Segnaliamo con vero piacere l'uscita del numero 19 della bella e
interessantissima rivista "Arthos" diretta da Renato Del Ponte (Editrice Arya,
via Roma 11, 16121 Genova, pp. 108, 14,00 euro).
Si tratta di un numero speciale
dedicato ai Mysteria, ovvero i Misteri Sacri dell'area mediterranea, con
particolare attenzione al mondo ellenico e italico.
Dall'indice: Nicola Crea:
"Note dell'Editore" - Renato Del Ponte: "Misteri a Tindari" - Robert Turcan:
"Intervista sui Mysteria" - Pier Luca Pierini: "A proposito dei Misteri di
Eleusi" - Marco Rossi: "I Misteri, l'Impero Romano e il cristianesimo nella
'Weltanschauung' di R. Steiner" - René Guénon: "Lettera a Evola" - Emanuele La
Rosa: "La semiosi ermetica nella poesia di Julius Evola" - Pio Filippani
Ronconi: "Valenze archetipali dell'Umbria" - Nuccio D'Anna: "Dall'orfismo al
pitagorismo".
C’è stato un uomo piccolo e minuto, conosciuto con l’appellativo di Mahatma, o “Grande Anima”, che si è rivelato un gigante, spiritualmente, politicamente, umanamente. Il suo nome era Gandhi e tra le sue tante luminose dichiarazioni vogliamo ricordarne una che per noi1 assume un valore molto particolare: “La civiltà di un popolo si misura dal rispetto che esso nutre nei confronti degli animali”.
Se si dovesse formulare un giudizio sulla nostra attuale “civiltà” in base al parametro proposto in questo nobile enunciato, il risultato sarebbe disastroso. Di fronte al quadro desolante che il mondo oggi ci offre, specialmente per quanto concerne l’attenzione e l’amore nei confronti degli animali, tranne rarissimi casi e isolate realtà locali, dovremmo soltanto limitarci a constatare quanto ancora siamo lontani dal poterci ritenere effettivamente civili. E’ pur vero che, soprattutto in Occidente, i movimenti animalisti, ambientalisti, ecologisti e vegetariani sono in continua espansione e stanno promuovendo e sviluppando importanti campagne a favore degli animali, contro crudeltà e stragi quotidiane, contro quella pratica criminale e abominevole che corrisponde alla vivisezione, la cui sola pronuncia dovrebbe fare inorridire, contro la caccia, che ancora qualche idiota continua a voler definire “sport” (vorremmo proprio sapere dove risiedono gli ideali dello spirito sportivo in una pratica inutile, il cui divertimento consiste nell’uccisione di una innocente creatura indifesa), contro l’altra piaga dell’abbandono, contro le ridicole e lugubri pellicce ecc. Ma è altrettanto vero che, obiettivamente, in questo campo siamo ancora molto, troppo indietro, e quando tra cento o mille anni, parleranno di noi, saremo ricordati, in questo senso, come dei trogloditi assassini e divoratori di esseri viventi. Più o meno come noi oggi potremmo considerare una tribù di cannibali, con l’aggravante, tipica del contemporaneo “homo technologicus”, che l’essere umano pretende arrogantemente di essere considerato “civilizzato ed evoluto” a pieno titolo e diritto. E’ chiarissimo che a un evidente, innegabile e rapido progresso scientifico e tecnologico, non è corrisposto quell’auspicabile balzo in avanti interiore, quel salto qualitativo della coscienza e della consapevolezza, che avrebbe potuto e dovuto realizzare un’ideale armonia olistica tra mente e corpo, tra spirito e materia, tra il mondo umano, l’animale, il vegetale e il minerale, o, per meglio dire, il pieno equilibrio dei classici cinque elementi orientali in un ecosistema integrale e globale, realmente proficuo e utile per tutta l’umanità e l’intera vita, fisica e sottile, del nostro pianeta.
Nell’articolato panorama esoterico, le cui diramazioni si suddividono
in specie, sottospecie e microspecie, non è semplice riuscire a
districarsi. Del resto, anche la proliferazione di elementi
folcloristici e inquinanti che compongono questo mondo controverso,
alimentano le tante contraddizioni e i luoghi comuni di matrice
profana. Certo è che il sottobosco di pseudo-iniziati e presunti
maestri da operetta si sta espandendo in maniera esponenziale,
ingenerando ulteriore obnubilazione a chi tenta di fare chiarezza e
comprendere il senso più autentico del percorso ermetico. Questo è uno
dei motivi che mi hanno spinto a ricordare in queste pagine la figura
del grande ermetista Giuliano Kremmerz (Ciro Formisano 1861-1930),
tentando di tratteggiare gli aspetti salienti della sua Opera. Niente
accademismi esasperanti o, peggio ancora, moti di misticismo e
fanatismo pedisséquo. Solo la personale testimonianza e la gratitudine
nei riguardi di questo maestro, guideranno il mio sentire e le
considerazioni che ne conseguono. Recentemente, una pubblicazione di
alto spessore ha riportato alla luce vicende sepolte nei territori bui
della memoria, frutto di omertà e di manovre tese a nascondere eventi
non esemplari nella storia della Myriam. Si tratta dell’introvabile “Il
Processo del mago”, da poco ristampato ad opera delle Edizioni Rebis,
grazie alla coraggiosa iniziativa del carissimo amico Pier Luca Pierini
R. Nonostante i fatti - per altro minuziosamente documentati - mostrino
un capitolo non edificante nel contesto dell’ermetismo kremmerziano,
l’immagine di Giuliano Kremmerz ne esce immacolata, vittima egli stesso
di persone senza scrupoli a lui vicine. Ermetisti che per il grado di
evoluzione raggiunto - almeno così si pensava - avrebbero dovuto essere
al di sopra delle miserie e dei “crimini” di cui si sono resi
responsabili. Ritenuti dei maestri, ancora oggi osannati nonostante il
millantato credito (da chi vuole cancellare un passato scomodo), i
soggetti in questione hanno mostrato il volto degradante e iniquo di
Dorian Gray, le cui oscure passioni si palesavano poco a poco sulla
tela che lo ritraeva, specchio fedele della sua corruzione. Come spesso
accade, la creazione dei miti, dei santini sbiaditi e delle menzogne
hanno prevalso sulla realtà. La Verità deve essere detta, non taciuta.
Celare la verità vuol dire ingannare coloro che credono in un Ideale
luminoso. Significa distruggere tutto ciò che di buono e onesto è
contenuto nella missione del maestro di Portici.
Annunciamo con piacere a tutti gli interessati che il giorno 27 maggio,
alle ore 20,30 sarà ufficialmente presentata presso la Libreria Aseq di
Roma (via dei sediari, 10 - tel. 06-6868400) l'importante opera
collettiva dell'AHKU (Accademie Hermetiche Kremmerziane Unite):
"LA VIA ERMETICA - La Tradizione Occidentale - L'Inizio della Via - La Via Reale"
pubblicata dalle Edizioni Rebis, con la partecipazione di vari esponenti della Scuola Ermetica Kremmerziana.
Introdurrà il tema della serata il dr. Federico D'Andrea, Coordinatore nazionale dell'Ahku
Relatore: dr. Stefano Mayorca, giornalista, scrittore, preside dell'Accademia Kremmerziana Romana "La Porta Ermetica".
La Tradizione Occidentale – L’Inizio della Via
La Via Reale
Un piccolo gruppo di volenterosi membri dell'AHKU, insieme ad alcuni studiosi indipendenti, decise di dare alle stampe quest'opera nel tentativo di dire una parola chiara su quanto essi intendono per Tradizione e su come tale Tradizione si è manifestata nel corso dei secoli alle persone di volontà buona, ma anche per mettere in guardia chi si avvicina a questo percorso contro i falsi maestri e contro le innumerevoli profanazioni di concetti sublimi cui si è esposti in particolar modo se si è soliti navigare in Internet.
Si ritiene necessario far capire ai giovani ricercatori che la Tradizione non è proprietà di nessuno in particolare e di tutti in generale; chi è investito di una missione divulgativa non è un maestro, bensì un umile strumento dell'idea che ha deciso di usarlo per manifestarsi agli uomini; errato, dunque, spacciarsi per l'unico depositario della Verità, quando tale Verità, pur essendo una e unica, assume tante sfaccettature per quanti sono gli esseri umani che tentano di conquistarla.
Solo attraverso lo studio, di sé e della natura, il ricercatore riuscirà ad avvicinarsi a quelle leggi incomunicabili che, a seguito di una retta operatività, potranno essere penetrate così cambiando l'uomo comune in Uomo, non in semidio o eroe, ma semplicemente in Uomo, se questo termine ha ancora un valore presso di noi. Essere un Uomo non significa navigare in "astrale", viaggiare tra le sfere, compiere miracoli o cambiare, con un semplice tocco, un essere immondo che si ciba delle sventure altrui in un santo che si dedica a sanare le piaghe dell'umanità; significa soltanto ricordare che siamo tutti fratelli e che non possiamo ritenerci migliori, più avanzati o più furbi dei nostri simili, ma con umiltà riconoscere che siamo semplici formichine brulicanti su un sasso che naviga nello spazio.
L'obiettivo di coloro che hanno scritto queste pagine non è quello di convertire chi legge affinché segua la loro stessa strada - considerato che ogni strada è buona se percorsa con purità di cuore, disinteresse e amore per il prossimo - ma solo descrivere loro esperienze o percorsi nella speranza che possano essere utili a chi è alla ricerca di una via seria, pur se difficile e, a volte, dolorosa.