ma, al contrario, per “per l’importanza drammaticamente esistenziale dei problemi che ha sollevato ed in parte risolto” e “perché tale percorso fornisce la chiave necessaria per comprendere l’intera sua opera nella sua intima essenza”(p. 127). In un momento storico dove si riscopre un volto diverso dell’idealismo[3], oltre le superate interpretazioni accademiche e marxiste, la visione magica che ne offre Evola, l’apporto filosofico di Evola, riscoperto nel senso di filosofia arcaica e non di filosofia sistemica e razionalisticamente moderna, assume una valenza assolutamente straordinaria, sia nel campo appunto filosofico-speculativo, ma soprattutto, come ne tratta in tutta la sua ricerca il Fenili, in vista di una rivisitazione integrale dell’opera evoliana. Il principio che ordina le pagine in riferimento, da noi assolutamente condiviso, è che il pensiero del filosofo romano non possa essere analizzato  in parti separate e scientificamente non comunicanti, ma si debba operare un’ermeneutica che abbia valore fondamentalmente organica, che sappia integrare le diverse componenti di studio, le diverse fasi esperienziali del tradizionalista in questione, le diverse stagioni di studio e di lotta. L’efficace immagine dei cerchi concentrici adoperata rende molto bene il senso profondo di un percorso realizzativo, assolutamente particolare ed unico, che tramite l’idealismo magico, superando le limitazioni biologiche, psicologiche, ma anche le dubbie interpretazioni psicanalitiche di un Freud armonizza il contatto di Evola con l’Alta Magia, con l’Oriente - soprattutto col Buddhismo ed il Tantrismo - con la Tradizione Classica, per giungere alla fine che si concilia con l’inizio, l’uomo della modernità, che in Cavalcare la Tigre ritrova, con formalità difformi, ma come medesimo spirito, le altezze dell’Individuo Assoluto. L’Archeo Sulfureo, come viene definito Evola, si ritrova a convergere con l’insegnamento sapienziale di Jabob Boehme, non casualmente alla radice di una certa corrente dell’idealismo:”una materia contenuta in un ambiente chiuso (terra che racchiude la radice, atanor), da sublimare mediante l’intervento del fuoco, che arde la impurità o scorie presenti nella materia, fino alla nascita dal fuoco di un fiore di fuoco”(p. 172). Infine, ci riferiamo all’interessante approfondimento di Ivan Dalla Rosa che, grazie all’analisi dell’opera Supremo Vero, edita dall’Associazione culturale Ignis e curata da Roberto Sestito, delinea la personalità e le conoscenze di un esoterista poco noto nel campo degli studi tradizionali, Manlio Magnani (Parma 1881 – Buenos Aires 1943). Si presenta un’affascinante personalità che ha saputo armonizzare nel suo percorso di consapevolezza spirituale diverse componenti iniziatiche, dalla Scuola Pitagorica di Armentano e Reghini (prese parte alla redazione della rivista Atanòr), per passare all’obbedienza muratoria del Primitivo Rito Orientale di Memphis, al Martinismo, ma soprattutto all’esperienza ermetica e terapeutica tramite la Fratellanza di Myriam, capace di integrare vari indirizzi dello scibile tradizionale, come la Cabala, l’Alchimia, le dottrine orientali e la Gnosi. Al di là di un’esposizione eccellente da parte del Dalla Rosa della dottrina ermetica che nelle pagine di Supremo Vero viene esplicitata, sinteticamente rileviamo in questa sede due conclusioni importanti a cui giunge l’autore attraverso lo studio dell’opera di Magnani. La prima conclusione è che la medesima opera molto probabilmente sia stata largamente influenzata da alcune monografie a cura del celebre Gruppo di UR. Nello specifico, sembra ci sia la certezza che lo scritto di EA (pseudonimo di Evola in UR) Che cos’è la Realtà Metafisica abbia rappresentato un punto di riferimento di primo valore per le ricerche del Magnani, essendovi presente in Supremo Vero vere e proprie rielaborazioni del testo evoliano. La seconda conclusione è direttamente derivante dalla prima ed esplicita l’esigenza sia di Evola quanto di Magnani di tracciare una sensibilità anagogica che non conceda alcuno spazio a tentazioni di stampo evoluzionistico. Da qui si denota l’ortodossia tradizionale propugnata dall’autore di Supremo Vero, che si oppone alle spinte disgregatrici e moderniste di alcune correnti neospiritualiste di quei tempi, rammentando il senso della consapevolezza come risveglio, come rinascita ad uno stato ontologico già in essere nell’uomo, da ridestare dal suo sonno profondo: è la via reintegrativa verso il Divino che è in sé e contemporaneamente nel mondo…qui non c’è evoluzione, non c’è progresso. In tale ottica, condividiamo, concludendo la nostra recensione, il giudizio di Ivan Dalla Rosa su Supremo Vero:”Un libro prezioso…importante per capire, dalla diretta voce di un suo esponente di rilievo, il filone di una corrente rappresentativa dell’ermetismo mediterraneo del ‘900”(p. 187).

 Luca Valentini

(pubblicata sul n. 165 Settembre – Dicembre 2013 di Vie della Tradizione)



[1] In verità Piero Fenili in una recente intervista rilasciataci per il blog di cultura alternativa Ereticamente.net ha posto lo stesso Guènon a fondamento dell’idea di Tradizione che informa la rivista, seppur tramite una lettura adogmatica dei suoi insegnamenti: tale visione non può da noi che essere condivisa. Reputiamo di non esplicitare un commento arbitrario, estendendo tale giudizio anche alla figura di Julius Evola, la cui Rivolta contro il mondo moderno in questo numero viene definita “monumentale”.

[2] L’accusa ad Evola che spesso è stata mossa dalle pagine di Politica Romana è quella, negli anni ’30, di aver abbracciato una politica e riferimenti culturali di natura pangermanista. Come abbiamo già dimostrato su codesta rivista, nella recensione a Il Mondo alla Rovescia (raccolta di scritti evoliani per la casa Editrice Arya di Genova, in Vie della Tradizione n. 148, Gennaio – Aprile 2008), nella critica allo scritto Rasse und Charackter di F.L. Clauss, proprio Evola fuga ogni dubbio, decretando la necessità di un superamento del biologismo e del materialismo insiti in alcune espressioni tedesche dell’epoca, circa la propria fascinazione teutonica.

[3] Sul tema si approfondiscano gli scritti di Giandomenico Casalino e soprattutto la monumentale opera del professore americano Glenn Alexander Magee sui rapporti tra Hegel e la tradizione ermetica, da poco edita presso Mediterranee.