Diverse forme divinatorie — Superstizioni da Folk-lore — Percezioni della Natura e dell'ambito — I solitarii o monaci — L'interpretazione — La lubricità di Pane e il suo simbolismo — Necessità di studiare le mitologie — Costumi divinatorii volgari — Tutte le anime hanno fenomeni premonitorii – Il linguaggio sibillino —Un esempio di talismano per l'intelligenza dei simboli.
I.
Non si è potuto storicamente accertare la dicerìa della famosa voce della morte del Gran Pane innanzi alla invadenza cristiana(1). Non è probabile se il Pane volle nella intenzione del mitologo personificare l'anima della natura viva e pensante; e potrebbe essere una chiacchierata sognata da qualcuno dei tanti maniaci religiosi, manìa ragionante o che dà l'illusione del ragionamento, e che accompagna tutti i periodi di conflitto sociale e psicologico tra i fautori della novità e i conservatori del vecchio. Lascio ad altri vogliosi l'esercizio della discussione sull'argomento, per dire poche cose della natura pantèa.
Nel lungo ciclo temporale, ciclico divenire, che mena verso le regioni impenetrabili del mito e delle sue misteriose e arcaiche dimensioni, si cela il magico cammino dell’Urbe, magica testimonianza di antichi splendori e di ermetiche assonanze. Luogo carico di ancestrali richiami e di ctonie vibrazioni, che nelle pieghe del tempo, hanno visto nascere l’eterna impronta dell’immortale Roma e dei suo Déi e Dee dalle multiformi effigi. Scriveva Empedocle, il filosofo greco: “La divinità non porta testa umana, né dalle sue spalle scendono due rami, non ha né piedi né ginocchia veloci né il sesso peloso, ma solo uno spirito, sacro ed ineffabile, governa e percorre tutto l’universo con la velocità del pensiero”. Questa è l’Urbe, intrisa di magia, ricoperta di mistero. E nel nome degli Dèi si cela l’incantamento. Il coro dell’Antigone di Sofocle, invocando Dioniso, lo chiama: “Dio che di nomi abbondi”.
Il poco di idee generali è sparso nei ventidue articoli del Fascicolo B, ciascuno dei quali, per la profonda dottrina che racchiude, può ben dirsi una gemma preziosa della corona iniziatica, staccata con mano prodiga e donata da J. M. Kremm-erz ai discepoli della Schola.
Convegno Organizzato
Lo studioso dei problemi religiosi deve rendersi conto della unità fondamentale di tutti i culti, per ricondurli, sfrondati di ogni particolare od apparato esteriore, alla comune origine, donde la nostra Scuola trae il suo insegnamento e la sua fede.