Gli ermetisti praticanti conoscono perfettamente il significato delle catene magiche che sviluppano la loro forza attraverso l'estrinsecazione dell'energia nervea finalizzata a scopi ben precisi e con tecniche nelle quali l'utilizzazione dell'elemento volontà ha un carattere preminente. Sanno altresì che tali scopi consistono il più delle volte nel tentativo di realizzare il ristabilimento fisico e psichico di coloro che ne diventano beneficiari venendosi a trovare, in particolari momenti della loro esistenza, in uno stato di squilibrio e quindi abbisognevoli di tanta forza vitale quanta ne occorre per il riequilibrio totale. Si tratta, infatti (e non scopriamo niente di nuovo nell'enunciarlo), di un travaso di energia ottenibile, come già detto con tecniche particolari, e fondato sull' assioma che la forza, che a sua volta è materia allo stato sottile, proiettata laddove la forza stessa è carente, realizza il pieno nel vuoto secondo il principio dei vasi comunicanti.
Non meno straordinaria la scoperta di un oggetto metallico rinvenuto in una nave risalente a duemila anni fa. Tale reperto, enigmatico e affascinante, cela il frutto di un’antica sapienza legata a lontanissime e misteriose civiltà. Questo strumento notevolmente sofisticato e composto da diversi ingranaggi, fu riportato alla luce nel 1900-1901 da alcuni pescatori di spugne greci che si erano imbattuti in un relitto al largo della piccola isola di Anticitera (Andikithira o, in base alla grafia inglese, Antikythera), situata tra la Grecia e Creta, e più precisamente nel tratto del Mar Egeo che comprende il Peloponneso e Creta.
Sabato 1 aprile 2017
I lettori, appartengano o no alla nostra Scuola, non devono rimpiangere il tempo perduto e cerchino di ricavare dalla lettura un profitto reale. Le idee devono trasmutarsi in sangue, vale a dire si devono vivere nella vita quotidiana, diversamente non sono in realtà che fuochi fatui che si dileguano alla prima impressione estranea. Determinando così il fine che vogliamo conseguire, evitiamo il meglio possibile di far sorgere malintesi e di aprire la stura a discussioni di clinica filosofica che sono caratteristiche dei dottrinari e vengono appetite dal pubblico, specialmente nei periodi di crisi della coscienza umana, perpetuamente desiderosa di sapere una buona volta donde si viene, che cosa siamo e dove andiamo, e quindi propensa a sognare sentimentalmente tutte le cose che la seducono. Noi in sostanza non sappiamo che una cosa: siamo così come siamo, possiamo e dobbiamo migliorare, siamo tra noi legati e apparentemente divisi, abbiamo il dovere di far comprendere l'umana solidarietà non come un presupposto mistico e religioso, ma come una legge benefica e utile a tutti.
Conversazione 4a