(articolo apparso sul numero 16 - Autunno 2025 - della rivista martinista La Fenice - www.loggiamartinistasilentium.it

 LEONE CAETANI

“L’educazione magica, quando era possibile un noviziato vero e proprio di arte augurale, creava nel neofito l’immunizzazione psichica che è di pochi uomini veramente straordinari“ (1)

 

Con la mostra presso il Museo Maxxi – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, dedicata alle principali opere pittoriche di Sveva Caetani e ben descritta recentemente su Pagine Filosofali da Dana Llyod Thomas (2) , si è rivitalizzazione l’attenzione sul padre Leone, (Roma 1869 – Vernon 1935), principe di Teano, duca di Sermoneta, Accademico dei Lincei, liberale, figlio di Michelangelo Caetani (Roma 1804 – Roma 1882), legato ai movimenti del Risorgimento ed importante studioso di Dante, nipote di Ersilia Caetani Lovatelli (Roma 1840 – Roma 1925), archeologa autodidatta, studiosa e prolifera scrittrice del mondo romano. La sua figura, negli anni, è diventata quasi iconica, per usare una terminologia moderna, nel mondo dell’esoterismo e degli accadimenti connessi agli ambienti iniziatici del XX secolo, e spesso gli accostamenti, le interpretazioni sulla sua reale o meno partecipazione alla dimensione esoterica si sono presentati in forma diversa e spesso discordante, anche in rapporto ad un’altra importante personalità dell’esoterismo nostrano ovvero di Giuliano Kremmerz e della sua Scuola di Myriam. Si rende, a tal punto, necessario contestualizzare il personaggio in questione in una corretta visione organica ed iniziatica, secondo quelle che sono le fonti documentali, alligata et probata, disponibili, essiccando le fughe fantasiose tipiche di un certo contesto occultistico: a discapito di quanto possa pensare qualcuno, le fonti certe sono le uniche chiavi di valutazioni serie a cui anche un esoterista dovrebbe attenersi, non fosse per il dovere di non concedere libera cittadinanza ad interpretazioni ove la limitata competenza e l’ancor più limitata conoscenza di fatti e circostanza si palesa chiaramente.

L’ambito in cui è doveroso indagare è quello del filone ermetico della scuola egizia partenopea, a cui Don Leone fu introdotto tramite la zia Ersilia nel 1888, quando fu presentato al depositario sapienziale dell’Ordine Egizio Sairitis Hus, nome iniziatico di Giustiniano Lebano (3) , che gli permise una rapida ascesa nell’ambito del suddetto organismo iniziatico. Ciò è probabilmente confermato da alcuni importanti e poco conosciuti documenti e non pochi indizi. Il primo consiste nel manoscritto del Consiglio Sinedriale dell’Ordine (4) citato, in cui il nome di Leone Caetani con lo Jeronismo di N. R. Ottaviano compare insieme a quelli del predetto Lebano – Sairitis Hus, ma anche del misterioso Pasquale De Servis – Izar Ben Escur, che, come analizzeremo di seguito, ha avuto una correlazione con il nostro, non solo per tramite del Kremmerz, essendo stato l’istruttore ermetico e forse il padre naturale del mago di Portici. Altro documento di una certa rilevanza può essere considerato un semplice biglietto di saluto e fraternità inviato da Leone Caetani e Giustiniano Lebano, controfirmato e conservato da quest’ultimo (5).

Ersilia

Ci sia concesso, a tal punto, un essenziale inciso, che poi ci permetterà di comprendere meglio la sfera ieratica italico – egizia entro cui si situava il Principe Caetani, sull’assegnazione dello Jeronimo. Come dimostra il manoscritto del Consiglio Sinedriale, l’assegnazione del nome iniziatico – e come dimostra lo stesso Jeronimo Kremmerz di Ciro Formisano – veniva assegnato nell’ambito di un pantheon archetipale di riferimento tipicamente italico – romano ed egizio – caldaico: N. R. Ottaviano, infatti, oltre a rimandare al primo imperatore di Roma – come Giuliano per il Kremmerz, al Divo Flavio Giuliano, ultima resistenza pagana all’avvento del Cristianesimo in età tardo – antica -, ci riconduce all’abbreviazione latina Natura Rerum, quale motto sostanziale della magica immanenza della Sapienza Arcaica (6) . E’ solo in ambito prettamente myriamico ed in alcune filiazioni post-kremmerziane del secondo dopoguerra, che hanno inteso ricollegarsi al deposito iniziatico dell’Ordine napoletano, che tale assegnazione iniziò a riferirsi, in mancanza di una reale continuità, alle 72 intelligenze angeliche della Cabala (7) .

Quanto il nome di Leone Caetani, inoltre, possa essere ricollegato allo Jeronismo di N. R. Ottaviano, oltre a quanto già riportato, è possibile constatarlo presumibilmente da altri elementi, come quella di L. Raffaele di Sandomenica (8) , secondo cui “il Kremmerz avrebbe sempre parlato di Ottaviano come di un principe romano emigrato in Canada”, come quella diretta del Ricciardelli (9) e confermataci personalmente dal suo discepolo Giammaria, autore della sua biografia citata in nota, come alcune ed altre lettere dello stesso Ottaviano rivolte indirizzate al Lebano nel 1891 e nel 1905 (10) , come il nome del Caetani scritto sotto lo Jeronismo N. R. Ottaviano in una copia originale del Commentarium, di proprietà di un discepolo ammonio del Kremmerz, ed ora conservato in un archivio privato. Ma, oltre, a ciò, è l’interesse del Caetani per il mondo islamico e mediterraneo (11) , che lo collocano in diretta connessione con l’ambiente esoterico nilense – partenopeo sia per quanto ora sappiamo circa lo stretto legame tra Pasquale De Servis ed un certo mondo sufico (12) sia per quanto lo stesso mondo si sia fatto vettore di pratiche teurgiche di natura prettamente caldaica.

“Grazie alla notevole competenza del Caetani (13), in tema di storia delle religioni, islamiche e presislamiche in particolare, veniva ‘rivisitato’ il patrimonio caldeo dell’Ordine e ribadito il collegamento tra la Miriam di Kremmerz e la gerarchia occulta dell’Ordine Egizio” (14) .

250px Giustiniano Lebano

Alcune forzature interpretative è d’uopo che siano pertanto chiarite, con angolature diverse ma similari, circa presunte esclusività massoniche o neopagane di tale percorso trasmutatorio, circa poco plausibili divergenze e separazioni nell’ambito sinedriale italico – egizio. Nel merito, citeremo un altro documento importante, quello degli Epopti dell’Ordine Egizio (15) , il Sinedrio Eterno Romuleo - sottoposto gerarchicamente al Consiglio Sinedriale precedentemente citato -, in cui è presente il nome del Kremmerz, e quello del Caetani, con lo jeronimo Ekatlos – Ecaton. Come è palese a chi abbia qualche informazione elementare in ambito misteriosofico, la dimensione dell’Epopteia, della contemplazione ieratica, rappresentava un grado importante del percorso iniziatico eleusino, ma non qualificava la sfera ultima dell’Adeptato Ierofantico, quale realizzazione ermetica finale: tale consapevolezza ci aiuta a sfatare una presunta contraddizione tra i due documenti evidenziati o fantomatiche scissioni fra pagani e massoni, all’interno dell’organismo tradizionale in riferimento (16) . Inoltre, lo jeronimo Ekatlos – Ecaton, ci permette ulteriormente di inquadrare la sfera di pertinenza del Caetani in quella che potremmo denominare la “rituaria mediterranea di Izar” (a cui egli stesso fece riferimento nel citato articolo “Divinazione Pantea”), ove l’ambito teurgico caldaico – egizio seppe armoniosamente e sapientemente conciliarsi con pratiche pontificali di origine italico – romane, in cui proprio ad Ecaton è operativamente assegnata una valenza specifica.

E’ nel merito sacrale, però, che l’identità di Leone Caetani con la sapienza arcaica sia di natura italica quanto egizia diviene esemplare e manifesta. Autore de Gli Annali dell’Islam, critico della Chiesa di Roma, tra i promotori nel 1889 dell’erezione della statua a Giordano Bruno, nei suoi saggi sul Commentarium riprende sia un certo repertorio pagano e lebaniano (17) , sia rammenta al Kremmerz e ai suoi lettori l’origine della tradizione iniziatica che li coinvolgeva:

“Insieme al Kremmerz, col quale ho comunità di studi, io credo che gli italiani, per iniziarsi ai veri, potrebbero lasciare da banda le sdolcinature buddiche campate in aria ed approfondire, con utilità certamente superiore, tutto il corredo più complesso del pantheon greco latino di Roma, che raccolse quanto di più perfetto gli altri simbolismi avessero dato alla umanità, preoccupata di far parlare la sfinge con dati di positività tanto nell'ordine intellettuale quanto nel magico oggettivo. Beninteso però che tale studio dovrebbe procedere, spogliando le favole e le descrizioni mitologiche di tutta la zavorra della quale fu impiastricciata dalle scuole grammatiche e dalla calunnia metodica degli scrittori intinti di un cristianesimo balordo ed ignorante, che, nel periodo della decadenza romana, rappresentò innanzi ai saggi del gentilesimo ciò che v'è di più superficiale e incerto in materia di scienza sacra. Con soddisfazione si può considerare quanto i moderni studi religiosi, che vanno compiendosi in ogni parte del mondo, contribuiscono a far rilevare la povertà dottrinale delle origini cristiane, assimilazione alle forme culturali dei gentili; culto saccheggiato e rimesso a nuovo perfino con ruderi dei monumenti più pagani e Roma ne è un esempio ad ogni passo, fino in S. Pietro. Perfino il simbolo della croce, che la maggioranza indotta ritiene esclusivamente cristiana, è un'adozione della magia religiosa assirica e greco-romana anteriore alla bellissima e pietosa istoria della crocifissione del Cristo” (18) .

Sono considerazioni, che sono direttamente riconducibili al pensiero del Formisano e tutt’altro che in contrasto

- “Giuliano l’Apostata fu iniziato ai veri, non concepiva perché il paganesimo integro ed esuberante della iniziatura romana dovesse sostituirsi con una eresia antimagica che preparava alla morte e non alla vita e che si chiamava Cristianesimo appunto per un simbolo di morte” (19)-

con la visione del mondo di una scuola terapeutica che per sua stessa definizione decise di essere italica, isiaca e pitagorica. Sfumano in tale contesto tutte le interpretazioni ove il misticismo religioso contamina ancora il magismo operante, vincolandolo a ciò da cui dovrebbe purificarsi e liberarsi. I fideisti esoterici ricolmi e satolli di santi e deità ultramondane, non scorgono quanto tale addestramento teurgico italico – egizio, al contrario, sia attinente alla Potenza – Fuoco come nell’ambito della misteriosofia neoplatonica, attivazione di un natura energizzata, in cui tale immedesimazione tra azione magica e Nume, risultava essere totalizzante, effettiva. Ivi, le genuflessioni dell’uomo profano, delle sue fedi religiose, del suo mondo massificato ed anche quelle inerente ad una certa e grossolana magia cerimoniale (20) , vengono inesorabilmente trascese, in atti di identificazione e di potenza assoluti: la potenza trasmuta sè stessa ed in atto fabbrica l’Io imperituro. Siamo, infatti, dinanzi, come insegna il divino Giamblico, ad un preciso processo di attualizzazione ontologica, il noetico divenendo cosciente di sè stesso, entra in stato di φιλία, di fraterna comunanza con gli Dei:

“si crede, non più umana (l’anima), e ben a ragione lo crede: chè spesso, al lasciare l’esistenza animale, assume (come suo modo d’essere) la beatissima attualità (ἐνέργειαν) degli Iddii” (21).

C 2 1

Ed in ciò, il Caetani ed il Formisano, lungi dal separarsi e dividere le proprie strade, si ritrovarono sia fisicamente a Montecarlo nel 1926 e nel 1929 (22), sia nella comprensione di come la potestà di un insegnamento sapienziale non possa essere elargito democraticamente a tutti, ma debba e possa rimanere riservato solo a coloro che sappiano intraprendere un doveroso percorso maieutico di dignificazione. Il Kremmerz,, sia nella revisione dell’Avviamento della Scienza dei Magi del 1917 sia nelle opere successive come I Dialoghi sull’Ermetismo che in epistolari privati (23), comprese quanto fosse stata velleitaria l’idea di aver creduto il mondo evoluto a tal punto da permettersi una divulgazione urbi et orbi di conoscenze da sempre ritenute segrete. Quanto sia essenziale la qualificazione nell’Opus Magicum – confermata da un Cornelio Agrippa nel III libro del suo De Occulta Philosophia – e quanto essa possa accompagnarsi da un iniziale istradamento ai più, senza abbandonarsi all’anarcoide occultismo contemporaneo, lo traduce lo stesso Kremmerz tramite sue lapidarie parole del 1929:

“Noi siamo spiriti erranti, noi abbiamo la missione luciferina di portare la fiaccola in giro, da uomo e uomo; noi insegniamo l’inizio (non tutta, ndc) della ricerca in noi e intorno a noi; noi apriamo un finestrino (non l’intera auto, ndc) sull’immenso panorama dell’infinito”(24) .

Quanto da noi sinteticamente riportato, speriamo possa ricollocare il Caetani (ma anche il Kremmerz) nella loro naturale dimora ontologica, l' archetipo che il nostro caro e fraterno Piero Fenili richiamò tramite l'“Eterno Ordine Ermetico”, riprendendo tale definizione da una ritualità lunare della Scuola, quale modifica del salmo 133, accompagnandola ad un dipinto di Sveva Caetani intitolato “Fellowship of Timeless” (La Fratellanza dei Senza – Tempo) (25) , esistente nonostante

“la futura marea montante di un sempre più feculento pantano astartico, fino all’estremo limite di degrado che avrebbe caratterizzato i nostri giorni” (26).

 

Note:

1 - N.R. Ottaviano, Divinazione Pantea, Commentarium, n. 1, Bari 1910, p. 13 – 21.

2 - Il Ritorno dei Caetani in Italia: l’arte di Sveva Caetani al Maxxi (3 ottobre 2025 – 4 gennaio 2026) - Dana Lloyd Thomas ⋆ Pagine Filosofali

3 - N. R. Caesar Augustus, Non Confunditur ovvero se debba aver fine la polemica sull’identità di N. R. Ottaviano con Leone Caetani, Elixir n. 2, Edizioni Rebis, Viareggio 2006, p. 21.

4 - Riccardo Donato, La Chiave della Sapienza Ermetica, vol. 1, Edizioni Rebis, Viareggio 2024, allegato 13, p. 173.

5 - Giuseppe Maddalena Capiferro – Cristian Guzzo, Riflessi d’Iride nell’acqua – appunti e documenti per una storia dell’ermetismo kremmerziano, Sulla rotta del sole, Giordano Editore, Brindisi MMDCCLIX ab U. C., p. 174.

6 - N. R. Caesar Augustus, Non Confunditur…, op. cit., nota 26, p. 24. Quanto poi il Caetani fosse distante dall’affare Ekatlos, riportato da Julius Evola in Krur 1929, ormai un’amplia e probante bibliografia è a disposizione degli studiosi. Segnaliamo in merito: Giuseppe Maddalena Capiferro – Cristian Guzzo, L’Arcano degli Arcani, op. cit., 127ss; degli stessi autori, Le Quinte, la Scena, la Grande Orma, in Politica Romana n. 7, 2005 – 2007, p. 27ss, oltre agli ulteriori approfondimenti del Guzzo sul tema, pubblicati negli ultimi anni (Ekatlos e la grande orma: anatomia di un mito, con una nostra introduzione).

7 - Giuseppe Maddalena Capiferro – Cristian Guzzo, L’Arcano degli Arcani, Edizioni Rebis, Viareggio 2011, nota 302, p. 113.

8 - N. R. Caesar Augustus, Non Confunditur…, op. cit., nota 16, p. 23.

9 - Giammaria, Marco Daffi e la sua opera, Edizioni Kemi, Milano 1982, p. 16.

10 - N. R. Caesar Augustus, Non Confunditur, op. cit., p. 24.

11 - Mario Liverani e Valentina Sagaria Rossi, Leone Caetani in viaggio tra Oriente e Occidente, Bardi Edizioni, Roma 2019.

12 - Cristian Guzzo, Izar Bne Escur - il Gran Magus, Politica Romana n. 11, 2023, p. 159ss.

13 - G. F. Maddalena Capiferro, Agitata crescunt, - ulteriori documenti sulla vera identità di N.R. Ottaviano ed un’inedita lettera di Leone Caetani, Elixir n. 9, Edizioni Rebis, Viareggio 2010, nota 7, p. 25, in cui si riporta come la cartella n. 1102 dell’archivio Leone Caetani dell’Accademia dei Lincei contenga articoli di magia assira.

14 - Giuseppe Maddalena Capiferro – Cristian Guzzo, Riflessi d’Iride nell’acqua, op. cit., nota 181, p. 166.

15 - Riccardo Donato, La Chiave della Sapienza Ermetica, vol. 2, Edizioni Rebis, Viareggio 2014, allegato 44, p. 308.

16 - Riccardo Donato, La Chiave della Sapienza Ermetica, vol. 1, op. cit., p. 122, in cui meritoriamente si pone in evidenza come la struttura delle fratrie, delle logge, delle accademie o di qualsiasi altra costituzione visibile e tangibile altro non sia che un puro riflesso del momento storico di una tradizione carsica che ha avuto, ha, come unico riferimento essenziale l’ascenso iniziatico ed il conseguimento di specifiche realizzazioni spirituali.

17 - N. R. Caesar Augustus, Non Confunditur, op. cit., note 13- 14, p. 22.

 18 - N.R. Ottaviano, Divinazione Pantea, op. cit.

19 - Giuliano Kremmerz, La Porta Ermetica, cap. VI.

20 - Plotino, Massime di Saggezza Pagana, in Krur 1929, ristampa Edizioni Tilopa, Roma 1981, p. 129:”… è affermato il significato di una via: e se non lo si possiede e non lo si comprende, è inutile parlare di <magia>, è inutile perder tempo in <cerimoniali> ridicoli, in vuote psicotecniche, in pessimi surrogati della religione”.

21 - Giamblico, De Mysteriis Aegyptiorum, I, 12, Estratti in Introduzione alla Magia (a cura del Gruppo di Ur), volume primo, op. cit., p. 358.

22 - Giuseppe Maddalena Capiferro – Cristian Guzzo, Riflessi d’Iride nell’acqua, op. cit. nota 189, p. 167.

23 - Esemplare in merito è quello del 1929 con Ercole Quadrelli, l’Abraxa del Gruppo di Ur. 

24 - Giuliano Kremmerz, I Dialoghi sull’Ermetismo, V.

25 - Amelio (Piero Fenili), L’ermetismo kremmerziano ed il nodo fiorentino, Politica Romana n. 6, 2000 – 2004, p. 260.

26 - Ivi, p. 262.