Giuliano Kremmerz

La Tradizione Hermetica

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Il Kremmerz non è un semplice erudito ricercatore e volgarizzatore delle dottrine ermetiche. Egli prima di tutto, e soprattutto, è stato un paziente, tenace, accorto ed appassionato sperimentatore che ha fatto della pratica magica il continuo e più importante scopo della sua vita...

Questo passo, tratto dall’introduzione ad una ristampa di uno dei suoi primi scritti[1], sintetizza la figura iniziatica di Giuliano Kremmerz, uno dei più grandi Maestri di Magia italiani, personalità emblematica dell’Ermetismo moderno, le cui opere hanno risvegliato l’antico fuoco dell’arcana sapienza e un serio interesse nell’esoterismo contemporaneo, volgente di nuovo lo sguardo verso l’insegnamento tradizionale dopo alcuni decenni di smarrimento.

Un’introduzione all’Opera del Kremmerz non può tuttavia prescindere da una analisi essenziale delle condizioni storiche che hanno contribuito alla rinascita del pensiero esoterico nel XIX secolo, il cui inizio fu caratterizzato da un’ondata improvvisa quanto feconda di crescente interesse per la filosofia occulta, ormai finalmente affrancata dal flagello criminale della santa inquisizione. In Gran Bretagna il misterioso adepto Francis Barrett, probabilmente legato alla Rosa+Croce, aveva significativamente celebrato la nascita del 1800 all’insegna della Magia, pubblicando un’opera monumentale a carattere enciclopedico, The Magus (Londra, 1801)[2], nella quale oltre a riunire organicamente testi introvabili di alchimia, cabala, astrologia, magnetismo, magia cerimoniale e talismanica, si proponeva la realizzazione di una scuola di Ermetismo, cui sembra abbia aderito E.Bulwer Lytton (l’autore del celebre romanzo Zanoni), invitando ricercatori e studiosi a rivolgersi al proprio indirizzo. Il libro, che costituì un’impresa editoriale fuori dal comune per l’epoca, naturalmente non era stato dato alle stampe senza precise intenzioni iniziatiche e indubbiamente riuscì nel suo intento, suscitando un vivo e concreto risveglio delle dottrine ermetiche e determinando un notevole impulso nella successiva formazione di importanti ordini esoterici, tra cui la ben nota Golden Dawn. Evidentemente i tempi erano ormai maturi; il tempio di Iside lasciava nuovamente trasparire una tenue ma fiera luce di rinascita spirituale, un crescente lunare presagio di una nuova era feconda e riflesso di un sole iniziatico che risorgeva nelle anime dei Ricercatori della Verità. La Francia aveva accolto con ardente entusiasmo l’apparizione del Dogme et Rituel de la Haute Magie (1856) di Eliphas Levi, un dotto cabalista profondamente erudito nel campo delle dottrine esoteriche, ritenuto il padre dell’occultismo moderno e destinato a diventarne uno dei massimi esponenti. Al Dogme et Rituel seguirono altri importanti testi, tra i quali i classici Histoire de la Magie, La Clèf des Grands Mystères e Le Grand Arcane[3], ormai punti di riferimento storici della moderna letteratura esoterica. Stanislao de Guaita, Papus ed altri autorevoli studiosi continuarono, quali degni eredi, l’opera iniziata dal Levi, determinando una svolta fondamentale nella Scuola Esoterica Francese, che vide fiorire tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo importantissime e prestigiose organizzazioni, quali la Società Ermetica e la Società Alchimica di Francia, l’Ordine della Rosa+Croce Cabalistica e la Rosa+Croce Cattolica. Lo stesso Aleister Crowley, personaggio controverso dotato di notevoli ingegno e cultura, non sfuggì al fascino e all’influenza delle opere di Eliphas Levi, del quale si considerava addirittura un’incarnazione. 

Mentre così l’Occidente e in particolare la Francia andavano impregnandosi di un’atmosfera esoterica densa di interessanti e validi fermenti, e numerosi Ordini e Organismi Iniziatici sorgevano ex-novo o si ricostituivano ispirandosi sovente a precedenti esperienze, in Italia il fuoco dell’antica sapienza dormiva ancora sotto le ceneri dei secoli bui. Tenui vagiti si erano avuti in alcune temerarie pubblicazioni apparse attorno alla metà del secolo, cui aveva fatto seguito una messe indiscriminata di stampa spiritista che trovava un fertile terreno nella sete di novità che questa nuova dottrina andava suscitando. Così mentre medium e magnetizzatori imperversavano teorizzando singolari filosofie dell’ignoto, nel 1895 un giovane professore di lettere, studioso e praticante dell’antica Magia, organizzava presso Castellammare di Stabia un laboratorio ermetico per la cura gratuita delle malattie e nel 1897 dava alle stampe un insolito periodico dal titolo misterioso: Il Mondo Secreto - Avviamento alla Scienza dei Magi[4], una rivista esoterica che rievocava dagli antri tenebrosi del Medio Evo, dimenticata sotto la polvere e il sangue di secolari e deliranti accuse e dissertazioni, la famigerata Magia, addirittura definita e divulgata quale Scienza Sperimentale Integrale dell’Uomo…

Dunque la magia non costituiva un’accozzaglia di pratiche empiriche, diaboliche o superstiziose, segreti bizzarri, o residui di credenze pagane privi di fondamento, così come per secoli si era tentato di far credere? Evidentemente dimostrare esattamente il contrario era il fine primo di Giuliano Kremmerz; sfrondare la Scienza dei Magi da ogni incrostazione e sovrastruttura devianti o da profonde deformazioni provocate dal lungo periodo di forzata clandestinità e dalla ruggine corrosiva di paure popolari e pregiudizi inculcati in un immaginario pesantemente condizionato da radicali e cruente persecuzioni, pretestuosamente motivate e giustificate da una costante e sistematica identificazione della magia con il demonio. Al di fuori di queste deformazioni indotte, la base dell’insegnamento del Kremmerz consisteva nella sperimentazione pratica e diretta di quanto asserito, nella accettazione dei principi esposti quale logica conseguenza di una realizzazione tangibile e oggettiva. Anche in questo il Kremmerz si atteneva alla linea e alle regole tradizionali dell’insegnamento classico, seguendo il metodo fondamentale di assoluto rispetto della libertà individuale, fornendo al discepolo o al semplice lettore soltanto i mezzi e le basi teoriche per poter arrivare ad una conclusione autorealizzativa, suggerendo nei suoi scritti una problematica apparentemente semplice e scorrevole che in realtà non si esaurisce in una banale riflessione, ma spinge ad un’analisi introspettiva, ad una ricerca che conduca ad una soluzione costruttiva degli eventuali interrogativi formulati durante la lettura.

L’Opera del Kremmerz sembrò concretizzarsi rapidamente, riuscendo a raccogliere consensi e adesioni da ogni parte d'Italia, oltre che di paesi stranieri, e suscitando un deciso interesse negli animi di quei numerosi studiosi impegnati nella ricerca del filo di Arianna che potesse ricondurre alla vena tradizionale autentica dell’ermetismo. E in effetti il Kremmerz dimostrava nei suoi scritti una padronanza assoluta della materia, che gli permetteva di esporre tranquillamente profonde verità, lasciando trasparire una personale esperienza, una diretta realizzazione iniziatica che lo distingue da altri occultisti più o meno orecchianti e che conferma la sua regolare appartenenza ad una misteriosa filiazione iniziatica perpetuatasi da tempi remoti in Italia, depositaria delle Chiavi della sapienza Rosa+Croce e della conoscenza Templare, che scorreva ininterrotta attraverso la tradizione rinascimentale, greco-romana e etrusca, alessandrina, egizia, caldea e assira e ancora oltre.

Senza dubbio uno dei maggiori impegni del Kremmerz, iniziato in giovanissima età al culto dell’antica sapienza ermetica da un misterioso personaggio di nome Izar (Pasquale De Servis), era di esporre in forma moderna e accessibile i fondamentali elementi dottrinali di una disciplina la cui continuità e integrità erano state affidate per secoli quasi interamente alla trasmissione orale e la cui divulgazione si rendeva necessaria, nei limiti consentiti, per dimostrare la realtà della Scienza dei Magi e le reali possibilità realizzative e terapeutiche delle teorie ermetiche. Per questo motivo nel 1896, al sorgere dell’anno solare magico, il Maestro mise in pratica i suoi propositi, fondando la Schola Philosophica Hermetica Classica Italica e ricostituendo con essa la Fratellanza Terapeutico-Magica di Miriam, un’organizzazione a carattere iniziatico di volontà umane votate al bene dell’umanità, la cui manifestazione esteriore era affidata ad alcuni gruppi di affiliati riuniti in Circoli e Accademie; un’associazione scientificamente costituita, affinché l’uomo che ne faccia parte compia la sua missione di venire in aiuto del proprio simile con tutte le sue energie psichiche messe in movimento dalla propria volontà, volontà purificata da ogni egoismo e animata dalla coscienza di produrre il bene altri, senza ambizione di merito premiabile e senza speranza di alcun compenso…

Gli scopi della Scuola del Kremmerz erano essenzialmente due: il primo, comune ad ogni iscritto, comprendeva, oltre le tecniche e gli insegnamenti relativi all’ascenso personale, lo studio e la pratica della medicina ermetica per un’azione terapeutica gratuita rivolta alla guarigione o all’alleviamento delle sofferenze di chiunque, bisognoso, ne facesse richiesta. Il secondo, ad un livello superiore, pur mantenendo e perfezionando la fondamentale e imprescindibile componente terapeutica, mirava ad un graduale e progressivo sviluppo iniziatico, sinteticamente espresso dalla formula di divinizzazione dell’uomo o, alchimicamente, nella trasmutazione del piombo in oro. Dopo la pubblicazione del Mondo Secreto fiorirono nel giro di pochi anni numerose accademie in varie regioni d’Italia, in Francia, in Sud America e in Canada, ma altrettanto rapidamente, per molti e complessi motivi che richiederebbero una trattazione a parte, per il nobile progetto Miriam iniziò un lento quanto irreversibile declino, che indusse il Kremmerz ad esprimere le proprie riserve ed amarezze sia privatamente – nelle lettere e nei colloqui riservati con i più fidati discepoli – sia pubblicamente, nel 1917, con un’eloquente premessa alla ristampa dell’Avviamento alla Scienza dei Magi e con lo scioglimento delle accademie stesse. In realtà il Maestro, lungi dal rinunciare all’esperienza miriamica – una coraggiosa iniziativa strettamente personale, peraltro costantemente criticata e avversata da alcuni confratelli e superiori[5] – o dal venire meno al luminoso ideale al quale aveva generosamente consacrato l’intera esistenza, intendeva o mirava ad una ristrutturazione radicale della Schola, in seguito alla quale l’insegnamento pitagorico diretto avrebbe dovuto sostituire l’impostazione gerarchica della medesima, compresi quei titoli e gradi che a causa dell’immaturità e dei limiti umani di non pochi iscritti, avevano inevitabilmente condotto a travisamenti, interpretazioni personali e addirittura tradimenti delle finalità e dei valori originari, e persino degli insegnamenti della Miriam e del Maestro stesso[6]. Il proposito o la speranza del Kremmerz non si tradusse tuttavia in realtà, o meglio si realizzò solo in parte, e significativamente - e per certi aspetti enigmaticamente – al momento del trapasso, avvenuto il 7 maggio 1930 a Beausoleil (preannunciato peraltro da eloquenti e documentati presagi) non lasciò, o non volle lasciare, alcuna disposizione o istruzione specifica, né tantomeno un legittimo successore, cui affidare l’eredità e la continuità della scuola. Dopo vari anni di incertezze e relativo oblio, dall’immediato dopoguerra in poi si sono registrati diversi tentativi autonomi di recupero della Fratellanza con iniziative più e meno apprezzabili di ispirazione kremmerziana e miriamica, da parte di ex discepoli diretti o meno, o di presidi di accademie sopravvissute. Anche questa parte di storia, al di là di certe inattendibili analisi di parte, meriterebbe un esame critico obiettivo e una serie di considerazioni, oltre che necessarie precisazioni, la cui ampiezza esula inevitabilmente dagli intenti di questa introduzione. E’ da sottolineare tuttavia che ad un riscontro oggettivo dei fatti e dei risultati, pur considerando la buonafede e la dichiarata onestà di intenti di alcuni promotori di tali iniziative – in qualche caso evidenti e innegabili, in altri certamente meno –ancora una volta sono venute sostanzialmente a mancare le prerogative basilari che avrebbero dovuto seriamente condurre i singoli responsabili ad un concreto e costruttivo accordo in nome del comune ideale o, quantomeno, in riconoscente memoria del Maestro. Così ancora una volta a causa dell’egoismo degli uomini è andata perduta l’occasione per dare vita ad un rinnovato organismo di chiara e onesta impronta kremmerziana, certamente di proficuo aiuto per tutte le anime seriamente impegnate nei primi passi della ricerca della verità ermetica. Ed è forse utile aggiungere che certe palesi contraddizioni, certe assurde scissioni seguite da ridicole scomuniche, unite a pretenziose se non patetiche rivendicazioni di autenticità o legittimità, hanno inevitabilmente prestato il fianco a critiche feroci e capziose da parte degli immancabili sciacalli e mentecatti che periodicamente quanto fatalmente si affacciano come comparse sul teatrino parrocchiale dell’occulto per tentare, ovviamente invano, di denigrare pretestuosamente non tanto i riprovevoli limiti e le ingiustificate deviazioni dovute alle debolezze umane, quanto la realtà e i valori più profondi dell’autentica Magia[7]. 

E’ altrettanto innegabile che grazie alla buona volontà, all’abnegazione e al concreto impegno di alcuni onesti volenterosi, o di singoli ricercatori, la dottrina e il percorso realizzativo indicati dal Maestro soprattutto nelle prime opere[8] hanno continuato e continuano a vivere, contribuendo luminosamente a infondere sostegno e fiducia nelle anime di coloro che credono fermamente ad una reale missione d’ascenso iniziatico[9].

La produzione letteraria del Kremmerz, pur rappresentando una minima parte della sua attività iniziatica, è assai vasta e può distinguersi in due principali periodi separati tra loro dalla data 1910, anno di pubblicazione della prima edizione del classico scritto La Porta Ermetica[10], oltre che della rivista Commentarium, e del rinnovamento della scuola da lui fondata. I primi libri, apparentemente più vicini ad un occultismo di impronta francese, spianarono la strada all’imponente opera divulgativa impostasi in seguito con testi di altissimo livello in cui la mano dell’adepto ha espresso pienamente una conoscenza magistrale, monumento dottrinale ermetico di primissimo piano in cui è possibile avvertire la genuina eredità delle antiche iniziazioni e l’arcano fascino della magia tradizionale.

Leggendo e meditando i suoi scritti è possibile percepire l’atmosfera di una diversa dimensione al di fuori della bassa materia, in cui si intuisce la parola o il saluto di Elia, quell’Elia che i Rosa+Croce salutavano come Nunzio della Sapienza e Spirito di Luce. Una Luce ideale nella quale il Kremmerz sperava vedere riuniti tutti gli spiritualisti italiani. Il Maestro ha tracciato il solco e gettato i semi per coloro che aspirano con ferma volontà ad una realizzazione interiore, a raccogliere il frutto di un lavoro profondo di effettivo rinnovamento spirituale, individuale e collettivo, quale concreto contributo al Bene e alla Verità. A questo alto Ideale si è magistralmente ispirata l’opera di Giuliano Kremmerz, un vero adepto il cui Sole iniziatico diffonde ancora i suoi raggi nelle tenebre materialiste della nostra epoca, quale prezioso faro nel sacro porto sapienziale che attende i vascelli vittoriosi dei ricercatori della Grande Opera.

(Tratto dall’Introduzione di P.L.Pierini R. alla ristampa de “La Porta Ermetica”).


[1]G.Kremmerz – Angeli e Demoni dell’Amore – Ed.Rebis.

[2] F.Barrett – Il Magus - prima trad. ital. Ed. Rebis.

[3] E.Levi – Il Grande Arcano – ristampa della prima trad. ital., Ed.Rebis

[4] G.Kremmerz – Il Mondo Secreto – prima ristampa integrale in due volumi delle annate 1896-97-98-99, Ed.Rebis.

[5] La Fr+Tm+di Miriam e la Schola costituirono esclusivamente una nobile e ammirevole iniziativa del Kremmerz, posta sotto la indiretta protezione (ma sarebbe più appropriato scrivere osservazione) dell’ordine, o meglio di uno degli ordini, ai quali il medesimo era affiliato. E’ certo comunque che alla sua morte questo legame o contatto indiretto stabilitosi tra il cosiddetto Ordine Egizio (una realtà iniziatica sulla quale si sono consumate vere e proprie odissee verbali senza alcuna cognizione di causa) e la Miriam venne a cessare definitivamente, senza più manifestarsi in alcuna forma.

[6] Cfr, a questo proposito, tra l’altro, le più che eloquenti lettere del Kremmerz ad un discepolo (scritte nel 1929), pubblicate integralmente su “Elixir” n° 5, Viareggio, Ed.Rebis (N.d.C.)

[7] Magia, termine magnifico e sublime, ancora oggi in gran parte abusato, calunniato, confuso e soprattutto incompreso, che il Kremmerz volle invece restituire alla sua più alta e pura espressione e a proposito del quale in un significativo passo de La Porta Ermetica scrive: …anche perché non potevo battezzare con un nome diverso, un nome che non esiste, una scienza o un gruppo di scienze che mirano alla integrazione dei grandi poteri umani nella età moderna.

[8] Il Kremmerz conferma esplicitamente, nei propri scritti, la realtà di un’iniziazione per riti, suggerendo chiaramente agli aspiranti alla luce, nel Mondo Secreto, pratiche di fondamentale importanza.

[9] Parlare di missione o vocazione può apparire forzato o eccessivo, ma in realtà il difficile e spesso arduo percorso ermetico – se realizzato consapevolmente, integralmente e seriamente – non può essere relegato a livello di hobby o di semplice interesse, come tanti altri. La Magia, come la musica o l’arte, è aperta teoricamente a tutti e tutti possono tentare di studiarla e praticarla. Ma come per la musica e l’arte, molti rinunciano alle prime esperienze o prove perché privi del necessario talento o dei più elementari presupposti; alcuni riescono ad ottenere apprezzabili o validi risultati. Pochissimi diventano veri artisti. Devo però avvertire – scrive infatti il Kremmerz – che la conquista ermetica nel suo valore reale è essenzialmente aristocratica e dà operatori di bene e non filosofi parolai…

[10] Quest’opera, non a caso articolata in ventidue capitoli come gli arcani maggiori dei Tarocchi, nella quale l’Autore rivela in stile quasi narrativo altissime verità, fu pubblicata per la prima volta dalla Casa editrice Luce e Ombra (nota per la storica rivista omonima) nel 1910; successivamente fu ristampata nel 1924 in una limitatissima edizione fuori commercio a cura del Circolo Vergiliano di Studi Ermetici di Roma e infine da Spartaco Giovene Editore in Milano nel 1944, in un’edizione integrata da La Ricerca della Verità Ermetica (utilizzata per la ristampa Rebis).