Giuliano Kremmerz e la religiosità greco-romana

 

di Luca Valentini

 

 

La società dell'Epoca faraonica non è quella posteriore di Alessandria, di Smirne,

delle isole greche all'epoca di Zenone e poi di Paolo di Tarso,

come oggi non è identica a Roma e a Giava, così il senso della parola religione. 

 

Discorrere della figura, dell’opera umana e magistrale di Ciro Formisano, in arte Giuliano Kremmerz, in relazione con la spiritualità che in Pitagora, in Platone, nella misteriosofia antica trovava i suoi cardini essenziali di riferimento, non è impresa facile, soprattutto per le incomprensioni a cui si riesca di essere esposti. Pertanto, nelle analisi che, in codesto articolo, andremo a sviluppare, si evidenzieranno non solo le affinità di un comun sentire, ma anche le dovute differenze d’orizzonte tra la dimensione magistica e quella cultuale e cosidetta pagana.

 

Partiremo con l’annotare che in diversi punti della sua opera scritta e in particolar modo nei Dialoghi sull’Ermetismo (1), l’ermetista di Portici ha voluto spesso segnare un vero e proprio solco d’appartenenza con l’identità ancestrale della Tradizione spirituale Italica e Romana, spesso volutamente ponendosi in antitesi con le infatuazioni esotiche di un sospetto spiritualismo di fine ‘800 e dei primi anni del ‘900:” Come italiano mi vanto di fare opera italiana e romana, nel senso di coordinare tutta la parte veramente probante di questa filosofia, per riscattare il nostro primato di pensatori della egemonia delle invasioni di pseudo teologi stranieri, che vengono nella nostra terra a portarci il verbo manufatto di interpretazioni ancora più manipolate con mentalità non latina, non italica, non chiara, imponendoci commenti a psicosofie orientali che non sono le nostre, chiare, limpide, cristalline, atte a intendere tutto il poco scibile religioso di altre latitudini e longitudini”.

 

In tale ottica, alcuni studiosi  si sono spinti nel definire quello del Kremmerz un vero e proprio ermetismo pagano. I riferimenti in tal senso non sono pochi né di scarsa rilevanza, proprio a segnare una reale comunanza di visione del mondo che il retaggio sapienziale di dette antiche civiltà. In tal senso, va segnalato la profondità che viene assegnata sia all’iniziazione orfica sia all’insegnamento pitagorico: ”Il nostro circolo è Circolo Pitagorico. Pitagora voleva l’idea con la vita vissuta, con la positività della realizzazione. Voleva l’immagine dell’evoluzione umana verso uno stato di pace assoluta che forse arrivava perfino alla compenetrazione della vita degli esseri animali“.

 

Per quanto si desume dall’Opera Omnia del Kremmerz, nelle pagine riservate alla purificazione ermetica, proprio il Pitagorismo assume nella pratica ascetica e terapeutica una rilevanza primaria. Quanto è indicato circa quella che viene denominata neutralità magica, cioè dissolvimento dell’anima dai vincoli istintuali, passionali e d’eredità genetica, può essere serenamente messo in relazione a tutte quelle pratiche d’ascesi nelle antiche Scuole di Crotone, di Metaponto e di Taranto. Non casuale, inoltre, a ben leggere alcuni studi sul tradizionalismo italico del ‘900, come l’ottimo saggio di Fabio Giorgio Roma Renovata Resurgat per le Edizioni Settimo Sigillo, ma non solo, anche di altri ricercatori, circa una contiguità tra alcuni appartenenti alla Fratellanza di Myriam di Giuliano Kremmerz ed altri vicini alla Schola Italica di Amedeo Armentano e Arturo Reghini (2).

 

Perseguendo in tale indirizzo, non possiamo non ravvisare una profonda vicinanza ideale che Ciro Formisano ebbe con la Romanità, non intesa nella mera accezione storica, ma soprattutto in tutta la sua valenza d’Idea immortale di Civiltà Solare:” Ricordate sempre che l’Italia è stata riconquistata e costituita dalla fede di generazioni e di secoli, e che l’imperio del pensiero latino, italico e romano sarà rinnovato, e l’aquila dell’Urbe volerà sul mondo per la fede di tutti noi nel destino e nella missione della nuova civiltà antibarbara, nel Sole fulgido della nostra razza sempre viva e giovane “.

 

Non sfuggirono alla sua attenzione, inoltre, l’importanza del Nome Segreto della Città Eterna e l’importanza del diritto sacrale che in essa si è affermato, come atto normativo di civiltà dei popoli, forse per la prima volta nella storia dell’umanità:” …la religione romana nella sua integrazione era parte delle funzioni statali, come un dovere pubblico… E’ tutto un rituale dell’iniziazione latina che dette all’occidente, come ricordo della sua potenza divina, il nome occulto della città sacra, non mistica, sacra nel senso profondo che aveva la conoscenza dell’Uomo, prima assai che la peste di origine orientale spostasse la visione della Verità Eterna“.

 

In tutto ciò, non potevamo non affrontare l’avvento del Cristianesimo nell’Occidente classico, evento, che come confermerà lo stesso Kremmerz, nei testi che si citeranno, rappresenterà una vera e propria pandemia d’involuzione della civiltà greco-romana: ”La missione di trasformare l'uomo da lupo vorace in dolce agnello, fu data al cristianesimo, il responsabile assoluto della vittoria dei popoli barbari sul mondo romano e di una lunga e oscura notte medievale, in cui la follia e la ignoranza involsero la grande Europa in tale stato di sterilità intellettuale che un sillabario pareva un capolavoro“. Un’anteprima, potremmo azzardare, dell’avvento del Quarto Stato in età arcaica, come sconvolgimento di ogni ordinamento tradizionale, di ogni riferimento ideale, di ogni virtù classica: ”Nel Cristianesimo cattolico l’orientazione è diversa, fin dalle origini, che furono dissolutive e antiromane: religione plebea, dall’aria comunista, diventata più tardi conservatrice e combattiva… “.

 

Gli stessi riferimenti al simbolismo della messa, sembrano andare ben oltre il mero aspetto liturgico cristiano, attingendo all’essenza di un rituale iniziatico che, personalmente, collochiamo in quell’autentica misteriosofia solare antica, che furono le iniziazioni ermetiche al Nume Primordiale e Solare di Mithra. A tal punto, però, è d’uopo affrontare un aspetto delicato dell’insegnamento ermetico kremmerziano, il quale, in consonanza con alcune scuole magiche dell’800 e con grandi esponenti delle stesse, come, per esempio, Elifas Levi, presenta tutta una serie di simbologie e di pratiche ricollegabili ad una ritualità non solo pitagorica, caldea ed egizia, ma anche cabalistica e cristiana.

 

Noi non facciamo nostra la tesi che tale impostazione sia stata quasi imposta per non intaccare le credenze fideistiche dei lettori e degli aspiranti ermetisti dell’800 e del ‘900, ma reputiamo che non vi sia l’apparente contraddizione che alcuni additano, per un’analisi d’essenzialità che va necessariamente svolta sulla natura dell’ermetismo e della paganità. L’Ermetismo per sua intima natura ha una dimensione assolutamente diversa rispetto a qualsivoglia culto religioso, sia esso pagano, monoteista o meditativo che sia. Se la cultualità arcaica può essere ricollegata ad un’aderenza al Sacro di pura referenzialità mistica e collegata giustamente ad una dimensione di appartenenza identitaria di sangue e suolo, la sfera magica sublima e supera il limite di tale appartenenza e libera l’operatore dai vincoli imposti dalla Dea Tellus:” Tutta l'Umanità è UNA. Come UNO è il sole preso come fonte di luce e di vita di tutto l'universo solare. Di conseguenza uno è Dio, perché è il creatore ed il creato, cioè la sintesi personificata di tutto ciò che è visibile, Uno, Universo.

 

Se questo enunciato cabalistico sia verità o bugia, non ci riguarda: ciò che preme è di vedere in qual maniera la concezione dello spirito è accaparrata dai mistici”(Primo Dialogo). Se la dicotomia religiosa ha un suo senso ad un livello fideistico e cultuale, lo perde, assolutamente, nel campo della pratica ermetica, ove non ci si confronta con un antropormofismo sacrale ed emozionale, ma con forze allo stato puro, che vengono evocate con tecniche che la Tradizione Occidentale adopera non per credenza, ma per efficacia energizzata e accumulata nei secoli:” Apollo, che si identifica col Sole come luce mentale, bellissimo di corpo e luminoso nella mente, dette ai Greci, dice la favola, le prime cognizioni sulle arti e sulle scienze. Questo è il concetto chiaro in cui metto in relazione contenente e contenuto. Se voi invece volete studiare particolarmente in qual modo alla deformazione di uno sviluppo psicofisico corrisponda una protuberanza tra le parti del cervello e le manifestazioni esteriori, compite un'analisi a cui non m'interesso”. Reputiamo, d’altronde, che si osservasse con scrupolo la struttura sacrale dell’Antico Egitto, anche grazie ai preziosissimi studi dell’egittologo simbolista Renè Schwaller de Lubicz e di sua moglie Isha, si potrebbe comprendere come tali dimensioni, quello cultuale e quello iniziatico, sia gerarchicamente ed organicamente ricompresi nell’unità del Sacro e nel riconoscimento della presenza reale degli Dei. In ciò forse si esplicita l’accusa più violenta al Cristianesimo, quella di aver sovrapposto ed invertito i piani, di aver abrogato ogni diritto alla differenza, di aver eliminato ogni virtù della gerarchia, ma, non nei diritti fondamentali dell’Uomo, ma all’accesso aristocratico alle sfere uraniche:” Il cave canem dei nostri padri romani poteva essere inteso in un senso molto concreto: bisogna guardarsi dal volgoVulgus e Plebs è la pressione e l'avidità della folla, del numero, la potenza comprimente dell'efflato collettivo”.

 

Infine, cosa possiamo trarre dal pensiero di Kremmerz in merito alla religiosità greco-romana? Noi ora offriremo la nostra risposta, che è appunto personale indi parziale, che non va universalizzata, perché ognuno deve costruirsi il proprio percorso, in pieno stato di libertà e di non omologazione simpatetica. La vita, la propria esperienza esistenziale e spirituale, come nella costruzione di una piramide, necessità di un’iniziale e solida base di partenza, che, per noi, non può non essere la specificazione di Sangue e Suolo d’appartenenza, indi della Tradizione Nostra, che è greco-romana (anche germanica aggiungerebbero, non a torto, un Evola ed un Romualdi), che è Indoeuropea e classicamente tradizionale. Di qui si parte ed in seguito ci si misura con la propria volontà e con la propria qualità. Quanti conservano Oro Alchimico nella propria miniera potranno ascendere dal basamento alla vetta della piramide, che è una conversione del molteplice nell’Unità, alla conquista spagirica di quella Forza, che come insegna appunto il Kremmerz, informa l’intero Universo. Un consiglio per i lettori di Ereticamente? Mantenere quanto possibile una neutralità interna, una libertà di giudizio, dagli ipse dixit, per rimanere distanti da ogni ottuso dogmatismo, sia esso cristiano, islamico, pagano.

 

Il morbo della modernità è multiforme e si nasconde dietro la dicotomia falsa dei dogmatismi contrapposti, della massonismo mimetizzato da cardinale, da laico o da redivivo sacerdote pagano. Giuliano Kremmerz e la spiritualità classica ci offrono le armi per vedere oltre l’aspetto formale, per scovare nel profondo la modernità, che è omologazione, schiavitù, sonnambulismo:” Chi vi dice che il culmine della progressione umana non sia stato raggiunto in epoche lontanissime? E che la tradizione religiosa di un peccato di origine o di una prevaricazione, non sia la tipica accusa a questi lontanissimi progenitori che inabissarono il loro mondo, ignorando la distruttibilità della loro onnipotenza per la incoscienza del loro orgoglio?”.





 

 

Note:

 

1)     Testo dal quale abbiamo, per semplicità e per omogeneità, tutte le citazione del Kremmerz;

 

2)     In merito ad alcuni personaggi che hanno interagito sia con la Magia Terapeutica sia col redivivo Pitagorismo Italico, segnaliamo la singolare e particolare personalità di Manlio Magnani, che nel suo testo, Supremo Vero, contiene un interessante introduzione di Roberto Sestito, con non poche divulgazioni di un certo valore, sulla vita e le frequentazioni ermetiche dello stesso Magnani.

(Tratto da EreticaMente, con il permesso dell'Autore) 

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