Tratto da un raro articolo del 1951
Il diciottesimo grado Scozzese, Cavaliere dell'Aquila, Principe di Rosa+Croce, .deriverebbe, secondo gli uni, dal misterioso Ordine dei Rosa+Croce, secondo altri da un fallito tentativo dei Gesuiti, che volevano infiltrarsi nella Massoneria, per orientare i principi filosofici e gli insegnamenti a profitto della Cattolicità. Non riteniamo di fermarci su questa seconda ipotesi, la quale, evidentemente, sorse nel periodo in cui la libera Muratoria raccoglieva non solo i nemici della Chiesa di Roma, ma anche quelli di qualsiasi idealità trascendenti, di qualsiasi forma di sentimento religioso. L'Ordine iniziatico dei Rosa-Croce, con più sicurezza, sarebbe stato costituito da Goffredo di Buglione verso il 1090, ed avrebbe avuto un riflesso nell' «Ordine del Tempio» e una derivazione nei «Fedeli d'Amore», sodalizio gnostico antipapale, che fiorì specialmente nella Provenza.
Che senso ha mantenere in vita il Concetto del segreto in un'epoca in cui tutto tende a stanare dalle zone d'ombra ogni aspetto della vita collettiva, a cominciare dal clan familiare per finire alle multiformità cromatiche della vita societaria, sia pure nei suoi aspetti più differenziati? Che senso ha questa puntigliosa punteggiatura che accompagna ogni tappa della vita massonica, nelle sue forme tradizionali (rituali) che contraddistinguono le simbologie dei vari gradi della piramide, questo riferimento che ci appare più come un emblema che come raccomandazione effettiva, ad un non parlare, ad un tacere, ad un silenzio, insomma, che, inteso in senso assoluto, può essere interpretato come volontà di occultare?
D&G - 29/4/2013: Purtroppo a codesti kremmerziani non bastano esorcismi e rituali per scacciare il demone della stupidità, che interrogato ha affermato di esser in loro residente......e che esclude a priori di poter esser cacciato in qualsiasi modo… lol...
Gli ermetisti praticanti conoscono perfettamente il significato delle catene magiche che sviluppano la loro forza attraverso l'estrinsecazione dell'energia nervea finalizzata a scopi ben precisi e con tecniche nelle quali l'utilizzazione dell'elemento volontà ha un carattere preminente. Sanno altresì che tali scopi consistono il più delle volte nel tentativo di realizzare il ristabilimento fisico e psichico di coloro che ne diventano beneficiari venendosi a trovare, in particolari momenti della loro esistenza, in uno stato di squilibrio e quindi abbisognevoli di tanta forza vitale quanta ne occorre per il riequilibrio totale. Si tratta, infatti (e non scopriamo niente di nuovo nell'enunciarlo), di un travaso di energia ottenibile, come già detto con tecniche particolari, e fondato sull' assioma che la forza, che a sua volta è materia allo stato sottile, proiettata laddove la forza stessa è carente, realizza il pieno nel vuoto secondo il principio dei vasi comunicanti.
Non meno straordinaria la scoperta di un oggetto metallico rinvenuto in una nave risalente a duemila anni fa. Tale reperto, enigmatico e affascinante, cela il frutto di un’antica sapienza legata a lontanissime e misteriose civiltà. Questo strumento notevolmente sofisticato e composto da diversi ingranaggi, fu riportato alla luce nel 1900-1901 da alcuni pescatori di spugne greci che si erano imbattuti in un relitto al largo della piccola isola di Anticitera (Andikithira o, in base alla grafia inglese, Antikythera), situata tra la Grecia e Creta, e più precisamente nel tratto del Mar Egeo che comprende il Peloponneso e Creta.