“Il Solstizio [d’Estate] cade al ventiquattro di giugno. Questo è il grande cardine dell’anno e grande evento nel mondo”. (PLINIO Nat Hist XVIII, 68, 264)
LE DIVINITÀ NEL SOLSTIZIO D’ESTATE
La concezione dei Romani circa il fluire del tempo si basava sulla certezza che nel ritmo calendariale si manifestassero divinità le cui molteplici funzioni si armonizzavano in un complesso insieme di significati (1), che si intersecavano formando un unicum che sfugge alla mentalità razionale e “scientifica” dell’età moderna.
Il particolare significato del Solstizio d’Estate per i Romani era legato al fondamento su cui si basava il loro calendario, un calendario lunisolare basato sui movimenti sia della Luna che del Sole, movimenti inconciliabili data la differenza in giorni tra i due fenomeni celesti: il Sole compie il suo movimento in poco più di 365 giorni, mentre la Luna completa il suo giro intorno alla terra in media in 27 giorni, per cui un anno lunare di 13 lunazioni è il più prossimo ad un anno solare. Per questo motivo Giugno era considerato il centro dell’anno, la settima lunazione su tredici totali, e questo dava al mese il particolare significato di fine di un ciclo, conclusione di un primo semestre e cardine intorno al quale “gira” l’intero anno, ed infatti la prima divinità celebrata nel mese è Carna, la divinificazione del cardine.
1 - Lei è conosciuto ed apprezzato dal grande pubblico e dagli specialisti come un esperto filologo grecista e come valente interprete del teatro iniziatico. Nelle sue opere sulla Sapienza antica è, però, sempre presente un continuo riferimento a Giorgio Colli: quanto la sua personalità ed i suoi insegnamenti hanno influenzato la sua formazione interiore e filosofica?
a cura di Luca Valentini
