Giuliano Kremmerz

La Tradizione Hermetica

Area Riservata

Chi c'è online

Abbiamo 44 visitatori e nessun utente online

Quasi non bastasse alla filosofia occulta la guerra spietata dei preti ignoranti e di poca fede, anche i filosofi che più hanno ascendente sulla gioventù studiosa gittano la loro pietra.

Nella Nuovissima Antologia Italiana (febbraio 1898) trovo pubblicato il sunto della prolusione di Giovanni Bovio intorno ai pregiudizi, fatta all’Università Napoletana.

Io credo che il pensiero dell’illustre uomo sia stato in molti punti tradito dal reporter; perché, se questo non fosse, io non saprei giustificare come un uomo di tanta fama abbia messo in luce delle opinioni tanto poco in armonia col progresso della scienza sperimentale moderna. 

Dopo aver definito il pregiudizio come un errore non corretto e la superstizione come un pregiudizio religioso (cose incomplete) e l’allucinazione come una superstizione che turba la mente (cosa assolutamente falsa), le apparizioni degli spettri (Banco, Re di Danimarca, Nino, Samuele) non sono che allucinazioni. William Crookes, Aksakoff, Dariex, Lombroso, De Rochas e tutti gli sperimentatori moderni sono degli allucinati… perché hanno la superstizione, pregiudizio religioso, (essi che non credono) che turba loro la mente!

Ma dove è ammirevole l’incomprensibilità scientifica del Bovio è quando vuol dire che le investigazioni freniatriche sui soggetti creatori di spettri sono incomplete, se non si tien conto dell’influenza dell’ambiente sull’artista, e conchiude:

«Alcoolizzate quanti poeti volete della età nostra, date loro dei genitori ed avi nevrotici quanti potete frugare nella genealogia domestica, voi se create uno spettro oggi farete ridere».

Non è vero. Lui, il Bovio, nella Festa di Purim non ha creato, ha riprodotta una voce spettrale della caduta del paganesimo: Il Gran Pane è morto e non ha fatto ridere, viceversa ha commosso e commuove.

Nella natura di Bovio il senso artistico e più illuminato del senso filosofico: in filosofia non studia il fenomeno umano nell’eternità, ma nella relatività dei tempi.

Egli dice:

«In fatti, Voltaire evocando l’ombra di Nino non commosse, perché Voltaire non credeva e non poteva far credere. Si vis me flere resta eterno.

Prima dell’allucinazione ci voleva la superstizione, e prima di questa il pregiudizio del tempo. Allora le caverne danno oracoli, le querce sono vaticinanti e i numi, come vuol Giovenale, nascono negli orti a guisa di cipolle.

La psiche di Amleto abbandonata al psichiatra è una mezz’anima».

Ma tutto ciò non è nel pregiudizio dei tempi, ma nella ragione occulta dei fenomeni psichici. Ora le caverne non danno più oracoli, gli alberi vetusti non vaticinano, i numi non nascono più come cipolle, e viceversa continua su di altra forma lo stesso fenomeno psichico: le chiese sono caverne in cui gli oracoli si ottengono coi miracoli provocati, non vaticinano gli alberi ma le novene e i rosarî, i numi non nascono negli orti, ma ogni paese ha una madonna o un santo miracolosi, e ogni famiglia una mezza dozzina di santi avvocati. Lo stesso fenomeno ha cangiato stile, ma è lo stesso: il perpetuarsi di esso non è un pregiudizio, ma una legge inesorabile che attesta come la psiche umana ha virtù che oggi appena la scienza sperimentale comincia a mettere in luce.

Di qui altri fiori:

«La Cabbala fu ed è il pregiudizio più diffuso, da Ficino a Pico, da Pico a Frank.

Teoricamente la Cabbala è un sistema emanatista. Dall’Einsoph procedono le dieci sephirot. In Italia poté attecchire in Firenze, sul fondo neoplatonico, inaugurato da Ficino, ampliato da Pico della Mirandola. Le 900 tesi di Pico erano gran parte a fondo cabbalistico. In Padova la Cabbala non poté penetrar mai; il fondo aristotelico non si prestava.

Il risorgimento prese colore diverso da tre regioni italiane: nel settentrione fu aristotelico (Bologna e Padova ― Pomponazzi, Zabarella, Cremonini), nel centro fu neoplatonico (Ficino, Pico), nel mezzogiorno fu Naturalista, (Telesio, Campanella, Bruno). La Cabbala non poté penetrare né nel settentrione, né nel mezzogiorno, e rimase al centro d’Italia.

La Cabbala pratica si fonda sulle lettere, che presso gli Ebrei e i greci sono numeri ancora. Poiché la parola oriente e la parola Gesù equivalgono a 138, Gesù è l’Oriente. Poiché Gesù equivale a 138 e il serpente a 126, Gesù vincerà il serpente. Così ne nascono la divinazione e la magia. La Cabbala è sfatata per sempre, ma non restano pregiudizi peggiori? Lo Spiritismo e l’Occultismo sono i due grandi pregiudizi dell’età nostra».

Tutto questo significa che il professore non ha capito né la Cabbala, né i sefirotti, né la Cabbala pratica (vuol dire adattamento) e ti qualifica di punto in bianco lo spiritismo e l’occultismo come due peggiori pregiudizi dell’età nostra!

Indi il professore continua:

«Dalla Cabbala nacque l’occultismo, dall’occultismo lo spiritismo, e da un capitolo dello Spiritismo che è la demonologia (??), la jettatura».

I lettori studiosi non capiranno per che cosa ci stia ad entrare la jettatura: lo spiego brevemente. Il Bovio ha dovuto esser vittima di qualcuno che abbia la virtù, come scrive Nicola Valletta, di jettare per li occhi e sotto l’impressione di questa orrenda malsania ha avuta la pessima idea di occuparsi di cose che egli ha sempre ignorate ― ed ha voluto dei suoi pregiudizi molto poco filosofici gittare una nuvola sul suo giovane uditorio.

Così non è da maravigliarsi che i giovani colti e la gente seria appena si parla di scienze occulte borbottino: Ma che utopie! Ma che pazzie!

Il pregiudizio vero, nelle scuole e nella società contemporanee, è questo: che si giura in ciò che i professori di un certo nome predicano dalla cattedra e dalla tribuna, senza supporre neanche come probabile che chi predica imbandisce, alla mensa intellettuale degli uditori, delle castronerie da prendersi con le molle. Personalmente ho troppa grande stima dell’ingegno di Giovanni Bovio per perdonargli una scappata antiscientifica, e in contraddizione con tutto ciò che lo sperimentalismo ardito valorosamente sottrae alle tenebre dell’ignoranza officiale.

Kremmerz

* Tratto da  Il Mondo Secreto, Anno 1898, fascicolo 6°, Giugno (ristampa anastatica Rebis, Viareggio 1982, vol. I, pp. 312-314 - Giovanni Bovio contro l’occultismo. I pregiudizi della moderna filosofia)

Bovio ammette le leggi occulte

Da Il Mondo Secreto, Anno 1899, fascicolo 3°, Marzo (ristampa anastatica Rebis, Viareggio 1982, vol. II, pp. 144/145):

Scrive il Prof. Bovio a pag. 141 del suo libro sul Genio:

«È dunque universalmente convenuto che il genio è creare. La creazione ex-nihilo è assurda; ― dunque è scoprire. ― Ciò che tutti possono scoprire, no; scoprire dunque una legge occulta. La legge è rapporto lontano: Questa visione è sintesi».

Così il Bovio camminando per un’altra via raggiunge la verità di chiamare genî gli uomini chiaroveggenti che scoprono leggi che al comune degli uomini sfuggono.

Però a pagina 192 dimentica questo e scrive:

«Il misticismo del genio non è che una superstizione idealizzata e affatto diversa dalla superstizione medioevale de’ Vittorini, consistente nel Fides qua creditur».

Il misticismo dell’uomo di genio non può essere una superstizione idealizzata, ma una chiaroveggenza indefinita nella quale l’Io psichico dell’uomo non è arrivato alla possessione completa della verità. Se così fosse, l’uomo di genio non avrebbe più tendenza mistica ma sarebbe un illuminato, espressione settaria che risponde all’ideale puro del Genio ― e quindi diventerebbe un Budda o un Cristo, ammirabili nelle leggende e nelle conseguenze delle leggende universali create intorno ad essi, ma non per essi.

Quando il Bovio a pagina 261 si scusa di aver abbozzata una dottrina con esiguo numero di nomi e di esempi… egli sente che la sua chiaroveggenza intuitiva non lo inganna di fronte ai fatti ed alle esperienze accumulate nel materiale del Lombroso, ma questa sua coscienza è la scienza dei mistici ― pochi passi più innanzi e penetrerebbe le leggi della continuità della rivelazione quod est in voto.

Kremmerz

*

Il Mondo Secreto, Anno 1899, fascicolo 2°, Febbraio (ristampa anastatica Rebis, Viareggio 1982, vol. I, Nota 1, p. 62):

(…) La sintesi della natura presenta i tre stati della materia, solida, liquida e gassosa. Questo numero 3 si ripete nei regni della natura visibile. Questo numero 3 completa la serie nella progressione divina, l’uomo (il corpo grave, che imprigiona una intelligenza), il demone (il corpo leggiero, che si avvicina all’intelligenza), lo spirito (il corpo evanescente, che non ha forma neanche ideale e si simbolizza nella luce). La trinità in tutto, perfino nei filosofi sommi dell’epoca contemporanea, come quell’eletto ingegno di Giovanni Bovio che mi si dice non accetti il simbolo nella Massoneria Scozzese, perché, dice lui, il simbolo ha fatto il suo tempo: ma appena l’illustre filosofo del diritto ha tentato il teatro, ha prodotto una trilogia, Cristo alla Festa di Purim, S. Paolo e Il Millennio. (…)

*

Il Mondo Secreto, Anno 1899, fascicolo 6°, Giugno (ristampa anastatica Rebis, Viareggio 1982, vol. I, pp. 273/274):

(…) Di qui la differenza tra l’iniziato alla magia naturale e l’uomo volgare. Il primo ha il suo centro pensante (Intelligenza, forza, volontà e atto) perfettamente nelle condizioni b; cioè libero dall’ambiente e capace di produrre il fenomeno della realizzazione della sua volontà; mentre il secondo è in perfetta balìa di ogni solletico intellettuale che prenda la via delle sensazioni esterne.

Avviso il lettore, che veramente ha voglia di progredire, di studiare attentamente questa parte fondamentale della meccanica delle impressioni e della volontà di cui ho esplicato la base filosofica, come s’insegna nella Cabbala (il libro della filosofia dell’assoluto e del relativo) che Giovanni Bovio, professore nell’Università di Napoli, ha giudicato senza capire, quasi che la Cabbala non sia per se stessa la filosofia di ogni verità e quindi scienza perfetta e assoluta. (…)