Giuliano Kremmerz

La Tradizione Hermetica

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1° È vero, è vero senza errore, è certo e verissimo.

2° Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare il miracolo di una cosa sola.

3° Come tutte le cose sono sempre state e venute da Uno, così tutte le cose sono nate per adattamento di questa cosa unica.

4° Il Sole ne è il Padre, la Luna è la Madre, il Vento l'ha portato nel suo ventre, la Terra è la sua nutrice. Il Padre di tutto, il Telesma di tutto il Mondo è qui; la sua potenza è illimitata se viene convertita in Terra.

5° Tu separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso, dolcemente, con grande industria. Rimonta dalla Terra al Cielo, subito ridiscende in Terra, e raccoglie la forza delle cose superiori ed inferiori.

6° Tu avrai con questo mezzo tutta la Gloria del Mondo, epperciò ogni oscurità andrà lungi da te. E' la forza forte di ogni forza, perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida.

7° È in questo modo che il Mondo fu creato.

8° Da questa sorgente usciranno innumerevoli adattamenti, il cui mezzo si trova qui indicato.

9° È per questo motivo che io venni chiamato Ermete Trismegisto, perché possiedo le tre parti della filosofia del Mondo.

10° Ciò che ho detto dell'operazione del Sole è perfetto e completo.

Autore di questa Tavola fu un hermes, un essere, cioè umano e divino, il quale aveva saputo fondere nel proprio crogiuolo tutto se stesso, sollevandosi nella natura essenziale del ternario, fonte perenne di vita incorruttibile, che lo rese tre volte grande o Trismegisto.

Il particolare nucleo di praticanti a cui queste note sono indirizzate mi dispensa da chiarimenti audaci e, peraltro, essi costituirebbero nei loro confronti una irriverente pretesa, se non fossero ispirati al principio ammesso e permesso in taluni casi dall'Ordine Osirideo Egizio di "potersi consultare su determinati punti di controllo, secondo la formula fondamentale della rivelazione ermetica" che è superfluo ripetere a chi già la conosce.

Ai fini, pertanto, di una sempre più salda impostazione del teorema alchemico non mi pare di offendere la loro sensibilità ricordando che lo smeraldo è il colore di Venere e che il segno corrispondente a questo pianeta è lo stesso segno di mercurio, privato della luna, ossia privato del principio formale.

Perché poi le proposizioni siano dieci, cioè uno e zero, e perché in esse sia molto richiamata e commentata la decima chiave del Tarocco, è cosa che essi certamente sanno.

Ma non è mai troppo soffermarsi su certe coincidenze di numero e di simbolo, riunitamente e separatamente considerate, perché a volte piccoli (apparentemente piccoli) riferimenti trascurati, possono interferire negativamente sui risultati attesi, donde disinganni e reazioni, che richiedono tempo, soprattutto tempo, per poter essere assorbiti, ovverosia eliminati.

Senonché cotesto fattore, il tempo, cioè, quando non è tenuto nella debita considerazione, mal si accorda col successo ambìto, perché - come in tutte le opere di creazione - esso ha un'importanza specifica; mentre col fare, sostare, disfare e rifare se ne va nel suo fiume la parte più preziosa della nostra esistenza, oltre la quale non restano che la rassegnazione e... la morte.

E consideriamo ora brevemente - come si conviene a siffatti rispettabili praticanti - il testo della prima proposizione.

 


PRIMA PROPOSIZIONE

E' vero, è vero senza errore, è certo e verissimo.

Su questa triplice affermazione se ne sono scritte di tutti i colori. Vi si diffondono Eliphas Levi, il Cremonesi e, con grande sfoggio di filosofia, il dottore L. Iesboama nel Commentarium, al cui testo rimandiamo il lettore interessato o curioso.

Ma è bene precisare che l'ermetista classico non ha niente da vedere col filosofo pedante, tutto assorto ed assurto nelle astrazioni concettuali dei più arditi pensieri e delle più sottili induzioni.

L'ermetista classico è un pratico, che ha constatato dei fatti e ad essi si riferisce, più che alle loro cause, sulle quali non è raro che anche per lui resti inesplicabile il velo del mistero.

E proprio per questo, per non poterne dare, cioè, una spiegazione esauriente e tale che soddisfi le esigenze di una logica spesso trionfante per facile dialettica, è costretto a darne ripetute assicurazioni, come chiunque è ansioso di corroborarle con insistenza, magari giurando su questo o su quello.

Interpretata in questo spirito, semplicisticamente, la triplice affermazione appare legata non solo al desiderio, ma anche al bisogno di persuadere e di guadagnar credito. Al desiderio, per le ragioni anzidette, ed al bisogno, perché il Trismegisto, che sa il fatto suo, preso da perplessità, vuol dare il massimo incoraggiamento all'impresa.

Perché poi questa perplessità?

Perché gli errori e gl'insuccessi non sono né pochi né rari; non mancano mai di conseguenze e disarmerebbero le più forti e tenaci volontà.

Ma quando uno, che nel prosieguo delle sue enunciazioni mostra una ammirabile scienza, insiste nel dire che è vero, è vero senza errore ed è certo e verissimo quello che dichiara, allora vuol dire, a mio avviso, che malgrado gli errori, gli insuccessi e le conseguenze di cui sopra, non bisogna desistere, né infirmare la validità del procedimento suggerito, ma piuttosto rivedere il proprio operato con fede e sagacia se... il tempo e le altre condizioni richieste sono ancora matematicamente armonizzate alla bisogna.

Pertanto il testo della prima proposizione va tradotto: "Puoi essere sicuro, perché mi consta personalmente e mi devi credere, la cosa va fatta certamente in questo modo".

 


SECONDA PROPOSIZIONE

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare il miracolo di una cosa sola.

Questa proposizione va esaminata, per così dire, "di dentro" e "di fuori", vale a dire che prima bisogna mettersi nella condizione di chi l'ha scritta, di un Hermes, cioè, come innanzi ricordato, e poi nella condizione di un uomo comune aspirante a quello stato.

Ma come fare? Occorre aiutarsi con delle immagini, e sarà poi il lettore intelligente a spingerne oltre le analogie per rendersi conto sempre più completo del loro valore.

Immaginiamo, ad esempio, un bel vaso pieno di acqua, ed immaginiamo altresì che l'acqua non sia, come abitualmente la consideriamo, un elemento materiale qualsiasi, ma un "essere cosciente e sensibile".

Cotesto "strano essere-acqua" sposa i limiti della forma che lo contiene e ne avverte, contro le parti, la natura resistente e solida, fissa e stabile, tutta opposta alla propria, di consistenza sua particolare.

A poco a poco, per assuefazione della sua coscienza, finirà per sentirsi "tutt'uno" con la forma che lo contiene, tranne dalla parte per la quale vi è entrato (bocca del vaso) la cui superficie libera, che per analogia si potrebbe paragonare al cervello, è a contatto con l'aria e gli dà l'impressione dell'infinito.

Qui, proseguendo nell'analogia, si potrebbe dire che se il vaso è trasparente non gli mancherà, anche dal limite che lo circoscrive, la visione e quindi l'impressione dell'infinito, mentre più il vaso è opaco e

meno per questa via tale visione gli sarà possibile.

Come per assuefazione egli si sente tutt'uno col suo contenente, così tutt'uno si sentirà pure con l'infinito, dalla parte dove il contatto gli è possibile.

Ma in tali condizioni, vero cristo in croce, egli alternerà il suo stato di coscienza, secondo che più è esaltato il senso dell'uno o dell'altro contatto, dubitando alternativamente della propria realtà limite o della propria realtà infinita.

E' la sua condizione speciale che lo fa dimentico di "se stesso" e tutto permeato dalle sensazioni inevitabili che gli vengono dal suo mondo-ambiente specifico.

Ma se gli fosse possibile "esaltare" se stesso fino a sentirsi - come realmente è - "acqua", allora, per assuefazione col proprio elemento, egli avvertirebbe soprattutto la propria natura in una specie di separazione, o di oblio delle impressioni precedenti, senza tuttavia perdere il privilegio della propria forma dovuta al vaso, né quello del contatto con l'infinito dovuto alla propria superficie libera.

In tali condizioni, prevalendo cioè la coscienza del suo "vero stato di essere" il basso (vaso) e l'alto (aria) verrebbero percepiti come due contatti di analoga importanza, ma di inversa natura: uno limitativo, concentrativo, fisso; l'altro, estensivo, dispersivo, mobile. Egli potrebbe allora dire: "Quello che è in basso è come quello che è in alto e viceversa, ecc.". E cioè:

a) alto e basso mi sono ugualmente estranei;

b) esercitano egualmente un'influenza interferente sulla mia identità;

c) ma sono le condizioni indispensabili di contrasto alle quali debbo se posso sentirmi veramente "io" in una forma e a contatto con l'infinito, e cioè per sentirmi "una cosa sola o unica" con me stesso.

Ecco cosa vuol dire che il basso è come l'alto e viceversa, per produrre il miracolo "della cosa unica" in un vaso, s'intende, perché fuori di questa condizione non avrebbe alcun interesse alchemico.

Esaminata "dal di fuori" da un essere cioè non pervenuto alla identificazione con se stesso, la proposizione va rettificata così:

"Per produrre il miracolo della cosa unica occorre che l'alto sia come il basso e viceversa, vale a dire che tu pervenga alla constatazione degli inversi limiti che ti condizionano, attraverso una forma di separando che in realtà non ti separa dal tutto, ma ti restituisce a te stesso".

 


TERZA PROPOSIZIONE

Come tutte le cose sono sempre state e venute da UNO così tutte le cose sono nate per adattamento di questa COSA UNICA.

Abbiamo già chiarito, grosso modo, cosa sia questo UNO, o COSA UNICA, o HERMES, e cioè:

a) un essere umano e divino

b) tutto fuso nel proprio crogiuolo

c) sciolto nella natura essenziale del ternario

d) Uno con se stesso

per l'avvenuto miracolo di "una sola cosa". Miracolo, da mirare cioè fissare e perciò stabilmente integrato, immortale ed eterno espressione purissima della volontà-intelligenza divina, in esercizio perpetuo e polluente di creazione.

Così caratterizzato, egli è omologo, nella propria sfera, al Principio-Uno da cui è tutto derivato e tutto è derivabile e, per analogo potere di adattamento, può derivare da se stesso ciò che vuole, SE PURE E' IL CASO DI OPERARE DERIVAZIONI VOLUTE, con l'implicita conseguenza di assoggettarvisi e non, invece, come crediamo, quello di restare "puro" ed in se stesso, lasciando agli accostamenti passivi la cura di ingravidarsene a tutto loro vantaggio o rischio.

Egli, difatti, sempre puro e vittorioso, non ha bisogno alcuno di volere, ma sarà chi gli si accosta a sviluppare, volente o nolente, per fatale copulazione, i suoi germi fecondi, con risultato benefico o malefico, secondo che, nell'avvicinarlo, abbia concepito il bene o il male, mentre egli resta inalterato ed al limite superiore all'uno ed all'altro.

Nasce qui il grosso equivoco dei dilettanti, dei principianti e dei vagheggiatori sui "poteri" della magia.

I poteri dell'hermes (o del mago) non sono suoi (non saprebbe che farsene) ma sono lo sviluppo che conseguono (in campo isiaco e per la sua virtù o forza generante attiva) quelli che gli sono attribuiti, con la immaginazione, con la fede, o con la consapevolezza della tecnica di meccanismo che li rende propizi e benefici.

E quando non è così, trattasi di sacrificio o di missione accettata.

Ecco l'Unus, pollentissimus omnium, e non per nulla Mercurio (Hermes) è raffigurato irto e teso su un piede solo, in uno slancio nervoso verso l'alto, tutto pervaso di forza, quasi prossimo a spiccare il volo.

Ma qui la forma non inganni, perché è la sostanza che interessa. Sostanza Una, s'intende, e non bina, sostanza che sta al nucleo di ogni cosa esistente e che fa dire all'Hermes: "Come tutte le cose sono sempre state e venute da Uno, così tutte le cose sono nate per adattamento di questa cosa unica".

E' chiaro, pertanto, che in sede di adattamento la cosa una diventa bina e cioè partecipe della natura essenziale delle forme create, e mal si appongono coloro che a questa rivolgono la loro attenzione, perché l'UNO è l'UNO e in cifra araba si scrive: 1.

 


QUARTA PROPOSIZIONE

Il Sole ne è il Padre, la Luna ne è la Madre, il Vento lo ha portato nel suo ventre, la Terra è la sua nutrice. Il Padre di tutto, il Telesma di tutto il Mondo è qui; la sua potenza è illimitata se viene convertita in Terra.

Il Sole ne è il Padre la Luna ne è la Madre.

Di chi?

Dell'Uno, s'intende, dell'uno sempre, come innanzi inteso, il quale nascendo dal connubio degli opposti, ne riproduce i caratteri, riuniti in se stesso, ovverosia in "una cosa unica". Processo genetico, cotesto, di inattaccabile verità, confermato in fisica, cioè in natura, e da rettificare con l'aiuto dell'arte.

Il Vento lo ha portato nel suo ventre.

Il vento, come si sa, è circolatorio e nasce da due zone di opposta temperatura. E qui si tratta appunto di circolazione, come rilevasi altresì dalla decima chiave del Tarocco.

Vento di scirocco o di tramontana?

Temerario colui che, impugnato il manubrio, ne imprenda il moto con ignara mano! E' necessario sapere per osare, volere per creare, tacere per serbare. Un ansito di produzione gli gonfierà il petto, un'emozione trepida gli annunzierà che la mèta è vicina, un'illusione ottica - quando più vorticoso sarà il giro - fonderà in una visione unica i due genii... Poi ruota e genii ed asse e manubrio spariranno, mentre il cuore vacilla (peccato!)... e un negrore ottenebrante (lapis niger) tutto offusca ed involve.

Ove sono? Chi sono? Non sono? È la morte?

No. E' la vita. A me la terra, la nutrice inesausta si prodighi!

Non v'è produzione che non si nutra al suo seno ricolmo; ogni cosa attinge ai suoi fianchi possenti il tessuto del proprio sviluppo: la lussureggiante flora, ricca di semi che ne perpetuano la specie, la fauna copiosa, che sfida i secoli e le inclemenze.

Il Padre di tutto, il Telesma di tutto il Mondo è qui.

Attenzione. C'è un errore: manca una virgola. Il testo va rettificato così:

Il Padre di tutto, il Telesma di tutto, il Mondo è qui.

Il Padre di tutto: è la forza generante attiva.

Il Telesma di tutto: è una ripetizione pleonastica rafforzativa.

Telesma da teleo è compiere, condurre a termine, divenir compiuto, perfetto, giunto a maturità.

Il Mondo è qui: mondo (apri bene le orecchie) sta per contrario di im-mondo; da mondare, mondato, mondo, cioè senza scorza; il purificato. Quindi il puro da ogni scoria è qui.

La sua potenza è illimitata se viene convertita in Terra... rossa (ci manca, ma si intende) perché nella terra comune, a questo punto, crescerebbe solo petrusino (prezzemolo) e vesenicola (basilico).

Sta di fatto, comunque, che sole, luna, vento e terra sono il solito quadrinomio ricorrente, senza il quale l'Uno non si elabora, non si manifesta, non si purifica e non si converte.

Senonché il quadrinomio è raccostabile ai quattro elementi: fuoco, aria, acqua e terra, da cui si estrae la quintessenza, ed alle quattro lettere del Tetragramma, che, opportunamente scongiurato, ne manifesta una quinta (scin), la quale, inserita nel ben mezzo di esso, forma il nome cabalistico del Cristo (iod-hè-scin-vau-hè) che è l'Emmanuel o il Redentore della natura umana.

 


 QUINTA PROPOSIZIONE

Tu separerai la Terra dal fuoco, il sottile dallo spesso, dolcemente, con grande industria. Ei rimonta dalla Terra al Cielo, subito ridiscende in Terra, e raccoglie la forza delle cose superiori ed inferiori.

E' opinione notoriamente diffusa che un segreto alchimico esista e che sia gelosamente custodito. Anzi, perfino coloro che non ne sanno niente, ma hanno letto Schuré, Papus, magari Bésant e qualche rivistucola esoterica, ostentano un'aria di sufficienza e spesso ammiccano significativamente per passare tra coloro che sanno.

Essi sono, in verità, i più sicuri custodi del segreto e bisogna riconoscere che non ne parlano mai apertamente, né per rivelazione appropriata, per la semplice ragione appunto che non sanno niente.

Costoro, in fondo, non fanno male a nessuno, perché non danno "vie", non prescrivono "pratiche" e non millantano "poteri", paghi soltanto di darsi un po’ di innocente importanza.

Ma ci sono quelli che hanno attinta o credono di aver carpita qualche notizia sicura, o che posseggono addirittura testi segreti, tanto segreti, invero, da cadere sotto gli occhi stupefatti perfino degli idioti, e non a caso.

Costoro hanno anche praticato, allettati da miraggi profani, e non ne hanno ricavato niente. Ma si gonfiano di sapienza, si circondano di mistero, si infiltrano tra i creduli, parlano a metà e, appena possono, stampano pure qualche libriciattolo sconclusionato, frutto molto spesso di plagio sfacciato e deformato, o di filosofia da strapazzo, sofisticando pedestremente su ciò che manifestamente non hanno digerito.

Essi prendono molto sul serio ciò che dicono in lingua assai maltrattata e, frammezzo a notizie di seconda e terza mano, arricchite di citazioni autorevoli, personalmente non riescono a concludere nulla.

Sono poveri diavoli che credono con le loro indiscrezioni di violare il "segreto della rivelazione", assumendosene la responsabilità (come se fossero dei responsabili) con aria di Maestri emancipati.

Ma come spiegare l'assolutezza di cotesto segreto con le indiscrezioni che ne trapelano?

Come spiegare l'esistenza di un Ordine costituito che si proclama in grado di garantirlo e le profanazioni dilaganti?

E' semplice: notizie e testi (quando risalgono a persone serie) sono una "PROVA" e cioè soltanto un'indicazione per giungere, SE DEGNI, alla conoscenza del segreto, ma non sono il segreto.

Anche il Trismegisto, difatti, nella sua Tavola laconica quanto completa, non appena si tratta di toccare l'argomento principe, dice soltanto:

"Tu separerai, ecc."

Ma in che modo?

Ebbene il "modo" non è stato mai trasmesso né con le parole, né con testi scritti ed è questa la garanzia sicura della custodia fra coloro che, pervenuti a conoscerlo, sanno di dover tacere e perché.

Il "modo", quando non è tramandato per simboli pressoché ininterpretabili, si apprende per "VISIONE DIRETTA" entrando, in compagnia di un Maestro Iniziatore, nel laboratorio alchimico di una Loggia Ammonea ed assistendo ad una trasmutazione reale nel silenzio più rigoroso del Maestro e del Novizio.

Ma anche qui, per ovvie ragioni, la trasmutazione che consta di quattro operazioni con quattro risultati specifici, non viene "Mostrata" intera.

Si ferma alla terza operazione, e tutto ciò che se ne può dire a edificazione del circolo interno per il quale sono redatte queste note, qui di seguito sarà per la prima volta riferito senza fitti velami.

Il laboratorio alchimico è una comune stanzetta di forma quadrata, dalle pareti tinte rigorosamente in nero, con due opposte aperture piuttosto basse: una d'ingresso e una d'uscita.

Al centro vi si trova un cubo sul quale è disposto verticalmente un serpente di soffiato di Murano, che s'incurva circolarmente su se stesso (il serpente che si mangia la coda) avendo le fauci aperte, a poca distanza dalle quali termina la coda.

Il serpente, internamente cavo, ha una rigonfiatura ovoidale nella gola, alla cui base, presso la strozzatura inferiore, è inserito un filtro, a lato del quale si apre una valvola di scarico. La coda, cava come si è detto, termina con un'apertura, e tutto è riscaldato a bagnomaria con temperatura costante.

Il Maestro ingozza nelle fauci dell'animale una sostanza gelatinosa che preleva da apposito serbatoio laterale munito di rubinetto e questa va a cuocersi della rigonfiatura menzionata, donde a poco a poco sciogliendosi, attraversa il filtro e comincia a gocciolare nella parte inferiore. (Tu separerai la terra dal fuoco).

Quando attraverso il filtro non passa più nulla, per mezzo della valvola laterale si scaricano i depositi insoluti e con un ingegnoso dispositivo a manovra esterna, si porta su, attraverso la coda del serpente, il liquido ottenuto (sale dalla Terra al Cielo) fino a che dalla parte incurvata verso le fauci aperte esso vi comincia a ricadere (subito ridiscende in Terra).

A questo punto si sostituisce il filtro con un altro più sottile e si ripete tutto come prima. E così di seguito: sempre con un filtro più sottile fino a quando dall'estremità della coda non viene fuori alcun liquido, ma un vapore prezioso, cioè uno stato di essere della materia che sta fra il liquido e il gassoso.

Qui si chiude la prima operazione trasmutatoria, che allora può dirsi riuscita quando il vapore raccolto si congela in una massa omogenea opalina, che, ottenuta per passaggio di materia da uno stato all'altro, "raccoglie la forza delle cose superiori ed inferiori", cioè la consistenza eterea e quella materiale.

L'insuccesso di questa prima operazione è fatale per chi s'intestardisca nel prosieguo senza le dovute rettifiche, le quali possono riguardare il tempo di apertura e di chiusura, la temperatura, le ostruzioni, le interruzioni, il bagnomaria e molte altre che stimo superflue enumerare.

In caso di riuscita, invece, poiché "il procedimento è lineare" si passa alla seconda operazione, che è identica alla prima, ma varia per un composito accessorio, il quale va miscelato al primo elemento trasmutatorio, con "determinati accorgimenti che sono la condizione indispensabile e necessaria all'ossidabilità, senza la quale la pratica resta nullificata e può divenire addirittura controproducente".

Esso si estrae da "l'ortosvodum" (inutile che i latinisti s'immischino in questo arcaismo) rigorosamente custodito da impenetrabile recinto e precluso alla foia di qualsiasi animale maschio.

Cotesto reagente, per reiterate centrifugazioni, operate sempre per cozione e filtro, dinamizza la miscela al punto che bisogna sorvegliare con la massima attenzione la sua espansione nell'alambicco, pena lo scoppio dell'apparecchio e l'irreparabile perdita della sostanza.

Ma se tutto procede con le dovute cautele, mettendo la mano alla estremità della coda, si avvertirà prima una zaffata di aria calda-secca e poi si raccoglierà una sottilissima polverina (polvere di proiezione) che ha la proprietà di "separare" la forza della materia, ma non in maniera esplosiva (niente bombe atomiche!!!) "SIBBENE INDUCENDO TENDENZA ALLA MOBILITA'" nei corpi animati (Ibi mobile).

Però è leggermente stupefacente e afrodisiaca, donde il pericolo, per l'incauto che vi decada facendone cattivo uso, di permanere in simili stati, dando così modo e tempo al serpente sempre vigile di profittare del suo momentaneo incantesimo per divorare il piccolo implume.

Ma l'alchimista austero non si lascia sedurre dalle attrattive erotiche e prosegue imperterrito alla terza operazione.

Egli opera, cioè, una seconda miscela, traendone da un barattolo pronto per l'uso due boccette ripiene di diverse essenze provenienti dalle piante della Repubblica Argentina: una di colore rosso fiammante e un'altra di colore bianco e latteo.

Codeste due essenze hanno proprietà reciprocamente divoranti, talché, messe assieme, si distruggerebbero a vicenda e non lascerebbero altro di se stesse che un odore caratteristico molto noto ai praticanti di alto grado.

Ma fatte cadere a gocce, separatamente, su qualche milligrammo della polverina ottenuta, perdono la loro caratteristica corrodente, si conciliano, cioè, nella natura essenziale dell'eccipiente, e si fondono, sempre per effetto di cozione e filtro, in un amalgama fosforescente dai riflessi arcobaleno.

E qui termina la terza operazione ostensibile, dopo la quale, Maestro e Novizio escono dal laboratorio alchimico, muti come vi sono entrati.

Essi si separano immediatamente con la tacita promessa del Novizio di rivedersi quando il suo IBI avrà messo le penne e gli consentirà di tornarvi col proprio volo, "UNICO MODO DI RIPRESENTARSI PER IL RICONOSCIMENTO RITUALE", con diritto ad assistere al finale dell'Opera per essere consacrato Maestro Ammoneo nel Sinedrio Eterno dell'Ordine Osirideo Egizio.

 


 SESTA PROPOSIZIONE

Tu avrai con questo mezzo tutta la gloria del Mondo, epperciò ogni oscurità andrà lungi da te. E' la forza forte di ogni forza, perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida.

A mano a mano che la complessità della vita sociale si è andata organizzando in convivenza sempre più mercantile, sempre più indispensabile è apparso alla base di molti godimenti umani e di molte imprescindibili necessità il possesso dell'oro.

Cotesto metallo, indice dei più svariati poteri, ha sempre esercitato il suo fascino trascinatore sull'animo umano, anche quando ne bastava pochissimo per emanciparsi da qualsiasi asservimento.

Pertanto, la necessità di possederne è stata sempre avvertita in ragione diretta delle brame che può singolarmente soddisfare, o dei vantaggi che collettivamente può arrecare.

Esso splende tra le mani dei benefattori che ne profondono in opere umanitarie, scorre in rivoli fulgenti dalle casse di istituti consacrati al benessere e al progresso umano, ma occhieggia anche alle radici delle più torve cupidigie, si annida nei meandri dei più voraci appetiti, appare sinistro al fondo dei più sordidi interessi e serpeggia livido tra le più basse passioni.

Innalza od annienta, sostiene od abbatte, nutrisce o corrode, ma sempre lusinga e seduce.

Quando, perciò, gli alchimisti metallurgici annunziarono la possibilità di trasformare il piombo in oro, tesero alle turbe degli avidi e dei concupiscenti il laccio più corrispondente alle loro bramosie.

Ne alimentarono le speranze e le illusioni, costringendoli, così, alla custodia gelosa dei loro testi sibillini, alla loro paziente interpretazione ed alla pratica indefessa dei fornelli e delle fusioni, per cui quegli stessi che ambìvano ai tesori - non esclusi principi e prelati - ne profusero a dovizia tra le più pazzesche esperienze.

Effetti utili e sorprendenti ugualmente sortirono dalle varie combinazioni e trasmutazioni, a cui tanto deve la chimica posteriore, né può definirsi impostura un enunciato basato su possibilità analogiche oggi pienamente confermate dalla teoria dell'unità della materia; ma la intenzione di quei saggi era quella di diffondere e tramandare una scienza superiore ad ogni velleità profana, per cui la pratica e lo studio diretti al vagheggiato possesso della ricchezza non fruttò neppure il becco di un quattrino.

Negli antichi tempi, invece, tra coloro che primeggiavano sui volghi la ricchezza era piuttosto diffusa e, pertanto, non poteva costituire sufficientemente miraggio per scomodarli in ricerche, studi ed esperienza affannose.

Occorreva allora polarizzare l'attenzione verso qualcosa di altrettanto eccitante e desiderabile, ed all'uopo fu sapientemente prescelta la potenza fascinatrice della fama.

Il Trismegisto, difatti, promette agl'interpreti del suo verbo "TUTTA LA GLORIA DEL MONDO".

Ma se delusi furono coloro che tentarono l'alchimia per conseguire ricchezze e tesori, altrettanto può dirsi di quelli che praticano la magia per eccellere nell'opinione del mondo.

I falsi alchimisti, pertanto, perdettero il loro tempo.

I veri alchimisti conseguirono tutti la "GLORIA DEL MONDO" ma per essa, piuttosto che desiderarne, sacrificarono e spregiarono l'oro e la fama, vivendo una vita tristissima, spesso conclusa nella persecuzione, nella miseria, nelle carceri e, talvolta, nel rogo e sul patibolo.

La storia nota ufficialmente e quella conosciuta dai discepoli intimi narra le vicissitudini di cotesti eroi - spesso oscuri ed ignorati - sempre vilipesi e calunniati, talora brillanti per ingegno eccezionale, tal altra stranamente piatti, incolori e stremati, circonfusi di piccole o grandi leggende, mitici o spiccioli per breve tempo luminosi come meteore, per lungo tempo pietosamente sopraffatti da se stessi e dal mondo... da quel mondo che avrebbe dovuto glorificarli!

Mentiva, dunque, il Trismegisto?

No. Mendace e falsa è soltanto l'interpretazione dei deviati, che alle sue parole attribuiscono non il significato che hanno, ma quello relativo alla propria "forma mentis" profana ed impreparata, causa dei più amari disinganni.

Ecco perché le alte iniziazioni sono precedute da "preparazioni" apposite, spoliative di ogni sovrapposizione culturale specifica, per il denudamento del proprio "mono" mentale, puro, unico interprete del retto senso di tutte le cose.

L'ingegnere, difatti, il medico, il matematico, il filosofo imbevuti delle loro teorie, specialmente oggi che la scienza schiamazza i suoi postulati con un apparato suggestivo senza riscontro nei tempi, non possono prescindere dal proprio patrimonio di idee accettate.

Essi, pertanto, in presenza dello strano linguaggio ermetico - qualora si dilettassero senza la dovuta preparazione ad investigarne il senso - non potrebbero sottrarsi ai riferimenti della propria dottrina ed in coordinazione con questa ne tenterebbero le più pasticciate interpretazioni.

 

Un esempio di interpretazione corrispondente ai sogni più comuni, alle aspettazioni più profane, alle velleità più specificatamente inerenti alla goffaggine umana, che amerebbe asservire l'altissima scienza dell'Assoluto alla miseria delle proprie vanità, è proprio questo della "gloria del mondo".

Ma dopo il tanto che si è detto sul senso vero di questa parola è chiaro, invece, che esso (il mondo) partecipa direttamente alla creazione del "corpo glorioso" (questa e non altra è la sua gloria) creazione eccezionale ed alchimica, veste indistruttibile dell'IO, trionfatrice della morte e disimpegnata dalla catena delle nascite umane, per cui l'Adepto, è figlio di se stesso, erede della propria storia, immortale e redento dalla fermentazione venerea che assoggetta le anime alle imposizioni reincarnative.

Egli è totalmente integrato con l'eterno del proprio essere, aperto alla vita ininterrotta dell'intelligenza, superiore e Signore della razza da cui proviene, della quale ha precorso l'evoluzione finale in una cruda e coraggiosa sintesi delle tappe naturali.

Ecco perché il testo prosegue:

"e ogni oscurità andrà lungi da te".

Non si tratta di brillare quale astro di prima grandezza fra gli applausi della platea umana, non si diventa un luminare insignito di onori e di decorazioni, glorificato da turbe, prosternate a tanto passaggio sulla ribalta terrena.

Tutto ciò in lui è consumato come nelle ceneri il fuoco.

Ma l'oscurità è relativa agli antri, alle caverne, alle matrici, ove si incontrano e si sviluppano i germi delle vite; uteri di fecondazione vomitanti forme periture.

Ed egli non vi può ormai decadere, perché immortale ed eterno.

Tale oscurità andrà lungi da lui. Ma se una missione umana elegge od è chiamato a svolgere nella sfera degl'incarnati, in ben altro modo che non coercito da un accoppiamento animale assolverà il compito suo.

Più sibillino, quanto più grandiosamente allusivo al finale dell'Opera, è il resto della proposizione:

"è la forza forte di ogni forza, perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida".

Codesta "veste gloriosa" difatti è proiettabile, da vivi, fuori del corpo, in una gamma variabile che va da certi "inizi precisi" fino a sua completa condensazione, a seconda del grado di "separando" conseguito.

Ecco perché, giunta al massimo di sua formazione, vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida, vale a dire si affermerà come secondo corpo, indipendente e resurrettivo, tale da imporsi alla obbiettività di qualsiasi controllo, come cosa reale, fisica, tangibile, capace di rendersi evidente (oh, San Tommaso!) e di sparire riassorbita dalla volontà di emissione che ne comanda la esteriorizzazione totale.

 


SETTIMA PROPOSIZIONE

E' in questo modo che il mondo fu creato.

Vedi commento alla quinta proposizione.

 

OTTAVA PROPOSIZIONE

Da questa sorgente usciranno innumerevoli adattamenti, il cui mezzo si trova qui indicato.

Dalla sorgente di questa Scienza, cioè dalla Fonte Iniziatica - Unica Fonte di scienza "umana" eterna ed assoluta - la catena ininterrotta dei Maestri sperimenterà il Vero degli enunciati sinedriali in applicazioni innumerevoli.

Esse saranno in rapporto col quadro dei tempi, attraverso i quali tramanderanno in riverberi adatti alla evoluzione umana la continuità della Luce, preparandone l'avvento finale per il trionfo radioso dei suoi abbaglianti fulgori.

Gli Ordini costituiti, pertanto, ed i singoli Maestri riusciti, hanno sempre prescelta una finalità "rivelatoria" a cui sono rimasti fedeli "usque ad mortem" qualunque sia stata la sorte collettiva (vedi Templari, Rosa-Croce, ecc.) o personale (consulta le vite) che COME UN SIGILLO, ne ha consacrata la volontà nella storia umana di tutti i tempi.

 


NONA PROPOSIZIONE

E' per questo motivo che io venni chiamato Ermete Trismegisto, perché possiedo le tre parti della filosofia del mondo.

E' noto che non esiste alcuna filosofia tripartita. La filosofia anzi è sintetica e riassuntiva, riassorbendo in sé tutta la conoscenza umana per la celebrazione di un Vero Universale, attinto alle risultanze ultime del sapere scientifico, in contrasto col quale non potrebbe sostenere alcunché di valido e di rassicurante.

Peraltro, il pieno possesso di una triplice filosofia, come teoria puramente concettuale e discorsiva, sarebbe ben povera cosa e non chiarirebbe il motivo per cui Ermete fu chiamato Trismegisto.

Tris-meg-isto, difatti, è corruzione di Tris-mag-isto (Tri-magister vuol dire Maestro di terzo grado) il che significa che Ermete esercitava il triplice "mag" dei corpi lunare, mercuriale e solare, cioè della santissima (separatissima) Trinità.

E l'autore, da quello che dice nella sua tavola, depone effettivamente in favore della qualità che si attribuisce. La parola "filosofia" vale - come nel suo senso puramente etimologico - "conoscenza".

Ma per l'iniziato "conoscere" significa "essere".

Pertanto, il Trismegisto "era" cioè possedeva le tre parti dell'essenza del "mondo".

Ed essendo il mondo ciò che ripetutamente si è detto, vuol dire che il Trismegisto era assurto a "trinità separata e gloriosa" individuo assoluto e magnifico Eone della vita umana nell'eterno delle essenze pure.

 


 DECIMA PROPOSIZIONE

Ciò che ho detto dell'operazione del Sole è perfetto e completo.

E' l'assicurazione finale, che richiama l'insistenza iniziale, a chiusura del ciclo esplicativo.

L'operazione del Sole, difatti, indicata nella quinta proposizione, racchiudendo intero il problema trasmutatorio, i mezzi ed i risultati, può considerarsi perfetta e completa.

 


CONCLUSIONE

L'aureo Maestro J. M. Kremmerz diceva:

"Positivamente le investigazioni su queste ricerche, su questi studi, su queste idee, che presuppongono una deliberata preparazione in chi si accinge a intraprenderle, non sono di moda...

...L'Ermetismo, la magia cabalistica, la filosofia dell'Occulto e dell'Invisibile?

Troppo tempo, troppa fatica, troppa perdita di tempo!".

Ed ancora:

"Con un senso d'amarezza profonda scrivo due parole d'introduzione alla lettura degli "Elementi di magia naturale e divina" ...Credevo l'umanità molti secoli più innanzi e in venti anni non ho realizzato che assaggi e prove. Niente di concreto... cioè di concreto le molte noie che mi son fabbricate con le mie mani".

Con quale speranza io, suo lontano discepolo, ho collaborato alla diffusione delle stesse idee su codesta Rivista ospitate?

NESSUNA.

Io so che i tempi sono mutati; ma in peggio.

Mi è stato ordinato di parlare ai Circoli esterni ed interni, di coordinarli entrambi con voce più esplicita verso le rispettive finalità e di richiamare all'ordine gli inadempienti.

Ho obbedito.

Non mi resterebbe, se ne avessi qualche speranza, che ripetere col "sempre presente" J. M. Kremmerz:

"Una sola cosa desidero: che gli studiosi di ermetismo magico, italiani, non si separino, non si dividano, non si combattano tra di loro in aride polemiche, ma come FIGLI DELLA GRANDE ARTE si tengano stretti intorno al punto criticissimo della ricerca per la scienza più umana che l'uomo sia mai audacemente pervenuto a possedere".

Ma io non ho questa speranza.

Hahajah

(Tratto dall'opera "La Fenice" - Ed. Rebis, 1987, col permesso dell'Editore)

COMMENTO COMPLETO ALLA TAVOLA DI SMERALDO

DELL’ERMETE TRISMEGISTO

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(Conferenza agli Anziani di Miriam) 

I° - Ermete e la Sua Tavola

Ermete Trismegisto, ossia tre volte Mago, è il nome esoterico od occulto con cui veniva misticamente designata la Grande ed Antichissima Università delle Piramidi d’Egitto. Tale rivelazione, anziano praticante di Miriam, ti spiega facilmente l’esistenza del numero considerevolissimo di lavori così detti Ermetici o di Filosofia Ermetica attribuiti a detto autore, il quale in sostanza è un ente Collettivo come la nostra Fraternità. Il dire pertanto le Opere di Ermete è come si dicesse in Italia le Opere dell’Accademia dei Lincei ed in Francia le Pubblicazioni dell’Istituto.

Ermete od Hermes in greco, viene designato dagli antichi Egiziani come una divinità col nome sacro di Thot, e dagli antichi Ebrei come un profeta col nome di Misraim, mentre da taluni viene confuso con lo stesso Mercurio. Ciò che è cosa certa si è che Ermete ha di gran lunga preceduto Mosè e gli altri scrittori della Bibbia.

Plutarco ne lasciò la notizia che Ermete fosse stato il primo in Egitto che avesse conosciuto i caratteri adoprati dagli Dei, e che per questo motivo l’Ibis posto a capo delle lettere divine venisse ad Ermete consacrato. E lo stesso Plutarco, ignorando purtroppo che cosa e quali erano i caratteri degli Dei, dedusse dalla sua notizia che Ermete fu il primo degli Dei, e che pel primo conobbe le lettere alfabetiche. Invece Ermete non fu il primo degli Dei per la semplicissima ragione che era un unico Jerogramma, mentre gli altri Dei coesistenti allora non lo erano affatto. Circa alle lettere poi, non si trattava di lettere alfabetiche, come taluno con Plutarco ha pensato; e quand’anche si fosse trattato dell’alfabeto ebraico, in capo al quale l’aleph assume appunto il simbolo di Ibis , ossia di Uccello Volante, le lettere tutte stavano a rappresentare, ma soltanto per antonomasia, le supreme divinità. Infatti nelle Comasie l’Ibis compare alla testa degli altri animali, e di ciò esisteva allora una potente ed alta ragione che forse era sconosciuta al grande Plutarco.

La scuola segreta di Ermete creò gli ermetisti, ossia gli iniziati alla interpretazione vera dei segni ierogrammatici e delle parole esoteriche, i quali, riconoscendosi a certi segni, molto differenti dai massonici attuali, circolavano pel mondo e portavano la parola della vera scienza arcana nei templi di tutti quegli Dei, le potenzialità magiche dei quali insegnavano i sacerdoti, rappresentanti nelle diverse regioni europee ed asiatiche la Grande Università Egizia o Sfingetica che dir si voglia. Questo insegnamento scientifico ristretto a pochi allievi e diretto all'alto fine, ancora incompreso oggidì, di nascondere l'arcano alle plebi, assunse, per mezzo dell'analogia, le forme più svariate, dalla Magia alla Religione, dalla Botanica alla Filosofia, dalla Divinazione alle Matematiche Cabbalistiche, e specialmente dall'Alchimia alla Medicina Occulta che tu ora studii, creando espressione e ragionamenti che son ancora oggidì una continua disdetta pel volgo e per i cosiddetti scienziati, mentre costituivano un linguaggio finemente espressivo e largamente ricca per i veri discepoli d'Ermete, e fra essi in primo rango gli iniziati della scuola di Alessandria, i quali furono i continuatori più conosciuti o per meglio dire meno ignoti della filosofia Ermetica.

Se tu vuoi pervenire alla intelligenza in questo difficile linguaggio elevatissimo, ed impadronirti così dell'Arcano Mosaico colla Grande Parola Cabbalistica che fa tutti i miracoli e allora guarisce tutte le infermità, devi leggere anzi studiare con alto intendimento i veri filosofi Ermetici. E collo scopo di non distrarre la tua attenzione cogli argomenti di indole diversa che talora essi trattano, dovrai prendere per chiave delle loro astruse allegorie il dogma unico di Ermete, contenuto nel Primo Credo d'ogni studioso di scienza occulta, cioè nella famosa Tavola di Smeraldo e seguire, per classificare le cognizioni atte a dirigere l'operazione pratica, l'ordine indicato nell'alfabeto cabalistico della Torà ossia della legge sfingetica.

La Tavola di Smeraldo si trova riprodotta in tutte le raccolte importanti dei trattati ermetici ed alchimici, fra cui nel Theatrum Chimicum, nella Biblioteca Chimica Mangeti, nella Biblioteca Contracta Albinei, nelle Bibliothéque des Philosophes Alchimistes de Salmon, ed in molti altri testi. Il Kunrath ne fece una bella esposizione in latino come d'essa Tavola si hanno buone traduzioni in arabo, in persiano, in greco antico e moderno, in tedesco, in inglese, in spagnuolo, in francese e qualcosa anche in italiano. Ma perchè tu non abbia a scervellarti a ricercare e ad interpretare qualcuno dei manoscritti originali che la contengono, te la riproduco qui nella nostra lingua, e la faccio seguire da un ampio e completo commento che difficilmente e solo a brani troveresti altrove. La mia traduzione, per tua norma, è esatta sino allo scrupolo, giacché mi sono sforzato di dare alla frase lo svolgimento che ha nelle riproduzioni più antiche ed autentiche; ed i miei commenti sono informati alle più esplicite e recenti rivelazioni proposte da Ruggero Bacone, Arnaldo di Villanova, Riplej, Eliphas Lewi, Papus, Poisson, Luigi Lucas, Nostradamus, Stanislao Guaita, dal simpatico autore anonimo del Filet d'Ariadne,e dal Maestro Kremmerz.

Dopo le pubblicazioni di Basilio Valentino, il monaco famoso scopritore dell'antimonio, la tavola di smeraldo va talora accompagnata da un curioso sigillo che, accennando alla pratica alchimica porta impressi nell'interno i simboli astaologici della Grande Opera e sulla circonferenza la parola V.I.T.R.I.O.L. che qualche ignorante intese di interpretare per vetriolo.

Io te ne pongo sull'avvisato, perché l'iscrizione significa Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem, cioè visita l'interno, esamina gli intestini della terra, nei quali rettificando e purgando dalle scorie, troverai una nascosta pietra. Il sigillo ha un rapporto analogico alla Tavola di Smeraldo, perché anche questa è una pietra preziosa, una pietra angolare della Scienza Ermetica, una Pietra Verde Risplendente dedicata dagli Astrologi al pianeta Venere; è uno Smeraldo lavorato a Tavola, di quel tipo di Tavole su cui Mosè ebbe incisi i dieci comandamenti ebraici da Dio istesso. Infatti tutti i filosofi e gli storici della Scienza Occulta citano ad ogni piè sospinto la Tavola di Smeraldo come primo documento, indispensabile cognizione dell'Ermetista; E di qui sorge la necessità per te, che tenti iniziarti negli studi magici a fine di bene, di conoscere profondamente questo documento preziosissimo, e almeno sei volte millenario, il quale in brevi parole dà le basi fondamentali di ogni Magia e di ogni Alchimia, di cui anche ti possono essere riservati gli studi in processo di tempo se il tuo buon Genio ti assiste.

Ma fin d'ora non bisogna equivocare sul vero significato della parola Alchimia, della quale si è tanto abusato da chi non la comprende e forse non la comprenderà mai. Ermete Trismegisto disse che l'Alchimia è la scienza immutabile, la quale lavora sui corpi coll'aiuto della teoria e dell'esperienza, e che per mezzo di una congiunzione naturale li trasforma in una specie superiore e più preziosa. E il Pernety oltre sessanta secoli dopo ci conferma che l'Alchimia è l'arte di lavorare colla natura sui corpi per perfezionarli. Medita queste definizioni, perché del loro significato si fa cenno nella Tavola di Smeraldo; meditale seriamente giacché la scienza e l'arte di cui è la parola non s'imparano come quelle insegnate nelle Università Moderne, ed il tentarne le vie scabrose, senza che tu sia lungamente e convenientemente preparato, è un esporti a disillusioni ed a perdite di tempo, salute e fortuna.

Ricorda il monito! L'Alchimia intanto è, come la Genesi Mosaica, figlia della Cabbala Caldea, ed a rendertene persuaso ti basti interrogare gli oracoli più o meno apocrifi della Tavola di Smeraldo, poiché in tutte e tre le significazioni alchimiche, bibliche e cabbalistiche rinverrai le tracce della famosa Decade Pitagorica, così egregiamente applicata nel Sepher Yezirah alla nozione completa ed assoluta del mondo superiore o divino; decade composta dell'unità e di un triplice ternario (1 + 3 + 3 + 3 = 10) e che i Rabboni ossia i Rabbini, Maestri Ebraico-Esseni, hanno chiamato il Bereschit e la Mercavah, L'albero luminoso dei Sephirotti e la Chiave dei Semhamphoras.

Nella serie infatti delle idee teologiche e filosofiche assolute che gli antichi attaccavano al primo denario, cioè ai primi dieci numeri rappresentati dalle dita delle mani, Pitagora se la intende perfettamente, secondo l'espressione del dottor Kremmerz, coi depositari del grande secreto di Mosè, poichè entrambi hanno attinto alla stessa fonte della Tavola di Smeraldo, come gli inventori più recenti del quaternario sacro (Bastone Pontificale, Calice, Spada Crociata e Grande Raggiera) hanno inteso di far corrispondere dottrinariamente i loro simboli a quelli dell'Alta Cabbala ai geroglifici dell'Alto Egitto antico, ai cuneiformi dell'Assiria, ed agli idoli sacri dell'India e della Persia.

La Tavola di Smeraldo comprende appunto un denario di dieci proposizioni fra dogmatiche e rituali, come un decalogo sono i comandamenti della Legge Mosaica, dieci i simboli ebraici dell'albero cabbalistico, dieci i numeri base della Tavola Pitagorica, dieci i nomi divini degli ebraizzanti, dieci le divinità indiane, e dieci le dita delle mani o dei piedi di un uomo.

La Tavola di Smeraldo è costituita da poche righe, tramandateci incise sopra una pietra verde, e contenenti nel loro superbo laconismo più segreti che vocaboli. Essa comprende tutta la Magia in una sola pagina, ed, essendo la fonte pura di ogni studio ermetico, è il solo punto di partenza di ogni concezione dell'occultismo. Ma avverti che il primo e principal carattere di essa è il simbolismo, in forza del quale si comincia dall'affermare che il visibile è il simbolo dell'invisibile. La chiave adunque di cui devi munirti per aprire la prima e principale porta per cui potrai penetrare dal mondo visibile inferiore nel mondo invisibile superiore, e colà leggervi le regole precise di tutta l'arte di guarire, è l'Analogia sulla quale è appunto basata tutta la scienza secreta dei Magi.

La rivelazione della Tavola di Smeraldo che qui faccio coi miei commenti, riportando dai citati autori le tradizioni che dai primi momenti biblici si sono conservate fino a noi, richiede tutta la tua attenzione, se veramente vuoi conquistare le basi del Grande Arcano Divino e del Secreto Meraviglioso di fare i Miracoli. Bada però, te lo ripeto, che rivelazione deriva da ri-velare cioè velare di nuovo, coprire di un nuovo velo; e che tanto tradizione quanto tradimento hanno la loro radice etimologica nel latino tradere col significato talora usato da papà Ovidio.

E questo sia ultimo suggello che ti ponga o anziano in guardia sul vero significato dei simboli, sia tu uno scienziato profano, un dotto medico, o soltanto un povero fanciullo della Scienza. 

II° - Testo della Tavola di Smeraldo

1. È vero, è vero senza errore, è certo e verissimo.

2. Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare il miracolo di una cosa sola.

3. Come tutte le cose sono sempre state e venute da Uno, così tutte le cose sono nate per adattamento di questa cosa unica.

4. Il Sole ne è il padre, la Luna ne è la madre, il Vento l'ha portato nel suo ventre, la Terra è la sua nutrice. Il padre di tutto, il Telesma di tutto il mondo è qui; la sua potenza è illimitata se vien convertita in terra.

5. Tu separerai la Terra dal Fuoco il sottile dallo spesso, dolcemente con grande industria. Ei rimonta dalla Terra al Cielo, subito ridiscende in Terra, e raccoglie la forza delle cose superiori ed inferiori.

6. Tu avrai con questo mezzo tutta la gloria del Mondo, epperciò ogni oscurità andrà lungi da te. E' la forza forte di ogni forza, perchè vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida.

7. È in questo modo che il Mondo fu creato.

8. Da questa sorgente usciranno innumerevoli adattamenti, il cui mezzo si trova qui indicato.

9. È per questo motivo che io venni chiamato Ermete Trismegisto, perchè possiedo le tre parti della filosofia del Mondo.

10. Ciò che ho detto dell'Operazione del Sole è perfetto e completo. 

III° - Esame interpretativo del Denario Ermetico.

Prima proposizione

È vero, cioè è vero in realtà (in fatto ed in applicazione); è vero senza errore, cioè è cosa veritiera (in teoria); è certo e verissimo, cioè è cosa assolutamente vera (in principio). Con questa proposizione Ermete fin dalle sue prime parole inizia l'ammirevole simbolo conosciuto col nome di Tavola di Smeraldo con una triplice affermazione corrispondente ai tre Mondi della Magia, cioè colla esposizione di un ternario rappresentante la legge che governa la intera Natura. Infatti questo Ternario si può ridurre alla gerarchia di una stessa cosa considerata sotto tre aspetti differenti che vengono presentati al tuo esame dalle tre parti della proposizione. Allo stesso modo che la Trinità Cattolica e la Trimurti Indiana che rivelano un solo ente, che comprende Padre, Figliuolo e Spirito Santo o Brama, Visnu e Siva, e che San Paolo ti dice l'Uomo composto di Corpo, Anima e Spirito, così la proposizione in esame ti addita una Verità, la quale devi considerare nel suo triplice aspetto fisico, metafisico e spirituale, e che nella sua triplice manifestazione nei tre mondi puoi elucidare nel modo seguente:

È VERO - Verità semplice corrispondente al Mondo Fisico; ed è questo l'aspetto sotto cui è studiata dalla scienza contemporanea.

È VERO SENZA ERRORE - Verità in opposizione all'aspetto precedente per formare il binario, cioè verità filosofica ossia certezza corrispondente al mondo metafisico o spirituale.

È CERTO E VERISSIMO - Verità che riunisce i due aspetti precedenti per formare il ternario, cioè tesi e antitesi riunite nella sintesi, quindi verità intelligente che corrisponde al Mondo Divino.

Così la Verità confermata dall'esperienza della fisica, la certezza liberata dal peso di ogni errore nella filosofia, è il vero assoluto indicato dall'analogia nel dominio dell'infinito, sono le tre necessità della vera scienza e riuniscono in modo completo tutto ciò che la Magia può dare ai suoi adepti.

Seconda Proposizione

Ciò che è in basso, cioè nel mondo fisico e materiale, è come ciò che è in alto, cioè come ciò che è analogo e proporzionale al mondo spirituale ed intelligibile, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, cioè la reciprocità complementare, per fare il miracolo di una cosa sola, cioè per compiere i prodigi di una cosa unica, ossia per applicazione ed estrinsecazione della legge suprema, in virtù della quale si compiono le armonie della Creazione Universale nella sua Unità ammirevole.

Questa proposizione per essere esaminata come conviensi al lume dell'occulta legge numerica dev'essere disposta come segue:

 

CIÒ CHE È IN ALTO                                e

È COME

CIÒ CHE E' IN BASSO

 

CIÒ CHE È IN BASSO

È COME

CIÒ CHE È IN ALTO


PER FARE IL MIRACOLO D'UNA COSA SOLA

 

Così tu scopri due Ternari, o per meglio dire un Ternario nei suoi due aspetti di:

-- Positivo -- Alto, analogo al basso;

--Negativo -- Basso, analogo ad alto, dei quali puoi benissimo rilevare l'applicazione del metodo di insegnamento della Scienza Occulta colla Analogia; giacché Ermete ti dice che l'alto o positivo è analogo al basso o negativo, mentre non si è mai sognato di dire, come taluni filosofastri superficiali hanno potuto supporre, che positivo e negativo siano eguali.

Dalla esposta disposizione si rileva non solo la costituzione del Quaternario con la riduzione dei due Ternari alla Unità stessa per mezzo della frase caratteristica per fare il miracolo di una cosa sola. E poiché tanto il Quaternario quanto il Settenario rappresentano dei dotti Cabbalisti due cose analoghe ed unitarie, tu poi con sicurezza adottare indifferentemente l'una o l'altra di queste due applicazioni per interpretare proposizioni consimili a quella che ora ci occupa.

Ma torniamo al nostro commento, ed ora che ne abbiamo esaminato insieme esaminiamo qualcuna delle singole parti della proposizione.

Colla prima parte di essa ti si attesta che la forma è proporzionale all'idea, che l'ombra è la misura del corpo calcolata nella sua relazione al raggio luminoso che la produce. Il fodero è profondo quanto è lunga la spada, e la negazione è proporzionale all'affermativa contraria; così la produzione è uguale alla distruzione rispetto al movimento che conserva la vita, e non v'ha punto nello spazio infinito che non sia centro di un circolo la cui circonferenza si allarga infinitamente nello spazio. Ogni individualità pertanto è indefinitamente perfettibile, giacchè il morale è analogo al fisico, e quanto è applicabile all'anima intera si può applicare a tutte le singole facoltà dell'anima stessa. Quindi l'atto, ossia l'intelligenza e la volontà dell'uomo, aiutato dal basso, ossia dall'immaginazione, detta dai Cabbalisti diafano o translucido la cui onnipotenza appartiene appunto al solo dominio della Magia, sono strumenti di una forza e di una portata incalcolabili ed atti perciò a produrre i cosiddetti Miracoli.

Colla frase ciò che è in alto è come ciò che è in basso Ermete rivela il Binario, il quale serve di misura all'Unità, e la Relazione della Analogia fra i termini alto e basso, la quale completa il Ternario.

L'Unità è il principio Creatore, il Binario è il principio Creato, e la loro riunione forma lo Stauros dei Gnostici ossia la Croce filosofica dei Massoni primitivi. Così è che dallo incrociamento di due rami si producono i quattro della Croce Essenica, la quale girando attorno il suo centro descrive la circonferenza su cui gli ebraizzanti hanno inscritti i nomi di 360 angeli divini in 12 schiere.

Comprendi ora come il Secreto del Binario porti a conoscere quello del Quaternario e si risolva col Ternario, e come in essi si contenga la parola del famoso enimma della Sfinge, tal quale dovette essere trovata per salvare la vita di Edipo, e spiarne l'involontario delitto ed assicurargli un trono.

La stessa Grammatica attribuisce tre persone al verbo (verbum, logos) quella che parla, quella a cui si parla, e quella di cui si discorre così il Principio Infinito creando parla di se a se medesimo. Ecco adunque la vera esplicazione del Ternario, che il dogma magico esprime con Uno in Tre e Tre in Uno analogamente a Ciò che è in alto è come ciò che è in basso, perché due cose che si rassomigliano, più il verbo che le riunisce fanno tre, cioè formano il Ternario che è appunto il dogma magico universale applicato a tutte le religioni. Colla sola applicazione pratica di questo dogma, se lo vuoi, tu pervieni a guarire un gran numero di malattie fisiche agendo sul morale dell'infermo, perché il morale opera sul fisico di lui in virtù dell'assioma testé esposto; ed è appunto in questo altissimo significato esoterico che il Gran Maestro dei Miracoli guarendo una paralitica diceva che Satana l'aveva legata.

Riassumendo adunque, l'unità dell'essere e l'unità delle armonie ascendenti e discendenti, la scala proporzionale del Verbo, la legge immutabile dell'equilibrio ed il progresso proporzionale delle analogie nell'Universo, il rapporto dell'Idea al Verbo che da la misura del rapporto fra Creatore e Creato, le matematiche necessarie dell'infinito colla misura angolare del finito, tanto ciò è espresso dalla seconda proporzione del Grande Jerofante Egiziano.

Terza Proposizione

Come tutte le cose sono sempre state e venute da Uno, cioè come tutte le cose vennero da Uno, solo per mediazione di Uno solo, ossia allo stesso modo che tutte le cose si sono fatte o realizzate da uno solo e del ministero di un solo agente; così tutte le cose sono nate per adattamento di questa cosa unica, cioè tutte le cose nacquero e derivarono da quell'unico principio in forza dell'adattazione, ossia tutte le cose sono nate da quella stessa unica cosa per adattamento naturale, o per congiunzione, o per una qualche forma di copulazione.

Con questa proposizione Ermete affronta lo studio dei rapporti dell'Unità al Multiplo, ossia del Creatore alle cose create, ed in brevi parole sintetizza tutto l'insegnamento del Santuario sulla Creazione del Mondo, la Creazione per adattamento, ossia pel Quaternario sviluppato nel Sepher Iezirah e nei primi capitoli del Bereschit di Mosè, mago, ermetista ed inventore del nome sacro quadrilatero ed immutabile designato poi dai Greci col Tetragrammaton.

La verità esposta nella prima proposizione della Tavola rappresenta l'Unità, e cioè che è vero si trova nell'Unità considerata come principio che torna nell'Unità considerata come fine. Uno è dentro Uno, cioè dentro a Tutto. Il Tutto adunque si riduce ad Uno ed in Magia vi è appunto un solo dogma fondamentale, il quale consiste, come già ti ho accennato, nel comprendere che il visibile è la manifestazione dell'invisibile. La manifestazione del Ternario adunque rivela la legge immutabile dell'Unità. Infatti raggruppando il commento della prima proposizione con quello della seconda, vedrai la Verità Assoluta nei suoi tre aspetti, ai quali applicando la legge dell'analogia ti sarà facile fino ad un certo punto di stabilire le leggi magiche e di ridurle a quella Unità che sintetizza il Primo Principio, ossia la causa prima dei Numeri o Miracoli, come più volgarmente puoi chiamarli.

Gli ermetisti, e in ispecie i Maestri Alchimisti, nei loro libri applicano spesso i principi dell'esoterismo ed elucubrazioni figurate, com'è noto usassero un dì gli antichi Magi Assiri.

Senza entrare in quel ginepraio che è l'arsenale alchimico, così poco compreso dagli studiosi della chimica moderna, te ne riporto qui un esempio traducendo le tre prime proposizioni della Tavola di Smeraldo coi Simboli del tipo Geometrico, conosciuti col nome di Simboli della Geometria Qualitativa e consistenti semplicemente in un punto, una retta che può diventare una croce, un triangolo ed un circolo.

Quarta Proposizione

Il Sole ne è il padre, cioè suo padre è il Sole, ossia il condensatore dell'irradazione positiva o della Luce al Rosso, detta dagli Ebraizzanti aod e od, è l'elemento produttore attivo di questo agente, cosa questa che non è vera se non dal nostro punto di vista terrestre; la Luna ne è la madre, cioè sua madre è la Luna, ossia lo specchio della riverberazione negativa o della luce all'Azzurro, detto aob o ob, è l'elemento produttore passivo, sempre dal punto di vista terreno; il Vento l'ha portato nel suo ventre, cioè l'atmosfera eterea ambulatoria gli ha servito e gli serve di veicolo; la Terra è la sua nutrice, cioè la terra considerata come tipo di condensazione materiale è l'Athanor, come dicono gli alchimisti, ossia il foro della elaborazione: il Telesma di tutto il mondo è qui, cioè qui sta il padre del Telesma di tutto il mondo, Pater omnis Thelesmi totius Mundi est hic, ossia l'elemento produttore dello Universo vivente, della perfezione del mondo intero da Paracelso Universal Thelesma, dello scopo finale da raggiungere, ed in senso più ristretto della volontà dal greco ... (parola greca), è racchiusa in questa proposizione. La sua potenza è illimitata se viene convertita in Terra, cioè la sua forza è completa se si riversa in terra, ossia la sua forza è potenza di esteriorizzazione creatrice (il fiume Phison di Mosè) è intera, perfetta, completa, integralmente dispiegata sino alla sua totale fioritura quand'essa sia cangiata, metamorfosa per così dire in Terra, ossia nell'acidus, aceto mosaico, sostanza condensata e specifica, forma ultima dell'esteriorizzazione, matrice o materia sensibile che dir tu voglia.

Con questa proposizione Ermete imprende ad esaminare il Quaternario, al quale accenna con il Sole, la Luna, il Vento e la Terra, che una scuola posteriore riassunse nei quattro noti elementi Fuoco, Acqua, Aria e Terra calunniati, perchè presi troppo alla lettera dai fisici moderni. Con questa proposizione adunque Ermete ha inteso descrivere la generazione della Cosa Unica donde tutto deriva cioè della Forza Universale.

Infatti 1. Il Sole (fuoco, positivo) -- ne è il Padre.

>> >> 2. La Luna (acqua, negativo) -- ne è la Madre.

>> >> 3. Il Vento (aria, recettore) -- l'ha portato nel Ventre.

>> >> 4. La terra (terra, materializzazione) -- è la Sua Nutrice.

Ma, Padre e Madre di che cosa, di chi? Del Telesma.

Questa cosa adunque che è il Maestro dei Maestri chiama Telesma è d'una importanza tale che merita una larga interpretazione; e tu attento sta a sentirla.

V'è una sostanza unica sparsa nell'infinito, la quale è Cielo e Terra ad un tempo, cioè volatile o fissa secondo il suo grado di polarizzazione. Essa è ciò che Ermete chiama il Telesma, e che i Cabbalisti chiamano Luce quando produce i suoi splendori.

E' questa la sostanza che Dio creò quando disse: Sia fatta la Luce, ed è ad un tempo sostanza e moto, fluido e vibrazione perpetua. D'essa viene posta in movimento da una forza che le è inerente ed è detta Calamita, mentre negli astri che magnetizza assume il nome di Luce Astrale, adoperato dai Martinisti. Nei corpi organizzati prende invece il none di Fluido Vitale, nell'uomo di Corpo Astrale o Mediatore Plastico, nella formazione dei metalli di Azoth o Mercurio dei Saggi, e nella vitalità degli animali di Fluido Magnetico o Magnetismo Animale; ma, intendiamoci bene, non di quel Magnetismo, Mesmerismo, Ipnotismo e Braidismo di cui sono piene le cliniche mediche da Mesmer a Charcot. Questo supremo agente magico, secondo il dogma di Ermete e della Scuola Alessandrina, è la quarta emanazione discendente dalla vita-principio, della quale il Sole-fuoco è soltanto la terza forma. Esso, a seconda dei diversi maestri che ne hanno trattato, prende il nome di Od (presso gli Ebrei) Inri (presso i Gnostici) Etere (i Greci) Anima della Terra, Lucifero, Gran Serpente e Tetragramma Sacro. Gli occultisti ed i magisti lo chiamano Fluido Vitale o Fuoco astrale, i neoplatonici Archeo, i Bhuddisti Akasa, i Pitagorici Carro dell'Anima, i Latini principio animatore od Animo ed i moderni Vita. Ma qualunque sia il nome, esso è la fiamma sottile e nascosta dell'Amore col quale le infinite parti degli esseri si attraggono fra loro e si sentono reciprocamente sotto la legge suprema dell'Unità dell'Essere. Esso è l'agente nascosto e misterioso di tutte le opere di Magia, di tutti gli strani fenomeni che nel Medio Evo sono sempre stati ritenuti opere del Demonio, e di tutti i fenomeni di sonnambulismo e di spiritismo moderni.

L'occhio del mondo, come gli antichi chiamavano il Sole, è il miraggio del riflesso di Dio, e l'Anima della Terra, è uno sguardo permanente del Sole che la terra concepisce e conserva in seguito ad un impregnamento. La Luna concorre in questo impregnare della terra, respingendo verso di essa una immagine solare durante una lunga notte. E' per ciò che Ermete disse di questo agente: il Sole ne è il padre e la Luna ne è la Madre. Ma l'atmosfera è il recipiente, il crogiuolo, per così dire, dei raggi solari per mezzo del quale si forma la detta immagine vivente del Sole che penetra la Terra tutta intera, la vivifica, la feconda e vi determina tutto ciò che si produce alla sua superficie per mezzo degli efflussi e delle correnti continue analoghe a quelle dello stesso Sole, ed ecco perché il Filosofo disse che il Vento l'ha portato nel suo ventre e la Terra è la sua nutrice.

Questo Agente Sacro è un misto di naturale e divino, di corporale e spirituale, di Fluido e Forza, ed è nel contempo il ricettacolo comune delle vibrazioni del movimento e delle immagini delle forme, per mezzo del quale tutti gli apparecchi nervosi nell'uomo comunicano secretamente tra di loro dando origini ai curiosi fenomeni della simpatia, del sogno e sonnambulismo, della seconda vista o visione soprannaturale e dell'estasi. Insomma è l'agente universale delle opere della Natura vivente. Questa forza e l'uso possibile di essa, è il Grande Arcano della Magia Pratica, perchè la Luce Astrale o Telesma, calamita e riscalda, rischiara e magnetizza, attira e respinge, vivifica e distrugge, coagula e separa, frantuma e riunisce, crea ed annienta tutte le cose nei tre Regni sotto l'impero di una Volontà potente.

Sì, della Volontà degli esseri intelligenti Magicamente intesa, perchè essa agisce direttamente su questo fluido, e col suo mezzo su tutta quella parte della Natura che è sottomessa alle modificazioni della Intelligenza. Insomma questo fluido-luce detto Telesma è lo specchio comune di tutti i pensieri e di tutte le forme, conserva le immagini di tutto ciò che fu, i riflessi dei mondi passati e per analogie gli abbozzi di quelli avvenire. Così è lo strumento della taumaturgia e della divinazione e profezia.

Questo fluido-luce, questa sostanza sparsa nell'infinito, è una in Cielo ed in Terra, ma a seconda della sua polarizzazione è volatile o fissa. Mosé ha chiamato questa luce colla parola Bes, la quale letta cabbalisticamente dà l'esatta descrizione e definizione di questo agente magico, figurato in tutte le teogonie col serpente disposto a circonferenza e chiamato dagli Ebraizzanti coi nomi di Od al positivo + , Ob al negativo - , ed Aur (da cui deriva l'oro alchimico) all'infinito (IS). Il conoscere il movimento di questo Sole Terrestre, in modo da poter profittare delle sue correnti e da dirigerle, è avere compito la Grande Opera, è essere Signore del Mondo e dei Miracoli. Armato di una tale potenza, dice il Levi, l'uomo può anche farsi adorare, giacchè il volgo lo crederà un Dio. Ma il secreto assoluto della direzione di questo formidabile agente costituisce appunto la scienza dell'accennato Grande Secreto Magico, il quale dipende da un assioma, incomunicabile per iscritto, ma racchiuso nel Tetragramma, e dallo strumento perfetto del Grandi Maestri Alchimisti detto Athanor.

La Terra è la sua nutrice cioè la Luce Astrale è equilibrata e essa in movimento dal calore centrale della Terra. Bada però che Ermete nel dire che la Terra è la sua nutrice ha inteso di alludere anche al Seme dell'Oro venendo così ad attestare, come opinano i veri alchimisti pratici, che il Mercurio, unendosi come femmina della medesima origine e specie al Seme dell'Oro maschio, produrrà il Figlio del Sole. Questa unione alchimica adduce alla prima sublimazione, perché l'acqua monta nel vaso in forma di fumo, a tal che Ermete ed ad osservare che il Vento l'ha portato nel suo ventre; e la prima operazione serve appunto ad ottenere quel Mercurio che venne qualificato come Vegetale netto od anche Mercurio Bianco non ardente, il quale aggiunge la tintura ai corpi, ed essendo di natura fissa arresta gli spiriti volanti. Il Telesma adunque è il prodotto di tutti i Metalli, di cui il Sole è padre e la Luna è la madre, sebbene questa riceva la luce da quello. Da questi due pianeti dipende tutto il Magistero, ma bisogna in ogni caso tenere presente che non si può operare utilmente sul Sole e la Luna, prima di averli rispettivamente ricondotti alla loro Materia Prima, cioè allo Stato di Zolfo e di Mercurio dei Saggi.

Per essere meno oscuro di questo linguaggio, classico bensì ma antiquato, ti dirò che il calorico, il quale si presenta alle radici dell'organismo umano come energia animatrice della vita vegetativa, passa, dalla semplice funzione incubatrice delle cellule esercitata dal sangue nei polmoni, alla funzione sensiva per via di assorbimento delle cellule; cioè si trasforma da energia termica in energia sensiva, cioè in fluido magnetico che è il vero fluido vitale cioè la energia propria dei sensi interni, la quale regge le funzioni fisiche mentre muove e governa tutto l'organismo interiore. 

Ricordati che la Magia, di cui la Medicina Ermetica è un ramo importante studia l'uomo, e lo studia per mezzo di analogie e di simbolismi. L'organo esterno vela adunque un senso interno, l'occhio verdigrazia rivela il senso della vista nel microcosmo, così gli organi dell'Universo rivelano il grande e misterioso fluido universale della vita, e la magia per mezzo di analogie insegna il mezzo di giungere alla conoscenza di questo fluido e di agire su questo potentissimo e misterioso agente che, mentre muove i Soli attraverso l'infinità dello spazio, fa pure germogliare il tenue filo d'erba sul suolo della terra. Tu pertanto devi tentare ogni ardua via per procurarti una precisa nozione di questa Essenza Universale che è un Amore Universale Sensivo, capirne le leggi generali e comprenderne l'aspetto incessantemente proteiforme, ciò ti suggerisce il Trismegisto, e l'occultista Oswald Wirth, te ne ha disegnati i simboli nella Ruota della X chiave del Tarocco. Nella quarta proposizione del suo Decalogo se tu arrivi ad intenderla, il filosofo Ermete ti da intanto la completa rivelazione e la descrizione sapiente dell'agente creatore, del fuoco pantomorfo, del grande mezzo di ogni potenza occulta, del Grande Telesma che, emanato dal sole, riceve la sua forma ed il suo regolare movimento dalle influenze della Luna, mentre ha l'atmosfera per ricettacolo e prigione.

 Quinta proposizione

Tu separerai la Terra dal Fuoco, cioè dividerai, quanto appartiene al mondo materiale e tangibile, ossia al mondo delle forme simboliche, dal principio d'azione che appartiene ai mondi morale ed intelligente, il sottile dallo spesso, cioè il leggero dal pesante ossia in linguaggio alchimico il volatile del fisso, dolcemente con grande industria cioè soavemente, delicatamente con grande prudenza ed esattezza.

Ei monta della Terra al Cielo, cioè il puro fluido universale, ed in linguaggio gnostico, lo Spirito Santo, ascende, monta dalla Terra in Cielo creando una corrente emiciclica di ritorno, ma ascendente come riflusso di sintesi, avvertendo che Ermete parla di ritorno prima di parlare di emissione, perché vuol far intendere che si tratta di un doppio movimento incessante; subito ridiscende in Terra, ossia di nuovo cala sulla Terra, cioè con un movimento volta a volta alternato e simultaneo discendente come il flusso di analisi; e raccoglie la forza delle cose superiori ed inferiori, cioè riceve, si carica, s'impregna, porta con se volta a volta la forza, le virtù, le proprietà, le influenze delle cose dell'alto e di quelle del basso, ossia dei mondi fisici o materiali, iperfisici od astrali, e, sotto un altro punto di vista, della sfera sensibile e di quella intellettiva.

Ermete, il sommo filosofo, dopo di avere affermato nella precedente proposizione l'esistenza della forza universale, in questa affronta arditamente l'occultismo pratico, insegnando come avvenga la rigenerazione dell'uomo operata da lui stesso, e trattando della materia dell'uomo rigenerato. Ma perché tu possa cominciar ad intendere lontanamente cioè che egli dice, devi ricordare bene che il Telesma o Luce Astrale è una doppia forza, di restringimento, in moto continuo, la quale è origine di tutto quanto fu creato e di tutto quanto esiste.

Il separare il sottile dallo spesso significa, secondo i filosofi ermetici che nella prima operazione che è interna, affrancare la propria anima da ogni pregiudizio e da ogni vizio per mezzo della saggezza e della abilità personale e del lavoro accoppiati all'energia vitale ed al calore della volontà, collo scopo di pervenire all'eliminazione delle immondizie della materia corporea ed al perfezionamento dello spirito.

E secondo gli alchimisti significa liberare i metalli della loro parte più grave col mezzo del Sale, estrarne il Mercurio e lo Zolfo, per cambiargli opportunamente, e per venire così a tramutarli in Oro. Integrando questi due concetti, che in apparenza sono così diversi, tu vedrai che il separare consiste nello affrancare il proprio spirito da ogni pregiudizio ed il proprio corpo da ogni vizio, per mezzo del Sale Filosofico ossia della saggezza, servendosi del Mercurio dei saggi ossia della propria attività, e dello Zolfo ossia di un energico volere, per pervenire così a cangiare in Oro Spirituale tutti i minori sentimenti dell'animo. Ma per intendere nel loro alto significato arcano le parabole dei profeti dell'Ermetismo e dell'Alchimia tu devi separare, tanto nei loro scritti, quanto nella lavorazione del Magistero fisico e spirituale, il sottile dallo spesso, il mistico dal positivo, l'allegoria dalla realtà, la pratica dalla teoria. E se desideri leggere gli scritti di tali profeti con quella interna soddisfazione, che deriva da una perfetta intelligenza dei medesimi, è necessario innanzi tutto tu li comprenda bene nel loro complesso allegorico, e poi pian piano tu discenda dall'allegoria al significato reale, per mezzo di quelle corrispondenze analogiche di cui ti ho data la chiave nell'esame della precedente proposizione seconda.

Per separare adunque il sottile dallo spesso occorre che tu separi la materia per mezzo di purgazioni e purificazioni filosofiche da farsi per i canali naturali con l'Acqua dei Filosofi. Se sei artista operante devi eseguire questo lavoro con una reiterata distribuzione, risolvendo, sublimando ed eliminando dalla Pietra l'impuro e lo spesso, in modo che in essa solo vi permanga il puro ed il sottile, mentre i medesimi il Sole colla Luna e lo Zolfo col Mercurio, procurando di non dissipare gli Spiriti senza i quali nulla riuscirai a fare di buono.

Così lo spirito si rivestirà per ridiscendere e si spoglierà per risalire, in forma di quell'assioma dell'occultismo che l'Agente Solare o Luce Astrale è vivente per le due forze di attrazione e di proiezione, le quali hanno messo in bocca ad Ermete il postulato che ti sto illustrando.

Tutta questa lunga operazione devi compierla soavemente, dolcemente, con grande industria, con grande cura; perché soltanto con questo procedimento di dolcezza la Pietra acquista e raccoglie in sé la forza delle cose superiori ed inferiori, cioè delle spirituali e delle corporee, che vengono insieme riunite dalla fissazione. E' a questa parte pratica dell'operazione che si riferisce il sigillo di cui ti ho parlato nella mia prefazione, il quale sta a dimostrare che la Tavola di Smeraldo non è altro che una Pietra Verde e Venerea lavorata a Tavola Risplendente da un lapidario celeste, il quale ha imparato a purificare il perfetto con l'imperfetto, come ebbe occasione di dimostrare il celebre Raimondo Lullo.

Ermete, spiegando i suo concetti, ha insegnato come dalla Luce Astrale, che abbiamo veduto essere una forza, si possa farne una leva ed un dissolvente generale dapprima, e dipoi un agente formatore e coagulatore: ha pure insegnato come questa Luce si debba tirare dai corpi in cui è latente allo stato di fuoco, di movimento, di splendore, di gaz luminoso, di acqua ardente e di terra ignea, per imitare coll'aiuto di queste diverse sostanze tutte le creazioni della Natura.

È Ruggero Bacone il grande dottore, a porre in pratica il dotto insegnamento, lasciò scritto di imitare nel lavoro di quest'opera la Natura. Disgraziato te, se anche inconsciamente ti opponi alle leggi naturali, e tenti rendere perfettissimi i metalli con un regime che sia frutto soltanto della mente di qualche filosofo o scienziato da strapazzo! Dio ha dato alla natura delle regole immutabili, ed ha stabilito che essa agisca soltanto per mezzo di continue cozioni. Il calore tutto perfeziona e rinnova, ce lo ha detto il Grande Maestro con una misteriosa, antichissima parola, la quale è ancor essa un tetragramma magico. I.N.R.I. cioè igne natura renovatur integra ossia col fuoco la natura intera si rinnova e si ringiovanisce. E tu non l’imiterai adunque? Natura contiene Natura, Natura si rallegra della Natura, Natura domina Natura e si trasforma nelle altre Nature, Natura infine si spande rapidamente nel suo proprio corpo allorché non si può riunire a corpi estranei ad essa. Così nel sommo ingegno che fu Alberto il Grande conclude che la Natura deve servire di base e di modello alla Scienza, che l'Arte lavora dopo la Natura fino al punto a cui questa può spingersi, e che l'Artista deve osservare la Natura ed operare appunto come essa opera.

Eccoti ora in brevi parole riassunto lo scopo a cui tende l'imitazione della Natura nella Grande Opera di Ermete, detta anche per antonomasia il Magistero.

Il fine precipuo della Grande Arte Arcana che ha per maestra la Scienza Naturale è la preparazione di un composto chiamato Pietra Filosofale che ha la proprietà di trasmutare i metalli fusi in oro od in argento. La Materia Prima della Materia Petrosa è il Mercurio dei Filosofi al quale si conferisce la proprietà di trasmutare facendogli subire una serie di operazioni, durante cui cangia tre volte di colore, cioè da Nero diviene Bianco e poi Rosso.

Il nero è Piombo.

Il bianco costituisce l'Elixir Bianco o Piccola Pietra che cangia i metalli inferiori in Argento.

Il rosso infine ne dà la Medicina Integrale di cui ora tu studi gli elementi, l'Elixir Rosso di lunga vita, e la Gran Pietra che cangia l'argento in oro purissimo.

Intelligenti pauca!

Sesta Proposizione

Tu avrai con questo mezzo tutta la gloria del mondo, cioè la gloria di tutto l'Universo, ossia tu acquisterai, tu ti approprierai in forza di questi principi la sovranità, l'impero assoluto dell'Universo; e però ogni oscurità andrà lungi da te, cioè fuggirà da te, ossia ogni impotenza, ogni indecisione, ogni errore ti abbandonerà con tua gioia e soddisfazione infinita. Avverti che il jerogramma mosaico Hoshek, tradotto per oscurità, esprime esotericamente tutte le idee negative simbolizzate dal cono d'ombra della Terra prodotto dalla Luce del Sole.

È la forza forte di ogni forza, cioè qui sta la forza, il principio mutuo di attività, il potenziale di ogni manifestazione, il perno di ogni azione, la base immanente di ogni ordine fenomenico, irrobustita di ogni fortezza, perché vincerà ogni cosa sottile cioè si impadronirà, coagulerà, fisserà ogni cosa volatile, fuggente, inafferrabile ed anche fluidica, e penetrerà ogni cosa solida cioè scomporrà ed anche dissolverà ogni cosa coesiva, densa, permanente ed anche concreta.

Il Telesma ossia la luce Astrale in movimento è il soffio di Dio in azione fra le cose create; è il principio onnipotente, che, uno ed uniforme nella sua origine, non cessa di essere la causa e la spinta della varietà infinita della fenomenologia che compone e diversifica le categorie innumeri dei mondi creati. Come Dio inteso, il Telesma anima od uccide, organizza e disgrega, seguendo le leggi secondarie di tutte le combinazioni e permutazioni che tu puoi concepire od osservare a te d'intorno. E' quindi una forza più energica di tutte le altre, quanto nell'aria e nel fuoco. Così colui che possiede questa forza può considerarsi come Re dei Mondi.

Settima Proposizione

È in questo modo che il mondo fu creato, cioè è per questa via e con questo agente che l'Universo nei suoi tre Mondi, fisico, angelico e divino, fu ridotto da principio in essenza, da essenza in potenza semenziale, e da potenza in atto; ossia è così che l'Universo fu realizzato.

La Creazione del Mondo fu, per la prima volta a nostra ricordanza rivelata ai popoli stupefatti da Mosè; ma è ovvio che se egli ha potuto esporre la sua rivelazione cosmogonica nella Genesi, bisognava che l'Arcano Sacro fosse noto prima di lui alla casta degli Adepti Egiziani, Sacerdoti e Maestri nella antichissima Università delle Piramidi. E dico Egiziani, perchè Mosè, genero del Ierofante Assiro chiamato Jetro, come egli stesso narra, apprese dal suocero l'Arte dei Miracoli che entro l'Arca Bibblica è racchiusa. Ma la Genesi è posteriore alla Tavola di Smeraldo, così è da questa settima proposizione che egli ha estratto il settenario della Creazione, che tutti conoscono e che tu hai imparato quando eri bambino. Certo! Lunedì (Luna), Martedì (Marte), Mercoledì (Mercurio), Giovedì (Giove), Venerdì (Venere), Sabato (Saturno) e domenica, giorno di riposo e di trionfo (Sole); la cosa è chiarissima, ma Ermete l'aveva già affermata prima di Mosè.

Ottava Proposizione

Da questa sorgente usciranno innumerevoli adattamenti, ossia da ciò deriveranno adattazioni meravigliose, il cui mezzo si trova qui indicato, cioè delle quali qui è scritto il secreto; o per meglio dire di qui perverranno, troveranno la loro origine ed il loro principio delle numerosissime applicazioni o produzioni delle quali è qui insegnato il modo, la maniera di essere ed il tipo di formazione.

Da questo Telesma, da questa sorgente, cioè dalla conoscenza della Luce Astrale e del modo di dirigerla dopo di essersene impadroniti, si potranno dedurre innumerevoli adattamenti od adattazioni nei tre Mondi o Regni della Grande Natura, i quali per lo scienziato in ermetismo assumono il carattere di Numeri perfettamente classificabili, e per la massa degli eruditi volgari quello di miracoli, mentre non sono altro che matematiche applicazioni dell'arcano incomunicabile per scrittura.

Le scienze attuali non sono le madri, ma le figlie bambine della Scienza Misteriosa, la cui origine si perde nella notte dei tempi più remoti; così l'Alchimia è la madre della Chimica, l'Astrologia ha preceduto di gran lunga l'Astronomia, la Cabbala e la Geometria qualitativa sono le vere fonti della Grammatica e della Matematica, la Mitologia si confonde ora con la Storia, e la Medicina Universale venne insegnata agli uomini soltanto da un Dio. La sintesi di tutti questi rami dello scibile costituisce la Scienza Unica della Pietra. Ed il saggio ripete: Chi possederà la Pietra avrà un eterno tesoro, cioè chi conoscerà il secreto di fare l'Oro filosofico per mezzo della Grande Opera del Divino Magistero, disporrà del mezzo sicuro e potentissimo di produrre nei tre mondi i più sbalorditivi fenomeni che immaginar si possano da mente umana.

Avverti però che la Pietra di cui qui si tratta, non è quella che Messer Boccaccio in una sua allegra novella fa cercare a Calandrino sulla riva del Mugnone.

Nona Proposizione

È per questo motivo che io venni chiamato Ermete Trismegisto, ossia Hermes, Mercurio, mito completo, emblema della Matesi, scienza integrale vivente, della quale il Caduceo di Mercurio simbolizza la doppia corrente di intuitivo--sintetico e di analitico--sperimentale, perché possiedo le tre parti della filosofia del Mondo, cioè del motivo che ha acquistato la piena conoscenza di tutta la filosofia dell'Universo intero.

Ti ho già accennato nella Prefazione che Trismegisto significa tre volte Mago ossia tre volte grande o il più grande dei Maghi, padrone e signore di tutti i secreti filosofici: il Regno Minerale, il Regno Vegetale ed il Regno Animale della Natura; nonchè il Mondo fisico-naturale o sensibile, il Mondo spirituale-psichico o passionale ed il Mondo divino-intellettuale ed intelligibile. Questo duplice ternario che si completa a vicenda è nella Religione Cattolica simboleggiato dai Tre Re Magi che seguendo una Stella Luminosa a cinque punte sono arrivati, portando le tre offerte simboliche dell'oro, dell'incenso e della mirra, fino alla culla di un Bambino Rendentore, riscaldato da un bue e da un asino.

Sono certo che la intelligenza ermetica di questa sottile allegoria, illustrata dai valenti pennelli dei pittori italiani a decoro delle più ricche Chiese Cristiane, ti compenserà largamente della fatica che dovrai superare per impadronirti dell'astruso significato che forse ad arte essa completamente nasconde al volgo ignorante.

Decima Proposizione

Ciò che ho detto, ossia il mio insegnamento, il mio verbo, dell'operazione del Sole ossia sull'opera, sul magistero, sulla grand'opera che poi fu detta alchimica, riguardante il Sole, il lavoro condotto alla sua perfezione, la genesi attuale, la sorgente e l'impero delle correnti fluidiche universali, l'evoluzione dell'Aor Androgeno o luce generante, è perfetto e completo cioè consumato nel significato del consumatum est, perchè il verbo è stato integralmente proferito, in quanto i classici attestano che il tanto decantato secreto, per chi conosca il maneggio dell'analogia, si trova allo scoperto nel testo della Tavola Smeraldina.

Nella sua ultima affermazione Ermete cita soltanto il Sole, ma ei sotto-intende che l'operazione evolvente sui tre astri principali Sole, Luna e Mercurio, si completa coll'azione dei quattro elementi Aria, Acqua, Terra e Fuoco. E' in questo intero Settenario che Ermete ha posto come in una sintesi acutissima il concetto completo della Grande Opera Arcana (che fu vanto e tesoro di tutti i più importanti santuari dell'antico Oriente) per la perfezione di quella tal Pietra che diventa a volontà, come già ti dissi, Oro, Elisir o Medicina Universale. 

Egli intanto con questa finale proposizione, che è strettamente collegata alla settima, assicura la piena verità dell'arte spagirica, e tu puoi credere in verbo, di cotanto maestro.

Ma se vuoi come San Tommaso persuaderti personalmente della piena attendibilità del suo asserto, studia le numerose testimonianze dei veri filosofi, spera e procura di conquistare colla pratica la chiave dell'arcano applicando l'analogia colla voluta prudenza ai consigli che ci hanno lasciato i veri Maestri dell'Arte.

IV° - Conclusione

Incauto è colui che privo di una conveniente preparazione ha letto fin qui. Egli non può avere capito ciò che ho scritto, e rimarrà nella sua delusione un incredulo come prima.

Io ho interpretato Ermete soltanto per te, anziano di Miriam fanciullo della scienza; ed il mio quaternario di note è finito.

Dott. L. Jesboama

(Tratto dall'opera "Il Libro Aureo dei Magi" di G. Kremmerz, Ed. Rebis, con il permesso dell'Editore)