LA TRADIZIONE HERMETICA

Giuliano Kremmerz e la Schola Italica

SITO INDIPENDENTE DEDICATO ALLA RICERCA E ALLA CONOSCENZA DISINTERESSATE DELLA VERITA' INIZIATICA

LA TRADIZIONE HERMETICA

LA MAGIA SUPREMA DI DAVID

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OTTAVA EDIZIONE

Con le Virtù segrete dei 150 Salmi di David e le Cifre rappresentanti i Caratteri delle Intelligenze Angeliche per ottenere tutto ciò che si desidera nel Bene dagli Spiriti Celesti

Tesoro di Rari Segreti di Scienza Occulta comunicati in sogno al Re David dall’Angelo Mitatron, rascritto dalle Tavole d’Oro del Tempio di Ur dal Gran Mago Araon e tradotto da un manoscritto latino datato 1492,
per la prima volta messo a stampa.

 

Euro 28,00

 

 

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INCONSCIO, ASTRALE E ARCHETIPO IN UNA VISUALE ERMETICA di Fernando Maddalena

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Sul concetto di una mente inconscia

Per la cultura ‘ufficiale’, che oggi potremmo anche definire ‘mediatica’ e ‘di massa’ (con buona pace dell’antico ideale marxista di una più equa distribuzione del potere tra le diverse classi sociali..!) si è soliti parlare della scoperta dell’inconscio come di qualcosa di relativamente recente nella storia dell’uomo.
Esso, l’inconscio appunto, appare come il frutto tardivo di teorie ed ipotesi ‘scientifiche’ che, a partire dall’impulso epistemologico e sistematizzatore proprio dell’Illuminismo e poi attraverso i rivolgimenti introspettivi del Romanticismo e della Filosofia della Natura, si coagulano sul finire dell’800 in un corpus unitario di nozioni e concetti ad opera di alcuni padri fondatori della scienza psicologica accademica (due nomi per tutti, che non hanno bisogno di ulteriori presentazioni: Sigmund Freud e Carl Gustav Jung); concetti che andranno a costituire le fondamenta delle odierne discipline psicologiche ‘ufficiali’.
Si pensi così al quadro assai composito e variegato di esperienze di ricerca e di studio fiorite nei due secoli precedenti, unite dal comune interesse per la dimensione oscura della mente e per i suoi sconosciuti poteri, di volta in volta caratterizzate da accenti filosofici, medico-terapeutici, trascendenti-spiritualistici: dalle prime esperienze del mesmerismo e del cosiddetto ‘magnetismo animale’ del XVIII secolo, alle formulazioni teoriche degli autori romantici che centrano il focus  sull’individuo e quindi sul rapporto tra coscienza e subconscio (da Goethe e Schelling a Bachofen, a Carus, Troxler, quindi a Schopenauer e su fino al superomismo di Nietzsche);  ai primi studi sul sonnambulismo (Puysegur), sui sogni (Von Schubert), ai movimenti spiritistici, che si diffusero sia in Europa che in America alla metà del XIX secolo ed alla nascita della parapsicologia; alla suggestione e all’ipnotismo della scuola francese di medicina (Charcot, Liebeault), che prepareranno il terreno all’avvento della psicoanalisi freudiana e della  psicologia analitica junghiana.
S. Freud inizia così la scrittura dei suoi famosi casi clinici e lo studio sistematico della propria attività onirica; struttura in seguito una teoria ed una tecnica di cura per i disturbi psichici di natura nevrotica, seguito da una schiera di discepoli tra cui spicca C.G. Jung. Quest’ultimo si caratterizzerà per l’originalità ed il potere di sintesi del suo pensiero, che gli consentiranno di edificare un sistema teorico che riprende la concezione dell’evoluzione psichica e spirituale dell’uomo tramandata dalle dottrine gnostiche, seguendo quindi lo sviluppo del pensiero esoterico e comparando inoltre tali ricerche con uno studio transculturale.

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LA RELIGIONE STELLARE EGIZIA di Qui Artem Discit

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LA RELIGIONE STELLARE EGIZIA

NELLA RELIGIONE STELLARE DEGLI EGIZIANI
GEOCENTRISMO E ANTROPOCENTRISMO

di Qui Artem Discit

Che il rapporto tra gli egiziani e la volta celeste abbia avuto, come per altri popoli, carattere mitico-sacrale è noto, oltre che ovvio; scopo del presente contributo, quindi, non è quello di offrire al lettore una ulteriore prova di ciò, quanto, piuttosto, quello di proporre alcuni esempi che vadano oltre quelli forse più noti di Orione e Sothis, tentando di recuperare una chiave di lettura che possa ancor oggi essere utilizzata iniziaticamente. Anticipando la conclusione, possiamo dire che in realtà la terra dei Faraoni non conobbe l’astrologia che molto tardi rispetto a ciò che, invece, potremmo chiamare Astro-Mito-Loghia, cioè un discorso mitico espresso attraverso l’osservazione degli astri, teso alla divinazione1 dell’intero Egitto2; si riscoprirà in tal senso una visione che, piuttosto che presupporre una quiddità specifica nelle stelle, inserisce queste ultime in una prospettiva geocentrica in cui acquistano l’importante funzione di grande “orologio” cosmico e liturgico.
Senza dilungarmi ulteriormente in queste considerazioni generali, vorrei immediatamente proporre l’analisi di un rito estremamente interessante ai nostri fini e la cui antichità ci è attestata da iscrizioni risalenti alla IV dinastia. Faccio riferimento a quel complesso di cerimonie che si svolgevano in occasione della fondazione di un nuovo tempio e probabilmente delle stesse piramidi. Il rito durava alcuni giorni e prevedeva ben dieci fasi di lavoro rituale ad ognuna delle quali, almeno teoricamente, doveva partecipare il faraone, unica autorità in grado di stabilire efficacemente e legittimamente, in quanto divinità incarnata, quel collegamento tra cielo e terra necessario affinché il rituale potesse avere buon esito. La cerimonia, dunque, si apriva con la partenza del faraone e del suo seguito verso il luogo in cui sarebbe dovuto sorgere il nuovo edificio. Lì, un sacerdote, vestito con la maschera della divinità a cui il Tempio sarebbe stato dedicato, accoglieva il suo sovrano dando così avvio alle pratiche liturgiche. Il momento più importante della cerimonia era la fase del “pedj shes” cioè del tiro della corda. Si trattava del momento più delicato del rituale di fondazione dell’edificio e consisteva di due parti distinte svolte durante la notte ed il giorno seguente. Nella notte stessa dell’inizio della cerimonia, il faraone tendeva una corda insieme ad una sacerdotessa incarnante per l’occasione la dea Seshat e attraverso uno strumento chiamato “merkhat”, utilizzato come mira, fissava l’asse nord-sud prendendo come punto di riferimento l’Orsa Maggiore. Si legge in una iscrizione del tempio di Edfu: Io tengo il piolo. Afferro il manico del bastone e prendo la misura con Seshat. Io rivolgo i miei occhi ai movimenti delle stelle. Io volgo il mio sguardo verso l’Orsa Maggiore. Io fisso i quattro angoli del tuo Tempio3.

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NOTE E APPUNTI DI UN VIAGGIATORE DELL’ANIMA di Cristian Guzzo

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Quando fate emergere ciò che è
in voi, quello che avete vi salverà.
Ciò che non avete in voi vi ucciderà,
se non sapete di averlo dentro.
(Tommaso, 70)

La retorica ed il manierismo di numerosi scritti d’ermetismo anche moderni, hanno sovente annichilito l’attitudine immaginativa dell’iniziato; quella dote ricettiva che consente di sviluppare le capacità d’intuizione e di introspezione: quella vocazione squisitamente attorea di retro-guardare ai rivoli del proprio essere, base strategica per il lungo viaggio alla cerca degli arcipelaghi dell’anima.
Abbiamo avuto modo di incontrare, nel corso degli anni, taluni personaggi che, addentrati ormai da tempo nelle pratiche esoteriche ed interrogati sui risultati delle loro investigazioni sottili, ci hanno, quasi sempre, consegnato risposte laconiche, vagamente misteriosofiche, prive di individualità, talora razziate dagli scritti dei Maestri del passato, dando cosi l’impressione di declamare, maldestramente, i versi sbiaditi di un poeta da retrobottega.
La difficoltà di costruire platonicamente un ponte fra l’uomo e le Idee immortali, l’impossibilità, da parte dei più, di assorbire il loro riflesso nella dimensione spazio-temporale e di rielaborarle, per trasformarle in nutrimento della Psiche, hanno contribuito a plasmare cloni mal riusciti del Kremmerz, che conducono una esistenza spersonalizzata e spersonalizzante, nei panni altrui e mai nei propri. Se la Magia insegna che l’uomo ha la possibilità di evolvere e di realizzare quella comunione ritmica col Nούς che, disegna il fine ultimo della Grande Opera alchimica, perché escludere che il pensiero esoterico possa dunque trasmutarsi, contestualmente a coloro che ne seguono e ne praticano gli insegnamenti? Perché negare che la palestra metafisica possa arricchirsi di nuovi strumenti cognitivi, indispensabili a migliorare le “prestazioni” dello spirito?

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DIALOGO CON LA LUNA: LA VIA DEL GUERRIERO SPIRITUALE di Stefano Mayorca

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Come sospinto da una mano invisibile, un ultimo raggio di Sole si insinua nel mio studio. Il cielo al tramonto rosseggia tingendosi d’arancio. Quel raggio, superstite di una luce che svanisce al crepuscolo, simile ad un dardo infuocato si muove guizzando, quasi fosse guidato da un’intelligenza misteriosa, anzi, quasi fosse lui stesso dotato di intelletto. Rischiara i libri e le carte che giacciono inerti sulla mia scrivania, crea giochi di luce e rifulge come una piccola stella che brilla nella penombra. Silenzioso descrive strane geometrie poi, così come era apparso si estingue, mentre fuori tutto è inondato d’azzurro e una sottile falce di Luna si affaccia nel firmamento. L’aroma dell’incenso permea ogni angolo della stanza e i residui di fumo, ballerini di una danza segreta, si contorcono al suono di una melodia arcana descrivendo forme impossibili. La mia mente, sgombra da ogni pensiero, fluttua nel nulla e l’energia sprigionata dal rito satura l’ambiente, permea ogni centimetro del mio essere. Ora non appartengo a me stesso, sono fuso con ogni espressione di vita, sono parte del Tutto, staccato dalle miserie della natura inferiore e immerso in una dimensione più alta. Affrancato dalla materia, dalle banalità quotidiane, percepisco realtà elevate, barlumi sfuggenti di regni di Luce… Vorrei che questo stato di grazia non avesse mai fine, che si fissasse in un istante infinito. Ma, poco a poco, i “sensi comuni” si risvegliano e la parte materiale reclama il suo dominio, l’archetipo femmineo, nella sua accezione più terrena si desta di nuovo e il “miracolo” della “luccicanza” - il mistero di cose invisibili - si affievolisce riportandomi nello stato di coscienza normale. Adesso mi sento solo, una profonda ed abissale solitudine, un vuoto che mi fa percepire la mia estraneità dalle orde profane, dalla ragione volgare. E’ notte, la luce di Selene invade l’ambiente, riflessa dai vetri promana un tenue chiarore e incanta con riverberi d’argento. Il silenzio è totale, reso meno intenso dal suono dei miei pensieri, dal mio dialogo interiore con la Luna, la pallida Signora amante di sempre… Contemplo il volto di chi amo, tenera visione nell’oscurità, mentre dorme e sogna, sospesa tra luce e ombra, tra Terra e Cielo, e mi sento impotente poiché vorrei trascendere tutte le leggi dell’Universo e regalarle l’eternità, perché vorrei donarle una parte della mia forza, quella forza che mi ha sostenuto nei momenti terribili del mio vissuto. Quel potere volitivo che mi spinge ad andare avanti, che mi esorta a cercare, a non farmi fagocitare da una realtà che spesso non rispecchia le mie intime aspirazioni e dai problemi, che mi dice di spingermi oltre i confini delle mie possibilità. Vorrei renderla partecipe delle mie debolezze e della mia fragilità, perché anche un iniziato è fragile. Sì. Anche un iniziato è preda delle paure, dell’ignoto che incombe, del mondo impazzito e mediocre. E ha bisogno d’affetto, di un amore senza limiti, esente da qualunque effimera caducità. L’angoscia gradualmente si dirada e la forza torna a sorreggermi. Penso agli amici di Elixir, e un sentimento d’unione si fa strada nel mio cuore e mi lega a questi fratelli di un cammino già noto. Percorro la Via del Guerriero Spirituale che non è un superuomo, ma un uomo con un punto di vista diverso rispetto alla consuetudine di chi non è un risvegliato, e che persegue un ideale luminoso, che lotta contro il buio che è celato in lui, espressione del lato oscuro della Luce. Egli si sacrifica per affermare le sue idee, per difendere ciò che è Sacro e puro dalle contaminazioni di forze profane e ottenebranti.

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