BASI METAFISICHE DELL' «EROTICA» MISTICA 

I VAGABONDI DEL DESERTO E LA GRANDE CALUNNIA 

L'impiego del sesso come mezzo per accedere ai mondi invisibili e agli altri piani della coscienza è antichissimo: risale all'Egitto pre-dinastico, con l'idea della Grande Madre; è di grande vitalità nella tradizione orientale, profondamente legata all'interpretazione dei Tantra che, nell'induismo e nel buddismo mahayanico, indicano particolari testi ritualistici a carattere iniziatico. Notevolissima la letteratura tantrica e in essa non è facile distinguere la dottrina salvifica, che è del tantrísmo vero, dalle sue degenerazioni successive, dai riti fallici degradati a scopi magici che i testi e l'iconografia ci hanno tramandato. 

Sono queste degenerazioni successive che hanno dato luogo ad equivoci e condanne: esse, e non il tantrismo vero, sono state bersaglio degli strali della critica. Così scrive Eliade: « Il tantrismo non è una nuova religione, così come fu una nuova religione, per esempio, il buddismo; ma è piuttosto una tappa importante nell'evoluzione di tutte le principali religioni indiane, un nuovo modo di essere di ciascuna di esse (vi fu, infatti, un tantrismo buddista, un altro induista e vi sono tracce di tantrismo jaina). Passato il secolo V.d.C. il tantrismo diviene un « modo » religioso pan-indiano... Dal punto di vista formale il tantrismo si presenta come una trionfante forma del shaktismo, dipendente sia dall'induismo che dal buddismo. La forza se-greta (shakti) che anima il cosmo e sostiene gli dei (Shiva e Buddha innanzi tutti, nelle loro innumerevoli ipostasi)) è personificata nella dea, sposa e madre. Tanto Shiva che Buddha sono concepiti come statici, incapaci di creare; il dinamismo creatore rifluisce nella dea e ciascun dio ha al suo fianco una divinità femminile, che è la sua forza (shakti). La meditazione tiene conto della shakti, la liberazione si fa possibile attraverso di essa ».

Anche nella cosmogonia greca arcaica il Caos iniziale trova sistemazione logica (da «logos») nell'unione della Notte (il buio della matrice universale) e dell'Erebo (principio maschile, volontà primigenia, atomo fecondante, prima di essere relegato dal neo-pitagorismo a ruolo di fiume inferico). Il loro connubio genera in eterno Eros che ricompone i contrari. A queste antichissime dottrine mistiche s'ispirò anche Crowley e le allacciò alle moderne teorie scientifiche: il loro nucleo poggia sul principio che ogni uomo e ogni donna hanno una volontà reale, un centro reale che essi devono scoprire ed esprimere. Grant ribadisce che il carattere di questi riti ispirati all'« erotica » mistica, supporti dell'antica conoscenza, non è «nero», come si dice, ma costituisce la base di un atteggiamento che unisce la scienza delle cose alla coscienza mistica.

Dobbiamo notare che questa teoria antichissima, ignorata o distorta dalle società patriarcali, eminentemente sessiste anche nelle tematiche religiose (vedi ancora Fromm, « Avere o Essere? ») compare nella fantasia veggente. del romanziere D.H. Lawrence (« Ogni uomo, ogni donna possono realizzare una stella, una pentecoste, un trionfo dello Spirito Santo »), nel genio di Meyrink (« Occorre ritrovare il significato occulto dell'amplesso, perduto da millenni »), nelle intuizioni e nelle sperimentazioni scientifiche di Wilhelm Reich, con le sue rivoluzionarie teorie sull'impiego della forza sessuale. Teorie che la scienza ufficiale ha rifiutato senza averne potuto dimostrare l'inesattezza e che oggi incominciano ad uscire dal ghetto in cui erano state relegate.

Secondo Crowley il nuovo Eone instaurerà la piena coscienza solare, collegandola direttamente con il suo vero centro, attraverso l'unione di Nuit e di Hadit (termini con cui, nei Misteri Egiziani, si indicavano le polarità metafisiche). Ciò è tipificato in forma astronomica dal sole (il punto del cerchio) e in forma mistico-biologica dalla Kundalini, la forza spiraliforme della coscienza creativa. Da Hadit (la Manifestazione) e Nuit (la Coscienza assoluta) si genera il figlio, o verbo, in forma di universo oggettivo, misticamente uguale ad entrambi.

Nell'Eone di Osiride Set, o Satan, era considerato malvagio perché malintesa era la natura del desiderio; nel nuovo Eone si incomincia a intuire che egli rappresenta invece l'arricchimento della coscienza proiettata da Horus, che è il veicolo per il ritorno allo stato supremo. Fu identificato col diavolo e col nemico; è invece la forza del desiderio che spinge l'uomo a conoscere attraverso « l'altro »: è il « daimon » di Socrate, bassamente tradotto in demonio. Quando l'impulso a conoscere è finalizzato alla comprensione della Coscienza, si realizza l'Illuminazione e si manifesta La Realtà o Gnosi.

Nella tradizione orientale il processo è chiamato « apertura dell'occhio di Shiva » che è anche l'occhio di Set, perché assorbe in sé tutta la luce proiettata da Horus.

C'è da aggiungere che nel non iniziato la forza sessuale opera indipendentemente dal suo portatore e spesso in modo arbitrario: è essa a possedere l'individuo e non viceversa. Nell'iniziato, invece, è il contrario. Mircea Eliade, a proposito dei riti tantrici, parla di « transustanziazione degli attori »: l'atto sessuale ritualizzato, volto al fine di penetrare la Realtà noumenica, può fare dell'uomo, finalmente consapevole, un realizzato in vita... È un'unione fra Dei nella quale non v'è chi conosce, né l'oggetto da conoscere, né uomo né donna ». Con questo mezzo il tantrico cerca riposo dalla schiavitù della materia, dalla dualità tra noumeno e fenomeno, tra nirvana e samsara, in una fioritura della coscienza che annulla ogni dicotomia ed esperimenta e realizza la legge che fa dello Shin (Spirito) e della carne Teth — una cosa sola.

 

I VAGABONDI DEL DESERTO E LA GRANDE CALUNNIA

 

C'è un'espressione ricordata da Grant « vagabondi del deserto », con cui si allude a certe stelle che venivano così chiamate perché non sembravano avere un'orbita precisa, né, di conseguenza; una regolarità osservabile. In realtà i loro cicli d'attività erano troppo vasti per un'osservazione sistematica. Nella tradizione occulta una di queste stelle era il sole dietro il sole, il dio celato: la grande stella Sirio, o Sothis, che apriva sia l'anno zodiacale di 365 giorni sia il grande anno egizio di 26000 anni.

Il dio celato, Set, è rappresentato astronomicamente da Sirio; la stella di Horus è anche la stella del pianeta Saturno che governa l'Acquario, la costellazione attraverso la quale l'influenza di Horus, il Sole, raggiunge l'uomo durante l'attuale Eone.

« Saturno appare come la forza dietro il pianeta Venere, come Sirio è la forza dietro il Sole. Queste due grandi stelle, Sirio e Horus, sono simbolicamente identiche ». Per il sistema di Crowley, come per le antiche mistiche medio-orientali, Sirio è il veicolo astronomico di Shaitan o Set. Nella dottrina del periodo dinastico egizio egli apparve come dio di distru-zione; « assorbimento » è il termine esoterico che traduce questo concetto: per penetrare nella coscienza universale è necessaria la distruzione del non-ego, della personalità che impedisce la realizzazione del divino nell'uomo. Questo dio non è « nemico dell'uomo », ribadisce Grant, ma è colui che comandò il « Conosci te stesso » e insegnò l'Iniziazione. Il suo emblema è Baphomet, l'androgino che è il geroglifico della perfezione arcana — come tale era simbolo dei Templari antichi; il numero della sua chiave è quindici, somma di Yod ed He, il monogramma dell'Eterno, il padre che è una cosa sola con la madre, il seme vergine che è una cosa sola con lo Spirito che tutto contiene.

Per spiegare la « calunnia » cui questo dio venne sottoposto, Grant si sofferma sul concetto del « duplice »: l'alternarsi del giorno e della notte fu il primo fenomeno di natura doppia ad essere osservato e i suoi simboli implicarono sempre l'alternarsi ed il dividersi. Tale duplicità fu più tardi personificata dagli angeli della luce e delle tenebre.

Nel Libro Egizio dei Morti — il più antico libro del mondo — Set era salutato come il primo nella gloria: « Le potenze di Set che se ne è andato sono più grandi di quelle di tutti gli dèi ».

A. Churchward in « The origin and evolution of Religion » nota che Set era considerato il capo caduto della schiera angelica (aggiungiamo che questa idea di « caduta » può essere nata dal fatto che i nostri antenati, procedendo nelle loro migrazioni:verso il Nord, vedevano l'astro di Sirio-Set inclinarsi sull'arco dell'orizzonte e ne indussero la « caduta », la morte del dio, il suo precipitare nelle tenebre), perché era stato il primo nella gloria come potenza guida alla prima stazione del polo.

È colui che è venerato dagli Yezidi in Mesopotamia, i quali dicono: «dev'esserci una restaurazione oltre che una caduta». Al fenomeno del «duplice» è legato anche il mito dei gemelli; ma esso in realtà era il mito del dio unico con due aspetti, il dío della doppia potenza, il sud e il nord. Le antiche morali, immaginando come un « errore » la compiutezza e la onnivalenza dell'Assoluto, l'hanno violata mutilando gli aspetti che parevano contrastanti, creando mitologie che esaltavano la dicotomia o addirittura il fratricidio: Horus e Set, Romolo e Remo, Caino e Abele (ma in quest'ultimo caso il rapporto è rovesciato: è il « cattivo » che uccide il «buono», anche se poi sembra godere d'una strana « protezione » divina: Chiunque ucciderà Caino sarà punito sette volte più di lui (Gen. IV). Il mito di Set, che uccide il padre di Horus, in particolare, nacque per spiegare il sorgere del culto dello stesso Horus; questi vendicò il padre uccidendo Set, i1 « drago dal calore che inaridisce » (abbiamo già accennato in un precedente articolo, all'odio dei nostri antenati per il Sud, dovuto al loro bisogno dell'acqua del Nilo o dell'Eufrate).

A questa ragione Grant ne accompagna un'altra astronomica, che recò conseguenze religiose e sociologiche: quando il computo del tempo luni-solare sostituì quello stellare, nella mitologia, nella religione e nel vivere il padre — dapprima clan, o gruppo, poi individuo specifico — prese il posto della madre. Allora anche Set fu scacciato, perché considerato figlio della Grande Madre, da lei sola generato.

Il culto della Grande Madre fu degradato e la dea primitiva divenne meretrice o, nello strano linguaggio degli antichi riportato alla luce da Crowley, la Vergine di Tutti (Pan). Ciò significa che essa riceveva tutti coloro che venivano a lei e non poteva identificare il padre dei suoi figli che pertanto, erano « i senza padre », i «bastardi », di Bast (Aggiungiamo per maggior chiarezza, che Bast, era la primordiale Grande Madre degli Egizi, che « generò », abbiamo già detto, senza l'intervento del maschio. Essa fu, quindi, uno dei tipi originali della Virgo et Mater e rimane come espressione del più antico culto mai esistito, prima dello stabilirsi della paternità, sia in senso mistico che in senso sociologico. Era rappresentata in Egitto con l'immagine di un leone senza criniera, cioè la forza solare nella sua fase lunare).

Set era dapprima il dio dell'estate; quando fu scacciato, i suoi attributi celesti passarono ad Horus ed egli divenne il dio del buio, dell'oscurità, dell'oltretomba (Amenti), il diavolo dei culti successivi.

Le varie rivoluzioni religiose ne ristabilirono, a tratti, il culto: sappiamo di un ritorno della venerazione per il Dio nero e oro (così detto perché univa Sirio, stella della notte a Horus, stella del giorno).

Quando questo culto fu ancora vietato, l'oro venne considerato abominevole, radice di ogni male (ce ne parla lo storico greco Erodoto). L'origine dell'« età dell'oro » (l'antica età di Saturno, immaginata splendida e felice), comune ad innumerevoli miti del mondo antico, va ricercata nelle religioni pre-osiridiane dell'antico Egitto.

Il duplice concetto Set-Horus costituisce, così conclude Grant il capitolo sulle « dinastie oscure », la mistica essenziale del nuovo Eone: « Set è l'Iniziazione, colui che ha aperto la coscienza dell'uomo ai raggi del Dio immortale, rapprésentato da Sirio — il Sole del Sud — e, astronomicamente parlando, l'anno e il grande ciclo di 1460 anni. Egli è il figlio, nel senso che la vera natura dell'uomo è piena di infinite potenzialità, di infinite possibilità di crescita e di sviluppo ».

E ALLORA?

A chi ha avuto la pazienza di seguirci in questa lunga analisi, diciamo semplicemente: ognuno prenda, degli argomenti su esposti, quanto vuole e quello che vuole e se vuole. Abbiamo trascurato la parte specificatamente « magica » del pensiero enunciato da Grant, pensosi che un certo limite di Crowley fu proprio il conflitto tra misticismo e magia, che a poco a poco allargò la frattura tra la sua esperienza interiore della verità e l'« arte di produrre cambiamenti », e persuasi come siamo che il ruolo dell'Iniziato sia l'« agere neque agere » (agire senza agire): altrimenti il segno lucente della potenza che vuole imprimere sull'argilla del cosmo potrebbe abbacinarlo.

Ciascuno prenda da questi argomenti ciò che vuole e se vuole. Si può rifiutare Crowley e il suo sistema, si deve tuttavia ammettere che il messaggio del quale egli fu portatore non è cosa insolita, tanto meno arbitraria o anomala, nella storia del pensiero creativo. Si può dire: « Una Gnosi siffatta non è vera Gnosi », ma bisognerebbe dimostrare fino a che punto, nel perentorio giudizio, non operino preconcetti moralistici o abitudini dogmatiche.

Si può dire (e dir ciò è già più onesta cosa): « Sento che non è questa la mia via ». Ciò che bisognerebbe evitare, tuttavia, è il continuare a considerare l'Iniziazione una bella, rassicurante estrazione, una bella, confortevole fantasia da aggiungere alla nostra vita, senza impegnare la vita stessa in tutte le sue facoltà: è assurdo pensare di risolvere l'Iniziazione nel dedicare un quarto d'ora al giorno all'accensione di lumi o alla bruciatura di incensi, o alla meditazione sulla piramide, o un paio d'ore settimanali a formule, gesti e posizioni che di ritualistico hanno solo la forma esterna, pervasi tutt'al più di un contenuto emozionale o finalizzati ad un affinamento della sensibilità.

Mi scusino i lettori, ai quali non ho alcuna lezione da impartire, ma parecchie volte e da parecchie fonti, ho sentito dire: « Accontentiamoci di ricavare dall'Iniziazione la tranquillità dello Spirito ». L'Iniziazione non è la tranquillità dello Spirito: questa si può ottenere in altri modi, senza bisogno di scomodare l'Iniziazione, senza arrogarsi il diritto di dire: « Sono un iniziato! ».

Non si può dire « conosco la terra » per avere studiato sulla carta geografica íl Polo Nord. Si corre il rischio di far di tutta la terra un Polo Nord.

Perciò, per favore, non riduciamo l'Iniziazione al raggiungimento della quiete interiore, o di un maggior equilibrio delle nostre facoltà, o di una più grande sicurezza interna, o di una maggiore sensibilizzazione verso i fratelli, o di un affinamento dello « spirito » con sovrano disprezzo della «materia». Per favore, anzi, non parliamo tanto di spirito e materia, noi che non conosciamo né l'uno né l'altra.

Un tempo nella fisica classica, per materia s'intendeva la « massa », quella contro cui si urta. Oggi, la teoria atomica ha dimostrato falsa questa opposizione, e la relatività ci ha insegnato che la « massa » è una forma di energia e che ad ogni « energia » compete una certa massa.

Allora, gli «opposti inconciliabili» possono essere errori mentali.

Allora, gli inconciliabili dualismi possono essere arbitrarie convenzioni che ogni indagine, ogni esplorazione futura ci dimostra fallaci.

Ricordiamoci che il fine sostanziale dell'Iniziazione è il DIO MANIFESTO NELLA CARNE (et Verbum caro factum est).

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