«Che il lavoro del vasaio,
che consiste nel secco e nell’umido,
ti faccia vedere» (1)
DALLA CHIMICA ALLA SPAGIRIA
Quando, circa quaranta anni fa, decisi di iscrivermi alla Facoltà di Chimica Pura dell’Università, non lo feci per diventare un impiantista industriale o un esperto analista tecnologo, ma perché sentivo in modo imperioso la necessità, che si presentava quasi sotto forma di una “vocazione” ancora molto indistinta ma contemporaneamente imperiosa, di avere un contatto con la Materia. In particolare sentivo un fascino, quasi sacrale, per le trasformazioni intime della Materia, trasformazioni che mi facevano percepire un Moto Interno, vivo e reagente. Mi trovavo sempre più spesso in laboratorio a “perdere tempo”, cioè ad osservare i fenomeni in perfetta comunione con essi. Osservavo per tempi lunghissimi e senza apparente motivazione distillazioni, fusioni, cristallizzazioni, combustioni. Compresi allora che la Chimica, tecnica e meccanica, non riusciva a penetrare questo dinamismo della Materia e mi accostai alla Spagiria. Era per me divenuta necessaria la comprensione di questo profondo dinamismo e la compartecipazione – esultante e sacrale – con le Forze Vive della Natura. Scopersi Elemire Zolla e mi accorsi di vivere profondamente quanto scriveva nelle prime pagine del suo splendido testo Le Meraviglie della Natura (2):
“Come riacquistare la sensibilità e le arti alchemiche? Guardandoci d’attorno con esultanza. Soltanto a questo patto, sollevando una gleba odorosa, spiccando un frutto, contemplando le iridescenze di gioielli o di cascate, lo splendore d’un incarnato umano o d’una liscia pelliccia o d’una folgorante colata di metalli, forse si saprà sentire la presenza animatrice che ha plasmato e va plasmando queste materie, e ora le stringe e indurisce nel pugno, ora le sbriciola o fa scorrere liquidamene tra le dita, ora le accarezza e fa brillare. Il segreto dell’arte alchemica e d’ogni sapienza sta nella capacità di intuire con esaltazione questa mano solerte, invisibile ai distratti e ai tristi“.


Come appassionato ricercatore di alcuni testi sapienziali del mondo antico, soprattutto in ambito artistico, ho incontrato, inevitabilmente, una verità che ha orientato la mia vita in una direzione nuova o forse ri-trovata: originariamente la conoscenza non era relegata a condizioni sempre fortemente settoriali e disumanizzanti come nell’epoca finale che viviamo oggi, ma abbracciava scienze e conoscenze le più varie, destinate ad allargare l’ampiezza spirituale dell’essere
Il 19 gennaio 2021 l’amico Piero Fenili ci ha lasciato. Era nato a Pisa il 16 agosto 1936 e dopo gli studi si era trasferito a Roma, per svolgere egregiamente la professione di magistrato presso il Tribunale di Rieti. Da molti anni si era ritirato in un paesino di alta collina vicino a Lucca, pur mantenendo attivi e costanti contatti con moltissimi amici, esponenti e studiosi del mondo ermetico ed esoterico, italiani e stranieri, per tanti dei quali è stato e rimarrà un punto di riferimento unico e insostituibile, valido quanto autorevole.