Giuliano Kremmerz

La Tradizione Hermetica

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Conversazione 4a

1° PUNTO – TEORIA

Entrando ora in un campo diverso dal fisico, dobbiamo farci la domanda: esistono altri esseri che possono entrare in contatto con l'uomo? Questo non è un fatto probante come la catena, ma è un fatto di teologi che hanno ideato un piano intellettuale. I teologi dicono di sì. Ma questi esseri, di qual natura sono? Sono forse spiriti di morti? — No. — Allora sono emanazione di altra natura. Si crede che non siano nel piano fisico, perché non li vediamo. 

Sono inferiori, superiori all'uomo, sono esistenti come tanti dii particolari. Tutto questo si trova nei libri, cioè tutto questo lo dicono gli altri. Adesso vediamo quel che diciamo noi. Tutto il mondo è un'unità: è una unità animata. Quindi, o spiriti o altri esseri, sono tutti esseri creati dagli uomini. Per es., in chiesa tirano fuori un martire: S. Espedito, per fare concorrenza alla Madonna. Questo santo che fa i miracoli speditamente, come dice il suo nome, cioè più pronto degli altri santi, è una creazione dei fedeli. Questa creazione forma un pupo nuovo in astrale, la cui la vitalità è data dalla fede degli uomini Questo pupo è di ordine inferiore all'uomo. Negli esperimenti troverete stati di spirito in cui sentirete che il vostro animo sublimato va ad unirsi con intelligenze più elevate di voi. E sentirete anche il distacco, quando le comunicazioni diventeranno vibranti. Questi esseri noi li chiamiamo EONI, la qual dizione significa propriamente: esseri. Quando entrerete in rapporto con essi, comprenderete interamente come è la loro essenza. I geni sono inferiori all'uomo. Quindi i geni, da «generati» sono esseri vitali, vitalizzati di determinato sviluppo, di creazione umana. Sono esseri di altri tempi, ma si possono creare anche al giorno d'oggi. Le caratteristiche dei geni rispondono a certi caratteri che sono caratteri magici. Questi caratteri formano l'ideografia del genio, come forza e come intelligenza. Il tipo geniale più perfetto che completa il tipo umano di chi viene a far parte della nostra Schola, è il genio. L'astralità, ossia la «tendenza», è il difettivo dell'individuo. Da noi si considera l'individuo a seconda della maniera in cui le influenze del mondo hanno agito su di lui all'epoca della sua nascita. Per es.: un tale ha un'astralità marziale, cioè è un essere forte, battagliero, che s'impone. I marziali peccano di noncuranza a riflettere. Il genio correttivo del marziale è quello che ha qualità opposte. In astralità (tendenza individuale) c'è il buono e c'è il cattivo. Io sono marziale e posso usare la mia volontà in senso buono e in senso cattivo. Posso, cioè, esplicare la violenza. Un altro marziale, invece, conserva l'equilibrio e non passa certi limiti. Questi sono i tipi di marziale violento e di marziale buono. I contrari di essi, sono due tipi che agiscono come complementi e come correttivi. Per esempio di tale correttività, i lunari sono esseri presi da timidezza, titubanti, dolcissimi; sono femminei. Essi devono conseguire quella energia che il loro impulso di concezione non ha dato loro. Il lunare si corregge, dandogli un genio tipico solare. Da tale connubio si ha un complemento che si uniforma al sole non con tendenze passive, indecise, remissive. Altro caso: un lunare veramente tale, ossia cattivo, è un tipo che conosce la fantasia, non la verità: è straripante, è un pazzo. Conside-randolo, si ha l'idea dello squilibrato. L'interno suo è un superfluo della fantasia. La fantasia è oggettivante. Quindi si ha il disquilibrio. Per correggerlo ci vuole un saturniano, nel quale la fantasia è cancellata. Il tipo saturniano ossuto, quadrato, mangia bene e beve meglio; se non tocca, non vede e non pensa. È adatto a correggere il lunare. Questo è necessario per capire che i geni sono correttivi del carattere, che sono educativi. I geni che noi invochiamo nelle nostre preghiere sono creature vive e viventi, di creazione umana. Dalla nostra catena si sprigiona un'anima che è l'anima della catena. I geni inerenti alla catena, sono tutti geni complementari. Gli Eoni invece, sono esseri di ordine superiore e non di creazione umana. Sono spiegati variamente. Ne hanno parlato i teologi, i neo-platonici. Dante e molti altri.

2° PUNTO - PRATICA.

Proponiamoci ora di provare l'esistenza di una certa sensibilità. Si chiama medium un essere umano che sta di mezzo tra il mondo visibile e il mondo invisibile. Occorre un passivo, perché dobbiamo fare una prova di ciò che in spiritismo si chiama medianità scrivente. I mistici quando si mettono a pregare, chiamano l'angelo custode; gli spiritisti chiamano gli spiriti dei disincarnati, noi richiamiamo i nostri geni.

a) — Primo tentativo.

Il socio N. 1 si avanza per provare. Egli si mette seduto con la destra libera, munita di un lapis appuntito che tiene verticalmente sopra un foglio di carta, in modo che la punta lo tocchi, e con la sinistra dietro lo schienale della sedia afferrata alla congiunzione delle mani di due astanti che gli stanno a fianco (ad es.: i soci N. 2 e 15 del circolo in catena). Il Dirigente avverte il N. 1 che resti passivo, che la catena può influire sull'atto della mano ed anche sulle vibrazioni intellettuali dell'individuo (medium) che scrive allo stato di natura. Che egli dica se sente nella mente qualche cosa di estraneo, di non suo, mentre si sente la mano mossa da una forza non sua. Il N. 1 dichiara che ha qualità di medium scrivente; ed allora è rimandato, perché la manifestazione deve avvenire — per essere comprovata — con gli individui più inadatti alla medianità.

b) — Secondo tentativo.

Poi prova il socio N. 3 che — dopo parecchio tempo. — non avverte fenomeno alcuno. È rimandato al suo posto.

c) — Terzo tentativo.

Indi prova il N. 10. Il Dirigente dice: tutti pensino ad un genio della nostra catena, ad un genio guaritore, che si «manifesti». Si tratta che il medium deve sentire nella sua testa un pensiero vítalizzato, un'idea estranea alla propria volontà. Questa è l'evocazione di un genio. Nessun fenomeno. Il N. 10 è rimandato.

d) — Quarto tentativo.

Prova anche il N. 4 che è del pari negativo. Il Dirigente dice che la catena nostra è debole.

e) — Quinto tentativo.

Prova anche la signora N. 9 che ottiene un leggero fenomeno. Ella scrive — a occhi chiusi — sul foglio di carta che sta sul tavolo, la parola «agnello» e dichiara che contemporaneamente ha avuto nella mente la visione dell'immagine dell'agnello. Il Dirigente dubita della rigorosità dell'esperimento, perché ritiene che quella dell'agnello possa essere un'idea propria del medium. Egli dice che bisogna evitare la autosuggestione. Il pensiero deve essere contemporaneo al moto della mano. I fenomeni, per dare affidamento di essere tali, devono avvenire con gli esseri più duri, più macigni, più refrattari alla sensibilità psichica. Noi dobbiamo, con la forza della catena, muovere un genio. I geni si attirano, in magia, per mezzo di caratteri e in altri modi. Qui dobbiamo invocare un'intelligenza ed invocare anche una sua manifestazione. Quando ciò ha luogo, il macigno sente lo scatto del suo braccio, e nella mente gli viene un nome ed una qualità. Quello di cui sopra non si può prendere come esperimento tipico, perché vi manca la forza della corrente. Quando la catena è completa e non di pochi elementi, è una forza in azione. Allora evocate il genio terapeutico più prossimo, e quello. si manifesterà. Si può avere di esso il nome, il numero, la qualità. Questi che noi facciamo, sono esperimenti che coinvolgono la forza sensibile e la forza intellettuale. Se le persone più ottuse e più sorde possono riuscire ad evocare un aiuto, l'esperimento è riuscito, perché è provata la forza della catena; altrimenti questa è una fola. Bisogna rendere la corrente tanto attiva, che il sordo la senta. Quando un padre ama affettuosamente una figlia, tutti i suoi pensieri sono rivolti a lei. Allora egli proietta in astrale un pupo, un riflesso. Questo è atto di affetto e di intelligenza ad un tempo. Quando il padre muore, il pupo può persistere oltre la morte, cioè oltre la esistenza terrena del suo creatore. Si deve sentire la sua forza. Io ho un malato di carbonchio. Dico al malato di invocare il genio Irctos; egli lo invoca, poi va a dormire. La mattina appresso si accorge, destandosi, che il carbonchio è maturato: è Irctos che ha fatto il miracolo, perché chi lo ha invocato era in condizione di sentirlo. I Geni sono passivi alla nostra volontà. Si immedesimano nella persona e danno a questo la potestà di guarire. Quello che annuncio è materialmente possibile e, a constatarlo, ci potrete arrivare quando sarete al completo, cioè di elementi più numerosi. Poi potrete fare l'esperimento della bottiglia: sovra una tovaglia bianca si mette una bottiglia con acqua. Presso la bottiglia si mette un lume. Poi si fa l'evocazione a catena di un genio. Con tal mezzo potrete avere immagini di geni; però otterrete immagini brutte, terrificanti. La esteriorizzazione dei geni è disarmonica, senza estetica, perché essi sono forze, non forme. Dunque mettetevi tutti in catena e negli esperimenti usate ogni specie di controllo.