"Un giorno, quand'ero ancora NOVIZIO, chiesi a! MAESTRO un TALISMANO che mi liberasse da la PAURA della NOTTE, che coglie, nelle TENEBRE dell'IGNORANZA, i MISTI maldestri.
Egli, allora, preso, fra i ciottoli variopinti della riva marina, un sasso triangolare, mi disse: questo ti libererà da ogni angoscia.
Domandai: non è forse la mia fede a operare il miracolo? No, rispose, non la tua fede, poiché tu puoi anche non credere, al sasso, e pure, avendolo teco, non sarai preso da timore, giacché in esso è impressa la mia VOLONTÀ che ti fa libero".
(Dal "Corpus Philosophicum Totius magiae restitutum")
Alchimia e Arte regia
Nell’Introduzione agli Aurea Carmina, scritti da attribuire presumibilmente ad ambienti medio-pitagorici risalenti ad un periodo che può essere ricondotto tra il I sec. a.C. ed il II d.C., e di natura, peraltro, più moralistico-precettistica che iniziatica, Julius Evola pone, come è evidente, una quaestio di grandissima rilevanza spirituale: ed è quella della scelta delle Tradizioni!
La castità, come esercizio mentale, più che come fatto di astinenza è considerabile e da considerarsi quale intuizione del principio della Limitazione della Spinta Naturale. Quanto più il Figlio è riassorbito dal Padre (Significato della Resurrezione), tanto più si attutisce, si riduce la Spinta Illimitata, per infine venire affatto meno. Alla obbedienza all'Archetipo si sostituisce la visione dell'Immagine. Naturalmente si determinano fasi intermedie caratterizzate dalla vaga coscienza dell'immagine e dalla sua indiretta visione. L'espressione « castità » ha un valore squisitamente mentale e filosofico, libero essendo il praticante e l'iniziato nei suoi rapporti, giacché nessun effetto ha l'umano adoperarsi ovvero astenersi, nei confronti del piano dell'« amore divino »! Comunque vale il principio che l'iniziato deve rimanere nell'integro possesso e dominio delle proprie facoltà; quindi non castrarsi. Si evidenzia perché l'Opera Alchimica sia opera di creazione completa.
a cura di Luca Valentini