Zan. 25/4/2013: A parte il refuso in cui incorre anche lei, (“questi non sospese né Ricciardelli né Manzi dalle alte cariche nella Myriam”) la sua arringa è, nei confronti del kremmerz, priva di prove, e faziosa. Lei dà per scontato che kremmerz fosse colpevole. Sembra anzi che ne provi gioia, come se buttando fango su di lui lei si liberasse di un personale nemico. Ma chi le dice invece che se Ricciardelli fosse entrato nell’Ordine non avrebbe potuto dare di più ancora? Chi le dice che oltre la quota iniziale per entrare non ve ne fossero altre di cui lei non è a conoscenza? E chi le dice che non fosse possibile, come accade per i Gesuiti, donare ogni cosa all’Ordine stesso? La tesi che non voleva sporcarsi le mani non regge, perché comunque scoperto l’inganno ne avrebbe risposto Borracci e da questi si sarebbe potuto risalire a lui. D’altra parte la giustizia non l’ha ritenuto responsabile e questo basta, non essendo lei sicuramente né il giudice né il PM della questione, nella stessa misura in cui io non ne sono l’avvocato difensore. Comunque, per mera curiosità, mi informerò meglio sul caso e ne studierò ogni particolare soprattutto per capire cos’è che tanto la infastidisce del personaggio del Kremmerz tanto da farle perdere continuamente le staffe nei confronti di chiunque ne parli più o meno a favore.
D&G 25/4: Le sue argomentiazioni sono risibili e non sono in grado di spiegare perchè Kremmerz informato dal Ricciardelli della truffa subita dal suo parente Borracci, nonchè ufficiale di collegamento con tutti i Myriamici e Osiridei rimasti in Italia, non venne immediatamente sopeso per indegnità e radiato per truffa ai danni di aspiranti discepoli attività incompatibile con qualsiasi associazione onorevole, come ci si sarebbe dovuto attendere senza troppi dubbi.
La questione dell’interdizione pitagorica delle fave non costituisce certamente un grosso problema di filosofia e neppure di storia della filosofia, ma soltanto un problema ben circoscritto che desta per altro vivo interesse in una cerchia abbastanza larga di studiosi, meravigliati ed incuriositi nel constatare che anche a proposito di un argomento così preciso e ristretto gli specialisti del pitagoreismo non siano in grado di pervenire ad una conclusione concorde e soddisfacente. Augusto Rostagni nel suo Il Verbo di Pitagora si limita ad accennare alla “spinosa questione delle fave” (A. Rostagni, Il Verbo di Pitagora, Torino, 1924, p. 121, nota), e non dice altro.Se ne occupano invece, ma senza poter giungere ad alcuna conclusione: Chaignet (Anthelme Édouard Chaignet, Pythagore et la Philosophie pythagoricienne, Paris, 1874, 2ª ed.) ed il Delatte (Armand Delatte, Études sur la Littérature Pythagoricienne, Paris, 1915).
Mario Parascandolo (Hahajah) rappresenta uno dei personaggi-chiave della travagliata storia postkremmerziana. Figura controversa egli stesso, ebbe ad accollarsi il ruolo tutt’altro che facile di Segretario prima, Procuratore poi e infine “successore” (scritto tra virgolette perché tale successione mai ufficializzata, è stata nel tempo più volte contestata) di Domenico Lombardi (Benno), altra personalità di rilievo assai discussa e problematica del passato kremmerziano (valga per tutte le polemiche il post che riportiamo al termine dell’articolo), le cui scelte e iniziative si sono fatalmente riverberate sugli sviluppi della Fratellanza di Miriam, dal primo dopoguerra ad oggi. Entrambi saranno affrontati all’interno di un’analisi più ampia che proporremo in futuro.
P. Christian:
Sebbene abbiamo già indicato qual è la natura essenziale del segreto iniziatico