"Noi desideriamo la vista massime per questo fine di sapere; e non quell’altra;
Noi desideriamo tra gli altri sensi massime la vista per sapere”
(Giordano Bruno, Spaccio de la Bestia Trionfante, Dialogo Secondo)
Nella ricorrenza dell’eccidio inquisitorio di Giordano Bruno non staremo qui, in queste sintetiche riflessioni, a perder tempo nell’inutile disputa tra credenti, laicisti e difensori del libero pensiero, bensì vorremo richiamare l’attenzione sul fulcro della Sapienza che il Nolano volle rappresentare con la sua vita e le sue opere, null’altro essendo realmente di nostro interesse. Rileggendo Bruno spesso ci sovviene alla mente Il Discorso Segreto sulla Montagna tra Ermete e il figlio Tat, piccola ma preziosa sintesi di quelle che sono le componenti essenziali e indispensabili della rigenerazione ermetica, in un cui verso reperiamo utili indicazioni (legate indissolubilmente ai Versi d’Oro di Pitagora), seminate in una espressione lasciata lì, sotto la cenere, accesa sotto la cenere, che può risplendere magicamente.