Prima parte

Stiamo per intraprendere un viaggio che ci condurrà oltre i confini del tempo e dello spazio, per approdare in una dimensione dove il colore diviene Magia. La necessità di controllare e dirigere le forze naturali allo scopo di modificare il piano percettivo si perde nella notte dei tempi. Possiamo affermare a riguardo, che fin dai primordi l’essere umano ha cercato di pervenire alla realizzazione di una realtà parallela, capace di interagire con i meccanismi invisibili insiti nell’universo e in ciascuna forma di vita alimentata dal fluido primevo. 

Le grotte che custodiscono graffiti e pitture rupestri sono la testimonianza di un vissuto ancestrale legato all’uomo preistorico, autore di tali opere. Ma queste non sono, come spesso viene affermato dagli archeologi, semplici forme d’arte primitiva, bensì il risultato di una conoscenza antichissima; l’applicazione del pensiero vivificato per mezzo di immagini, come vedremo. Alcuni elementi significativi sancivano il contatto con l’ignoto e scandivano la vita dell’uomo primitivo: il buio delle caverne, simbolo dell’utero primigenio e della gestazione occulta, riconducibile agli albori del culto della Grande Madre e il rosso vivo della fiamma che rischiarava gli antri in cui essi vivevano; il sole, con la sua luce aureata, simbolo della forza fecondante e la Luna, con il suo colore bianco-argenteo simboleggiante l’energia femminea passiva, matrice e ricettacolo di tutte le forme, che veniva fecondata dalla luce solare.

La Luce

La luce è la forza immanente e fonte di rinascenza, opposta alle tenebre e all’oscurità interiore. La luce dà vita alle forme e fuga le ombre indistinte della notte. Il bianco della luce, il nero delle grotte e il rosso della fiamma simboleggiano le tre fasi più importanti della trasmutazione alchimica e della Grande Opera, l’Opus Magnum.Nero-oscurità: Nigredo=stato di putrefazione, fermentazione, occultazione; Luce-bianco: Albedo=illuminazione, ascesa; Fuoco-rosso: Rubedo=compimento dell’Opera, creazione del Lapis Philosophorum, Quintessenza, Alkaest, o Polvere di Proiezione.

 Magia delle forme e del colore - I dipinti magici

In effetti, l’ausilio di elementi figurativi (simulacri magici) rivestiva grande importanza nell’ambito delle operazioni magiche primigenie. Le scene di caccia, visibili negli anfratti litici, rimandano a cerimonie officiate con il preciso intento di influenzare l’esito della battuta per la cattura delle prede, indispensabili per la sopravvivenza. Una sorta di rito collettivo finalizzato a cambiare il corso del destino mediante il pensiero concentrato, sintetizzato e diretto con la forza di volontà, capace, una volta dinamizzato, di mutare la realtà circostante a proprio beneficio. Una vera e propria realtà virtuale. Una percezione profonda in grado di creare l’oggetto, la situazione sulla quale intervenire. La magia dell’evocazione - richiamo di forme, per esempio quelle degli animali effigiati - che opera nel cuore stesso delle realtà virtuali (da virtus = Forza) non funziona solo per mezzo di entità concrete; nel caso delle figure dipinte riconosciamo un’astrazione, cioè l’insieme di linee di forza che ricreano il soggetto disegnato. Non a caso, in alcune grotte dell’Australia sono state rinvenute delle mani variopinte impresse nelle pareti, la cui origine racchiude valenze rituali; al di sotto, sul terriccio, numerose orme lasciate da un gruppo di persone, forse alla fine del paleolitico. Con ogni probabilità si trattava di una danza sacra, volta ad innescare una condizione di allocoscienza (alterazione della coscienza), un rituale segreto, un mistero non facilmente penetrabile, la prova che la magia esiste da sempre. Le mani, segno di identità, simbolo distintivo, erano il fulcro del complesso iter magico intrapreso. Possiamo ipotizzare - anche dalle tracce di combustione presenti - il supporto di fonti luminose specifiche collocate ad arte per ricreare un’atmosfera sospesa. Si potrà obiettare che al buio di una grotta la luce è indispensabile. Questo è ovvio, ma la disposizione dei fuochi, in base ai residui, denota una struttura geometrica altamente simbolica. Questo tipo di pitture appartiene alla tecnica magica dell’imitazione, che opera in base al principio che se qualcosa viene riprodotta con un sufficiente grado di concentrazione (volontà e dominio dell’energia) e vivacità, si avvera sul piano  reale. Oltre la coltre del tempo interno, interiore e interiorizzato si muovono pensieri, ombre e forme psico-temporali. Dimensioni che vivono dentro la mente dell’uomo e anche al di fuori, come strati molteplici che avvolgono l’anima umana. In questo luogo-non luogo, fertile terreno di ancestrali richiami, primordiali mondi paralleli, pulsa l’autentica natura dell’Essere, sostanza impalpabile ed eterea, sottile e plasmabile. Stati alterati di coscienza che inducono al sogno, alla visione, estensione dei confini spazio-temporali, viaggio che conduce oltre le soglie del vissuto. Percezioni profonde, quasi eteree, frutto di un sentire che trascende la normale soglia coscienziale. Questa descrizione, autentica percezione delle dinamiche psichedeliche indotte da sostanze psicotrope, sapientemente dosate dalla mano esperta dello sciamano, mostra l’iter del viaggio compiuto nell’Altro Mondo, non il regno dei morti che noi concepiamo, ma l’astrale che i Nativi Americani chiamano appunto Altro Mondo. È importante un chiarimento. L’iniziazione a questo genere di pratica realizzante non va confusa con la tossicodipendenza, ne con tutti quegli stati che concretano una dipendenza più o meno estesa. Nel caso di droghe pesanti, utilizzate solo per scopi profani, la coscienza viene narcotizzata fino a perdere il senso della stabilità che, al contrario, deve contraddistinguere un percorso di ordine sciamanico-iniziatico, basato sulla impeccabilità e lucidità. In tal caso la coscienza si espande e si dilata interagendo con realtà dimensionali inimmaginabili. Tale effetto indica il trascendimento della materia saturnia (corpo fisico o piombo) e annuncia la trasformazione futura che la Via intrapresa dallo sciamano riserva.

 Coscienza Extrasomatica e Gnosticismo

nell’ambito dello Gnosticismo (movimento religioso di matrice ermetica – dottrina ermetica - attivo nel II e III secolo), rinveniamo interessanti correlazioni con la Psicotropia rituale della qualeci occuperemo in maniera approfondita nel corso di questo articolo. Gli gnostici, che costituivano la maggiore tendenza eterodossa (dal greco heteros =diverso) all’interno del cristianesimo, dunque, erano già edotti su alcuni aspetti secretati concernenti le zone della coscienza deputate alle trasmutazioni interne. Trasformazioni ottenute per mezzo di tecniche riservatissime. Vediamo da vicino i concetti esternati in seno a tale nucleo ermetico. Per comprendere appieno la concezione che rivestiva il pensiero eretico promulgato dallo Gnosticismo nella sua intima essenza, dobbiamo immaginare una zona ideale posta nel mezzo: il Pleroma. Questo, simbolicamente, incarnava l’insieme personificato delle emanazioni divine, gli Eoni, esseri intermedi tra la divinità suprema, inaccessibile, e la materia, il freddo e il caldo, intesi come elementi naturali legati alle forze spiritualidi cui parlava anche Tommaso Campanella. Queste creature eoniche colmavano idealmente l’intervallo tra l’Uno e il Mondo, tra lo spirito e la materia. Il Pleroma, quindi, è l’espressione concreta degli opposti che si compenetrano e si annullano a vicenda (vuoto-pieno divino), dando origine così alla concezione dei contrari (Io-Ombra-Animus-Anima), i quali convergono nel , centro e ambito della personalità totale. Nella concezione degli opposti rinveniamo l’immagine dell’uomo quale emanazione del divino, la cui parte luminosa anela alla trascendenza (Coscienza Extrasomatica o Supercoscienza), mentre quella oscura (Ombra) interagisce con la Terra – materia o piombo (da Medium e Medianità di Stefano Mayorca, DVE, 2004). Ed è proprio questa Coscienza Exstrasomatica che consente allo sciamano di trasporsi su di un piano superiore, sintonizzandosi con determinate frequenze vibratorie innescate dalla psicotropia rituale.

Categoria: