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Il Bosone di Higgs e la Tradizione Ermetica - Federico D'Andrea

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Si è fatto un gran parlare negli ultimi tempi della scoperta, non più teorica, del bosone di Higgs. Il termine bosone di Higgs deriva dal nome del britannico Peter Higgs, che nel 1964 ne aveva ipotizzato l'esistenza. Alcuni lo hanno definito, molto impropriamente, “la particella di Dio”, in quanto, secondo la fisica,  la materia, se non esistesse tale particella, non avrebbe massa e quindi non diventerebbe percepibile nello spazio-tempo. Cerchiamo di spiegare in termini molto semplici il significato del bosone di Higgs e la sua importanza per la fisica attuale.

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Intervista a Pier Luca Pierini, a cura di Lelio Antonio Deganutti

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1) Buongiorno Pier Luca, si può a buon ragione definire la sua casa editrice il ‘’non plus ultra’’ dell’esoterismo in Italia. Da cosa deriva l’attenzione a queste tematiche?

– Buongiorno, grazie dei complimenti e per questa intervista. L’attenzione per queste tematiche probabilmente è sempre stata presente in un’estesa parte dell’umanità, in ogni epoca e ad ogni latitudine. Naturalmente alternandosi periodi di maggiore “splendore” ad altri di “riflusso” o minore interesse, sia fisiologico sia determinato da azioni persecutorie e repressive protrattesi a lungo nel tempo, come nei secoli dominati dalle varie forme di inquisizione e oscurantismo. In tempi relativamente abbastanza recenti e più precisamente dalla fine degli anni ‘60 in poi si è verificato in tutto il mondo occidentale, ma non solo, un fenomeno singolare e progressivo di marcato aumento di interesse per queste materie, che hanno complessivamente registrato la maggiore diffusione mai prima manifestatasi. I motivi alla base del fenomeno possono essere tanti e complessi, tuttavia ritengo che principalmente siano da ricercarsi nella necessità o nel desiderio di scoprire, conoscere e approfondire argomenti e discipline rimasti a lungo nascosti, “occulti” appunto, o relegati ai margini della conoscenza e della cultura ufficiali a causa di tenaci e immotivati pregiudizi. Innegabilmente contribuiscono inoltre il fascino e la curiosità esercitati dal mistero in ogni sua forma ed espressione, dalle domande fondamentali e dalla naturale ricerca di risposte davanti all’ignoto che ci circonda e accompagna per tutta l’esistenza. Non dimentichiamo poi la volontà, da parte di molti, di intraprendere un percorso rivolto a una maggiore conoscenza di se stessi, all’ampliamento della coscienza e dei livelli di consapevolezza e al miglioramento dell’essere in senso olistico seguendo discipline e insegnamenti d’ordine esoterico, magico, spirituale o interiore.

 

 

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Sull’Ariete ermetico: il trionfo primaverile – Luca Valentini

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E’ un Re coronato di gloria che prende origine nel fuoco,

che si compiace dell’unione con la sposa che gli è data:

è questa unione che rende manifesto quanto era prima nascosto “ (1)

 

Nella giornata di lunedì 20 Marzo 2023, alle ore 22.24 (21.24 UTC +1), astronomicamente si accederà ad una novella stagione tramite l’Equinozio di Primavera, manifestandosi una diretta continuità, una connessione sacrale e magica tra l’umana esistenza, non considerata nel suo aspetto meramente materialistico e moderno, e la Natura coi propri ritmi interni, le proprie fasi discendenti ed ascendenti, come il ritmo annuale delle stagioni, in cui vi sono morti e resurrezioni, ed i cicli del Cosmo, come sono rappresentati in forme diverse nei vari mitologhemi di arcaica memoria.

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La purificazione ermetica secondo i testi egizi e classici – Federico D’Andrea

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La purificazione ermetica secondo i testi egizi e classici – Federico D’Andrea
Nella tradizione ermetica e nella Schola Kremmerziana la purificazione è la chiave per poter accedere a stati d’essere, a livelli di pensiero, diversi da quelli legati a stati fisici e puramente emotivi. Lo stato ermetico si acquisisce solo dopo una purificazione profonda dell’anima. Ma l’anima non deve essere intesa come qualcosa di vago. Kremmerz scrive: “Il problema del di là non sarà risolto che solo da coloro che arriveranno a conoscere se stessi, cioè la struttura e l’anatomia e la chimica dell’anima propria” (Introduzione alla Scienza Ermetica – Ed. Mediterranee – p. 20). Quindi l’anima come qualcosa di concreto, da studiarsi scientificamente, in modo nettamente diverso dalla psicologia parolaia e dalle virtù morali. Continua il Kremmerz: “Il secreto, il gran secreto dei sacerdoti, era la conoscenza di leggi dell’animo umano, per le quali arrivavano a conquistare poteri meravigliosi che sembravano favole e non sono tali. […] Perché questa conoscenza dell’anima diventi veramente e strettamente scientifica, si devono studiare le leggi che la regolano e la preparano nelle sue produzioni di fenomeni” (Introduzione alla Scienza Ermetica, cit., p. 22 – 23).

 

 

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Giordano Bruno, un eretico alla corte di Rodolfo II – Mauro Ruggiero

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Il 17 febbraio dell’Anno Santo 1600, una piccola corte di persone partì dalle carceri di Tor di Nona, sul Lungotevere, in direzione di Campo dei Fiori, scortando un uomo condannato dalla Congregazione della Sacra Romana e Universale Inquisizione, a morire sul rogo a causa delle sue idee giudicate avverse alla vera dottrina della santa fede cattolica. Quest’uomo era Giordano Bruno, al secolo Filippo, nato a Nola nel 1548; libero pensatore ed eretico errante: scrittore, filosofo e mago la cui mente è stata tra le più brillanti e illuminate dell’Europa del XVI secolo. Con in bocca una mordacchia per impedirgli di parlare, fu spogliato e legato ad un palo e successivamente venne bruciato vivo con la speranza che, insieme alla sua carne, bruciasse anche il suo pensiero che nei secoli successivi avrebbe invece valicato frontiere geografiche e temporali e avrebbe fatto di Bruno il simbolo eterno di tutti gli uomini liberi oppressi dal potere. Quando l’8 febbraio dello stesso anno, nella casa del Cardinale Madruzzo, Bruno fu costretto ad ascoltare inginocchiato la sentenza di condanna a morte; egli non abiurò né si sottomise all’autorità religiosa “preferendo morte coraggiosa a vita pusillanime”. Secondo alcuni testimoni, il filosofo si alzò in piedi e indirizzò ai suoi carnefici la storica frase: «Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla».

 

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