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SOLSTIZIO E INIZIAZIONE di Pier Luca Pierini R.

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Il solstizio d’inverno corrisponde a un evento importante, il cui valore astronomico, simbolico e sacrale coincide con la “nascita”, o “rinascita” del sole, dopo la lunga fase discendente, o “calante”, cominciata con il solstizio d’estate. Si tratta quindi del punto d’inizio della fase ascendente del sole nel cielo esteriore e interiore, di un rinnovato “initium” che non solo per assonanza può indurci a riflettere sul tema e sui significati più ampi dell’iniziazione. O meglio ancora, della ricerca dell’iniziazione, di quel corpus o complesso di elementi dottrinali o sapienziali e rivelazioni, o più semplicemente di insegnamenti, che unitamente alle componenti operative o pratiche costituisce la chiave d’accesso al significato esoterico di realtà velate, al sacro, al misterico e all’arcano, alla conoscenza diretta di una dimensione precedentemente ignota, o appena sfiorata. In questo senso, il pontifex - il quinto arcano dei tarocchi riprodotto sulla copertina di questo quinto numero di Elixir - può rappresentare l’immagine del mediatore tra il visibile e l’invisibile, di colui che può incarnare sia un’entità fisica sia un’Idea impersonale e che esprime una realizzazione possibile su vari piani, in grado di stabilire un ponte tra il mondo exoterico e l’esoterico, tra il visibile e l’invisibile, tra l’umano e il divino.

Iniziazione, in termini molto semplici, è il passaggio da una condizione di non-conoscenza a un primo livello di conoscenza, il che non significa automaticamente e semplicisticamente apprendimento. Un individuo capace di leggere la musica, rispetto a chi non la comprende, può essere considerato per certi aspetti e nel settore specifico un “iniziato”, che progredendo può imparare a suonare uno o più strumenti e, se costante, dotato di talento e di quel pizzico di fortuna, sempre necessaria, evolvere ulteriormente e diventare infine un maestro. Alcuni soggetti straordinari, forse predestinati, raggiungono infine il genio e l’immortalità. L’esempio è valido, almeno in parte, anche per il ricercatore ermetico, ma è facile obiettare che mentre per la musica o altre nobili discipline dell’arte e dello scibile esistono scuole accreditate e validi maestri, riconosciuti tali dal mondo accademico e dalla critica ufficiali, altrettanto non può dirsi, utilizzando gli stessi parametri, per la scienza e l’arte dell’Arcano. L’occulto è tale per definizione, e in un’epoca in cui tutto è disponibile per tutti, sembra impossibile che non esista un mezzo per conseguire in breve tempo e magari a buon mercato la tanto agognata iniziazione, questa “anacronistica” araba fenice che per fortuna possiamo ancora considerare tra i rarissimi valori che ancora resistono incontaminati al culto dilagante della contraffazione sistematica, all’azione erosiva di dittature consumistiche, di spiritualismi contingenti e di mode o tendenze culturali.

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ARTE ED ERMETISMO - Stefano Mayorca

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Alchimia cromatica e magistero pittorico tra arte, colore e magia

Conferenza a cura di Stefano Mayorca


Sabato 1 Dicembre

Ore 17:30 / Ingresso Libero

SPAZIO INTERIORE
Via Vincenzo Coronelli, 46
00176 Roma

Quali sono le potenzialità evolutive dell’arte?

Qual è il potere del colore? Cosa si nasconde dietro ad un’opera d’arte esoterica? Dentro l’animo, nell’Io profondo dell’Uomo, prende forma l’incontro tra Arte e Ermetismo, fondamenta della Creazione. Fin dai tempi più antichi la pittura e il colore hanno avuto grande importanza nella Magia e nell’Alchimia: attraverso le potenzialità di trasmutazione del colore è possibile fissare sulla tela quello che è nascosto nell’inconscio.

Magia e colore, arte ed ermetismo sono elementi indissolubili che incarnano la capacità dell’essere umano evoluto di dare vita a mondi, universi e dimensioni posti oltre i confini del tempo e dello spazio,al di là del Tutto.

STEFANO MAYORCA

Scrittore e giornalista, nato il 7 marzo 1958 a Roma, dove vive e lavora, è considerato tra i maggiori esperti
di simboli, miti e filosofie occulte. Sperimentatore alchimico, studioso di ermetismo, religioni antiche e culti misterici, è preside dell’Accademia Romana Kremmerziana La Porta Ermetica (www.arkpe.it).

Ospite di trasmissioni televisive Rai e Mediaset, collabora con numerose riviste di settore e tiene la rubrica
Opus Hermetica sulla web radio Keltoi Radio.

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PAN, IL GRANDE DIO di Claudio Arrigoni

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Intelligenza maschia e Spirito della natura, Dio dei Boschi, Arcade, Fugatore dei Titani, Signore degli animali, Ministro della Gran Madre figlio di Hermes, caro a Dioniso, liberatore di Zeus.
Eccelso nel suono del flauto, amante delle ninfe e Nume silenzioso degli spiriti oracolari della Natura, Danzante, Capride dalle corna velate di corone di pino, Dio dei pastori, coperto del manto di daino, Colui che porta lo scudo di Dioniso nella sua marcia verso l’India.
Onorato con la Dea Nike. Voce di Eco, tumultuoso mormorio del vento, amante sublime della pulcrissima velata Diana.
Capro solitario, Dio delle streghe e della profezia, Forza possente generatrice della Natura e suscitatore della fiamma dell’Eros, Egipan, Verde Drago delle foreste che veglia terribile sui regni fatati di Flora e Fauna, Canto immortale di Numi vita imperitura.
Volontà sacra, Libro d vino della parola. Conchiglia delle sibille del Dio Ptah.

 

Tra i figli di Hermes si annoverava anche il grande Dio fallico del Peloponneso e in particolare dell’Arcadia, Dio provvisto di corna e dalle zampe di caprone dal nome Pan. Mentre Hermes pascolava le pecore di un mortale in Arcadia, si innamorò della ninfa Driope. Dalla loro unione nacque un bambino prodigioso con corna e piedi di capra, molto chiassoso e allegro. Così è descritto l’evento nel tono giocoso dell’arcaico Inno a Hermes di Omero:
« Raccontano come una volta (Hermes) venne in Arcadia, irrigua di fonti, nutrice di greggi… e qui, sebbene iddio pascolava le greggi villose presso un mortale; ché colto lo aveva una languida brama di Driope chioma bella, di giungersi seco in amore. E furono compiute le floride nozze, ed un figlio caro ad Ermete nacque che parve un prodigio a vederlo, bicorne, piè di capra, di strepiti vago e di riso. Balzò su, fuggì via la nutrice lasciando il bambino, ché sbigottì vedendo l’aspetto spiacente e la barba; ma lo raccolse Ermete, benevolo Nume da terra, lo prese fra le braccia, col cuore di gioia  ricolmo. Ed alle sedi ascese dei Numi, tenendo il bambino nascosto entro la pelle villosa di lepre montana. E presse Giove sedé, presso gli altri Beati di Olimpo, e il figlio suo mostrò: tutti quanti ne furono lieti i Numi… (Inno Omerico a Pan, vv 29 e sgg.) ».
Altre diverse genealogie lo vogliono invece figlio di Crono e di Rea; quindi più vecchio di Hermes, di Dioniso, di Apollo; fratello di Zeus e del centauro Chirone. Una tale genealogia spiegherebbe meglio perché  nel V secolo il Dio Pan venisse associato nel culto al Gran Madre Rea, come testimoniano questi versi di Pindaro, suo particolare devoto: « Ben io pregar voglio la Madre che presso il vestibolo della mia casa le vergini invocano, Dea veneranda insieme con Pan. » (Pindaro, Pitica III, vv 77 e sgg.).
Oltre questo aspetto tuttavia il Dio era considerato divinità temibile e invocato per secoli con paurosa riverenza: “Invoco il possente e selvaggio Pan… vieni… e i panici terrori disperdi al confine del mondo” (Inno Orfico a Pan, XI, vv 1 e 21). Divinità arcana può suscitare dalle zone più profonde dell’astrale umano misteriosi terrori: il timore « panico ». A lui, Dio musico, è sacro il silenzio misterioso delle ore meridiane nelle quali, non visto, in altezze inaccessibili, canta e danza lontano dagli uomini, o riposa da solo.

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LA VERITA’ SU KREMMERZ – FINE DI UN MITO?...

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Nei mesi precedenti e soprattutto ultimamente abbiamo ricevuto numerosi messaggi, che ci invitano a pubblicare testimonianze e testi critici che possano integrare e inserire in un’ottica maggiormente obiettiva l’immagine storica e iniziatica del Kremmerz, dando spazio e voce anche a chi dissente su quanto fino a oggi è stato scritto e raccontato sul personaggio.
In particolare, ringraziamo il dr. G.M.D. di Torino (e-mail firmata) per averci inviato un lunghissimo articolo, dal titolo “Giuliano Kremmerz: tutta la Verità – Fine o caduta di un Mito?” con una serie di allegati riguardanti principalmente una discussione molto seguita, animatasi su internet, e finale richiesta di pubblicazione, che abbiamo preso in considerazione non solo perché correttamente firmato ma anche perché riesce a riassumere il senso e le richieste della maggior parte dei messaggi ricevuti.

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“La Scelta” – Gli Amanti o L’Innamorato dei Tarocchi di Pier Luca Pierini R.

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L’Ara Baciata per Fenicia Fiamma
 porge e risorge Ala Corona d’Oro
del Caduceo Iridato degli Heroi
 vincitori di Shylene
(Haurazar)


Ci sono momenti in cui nella vita “iniziatica” o “profana” – ma poi, dove sta la differenza quando il percorso non è vissuto soltanto a livello di “hobby”? – si impone o si richiede una scelta. E’ questo che almeno a prima vista sembra suggerire l’immagine del sesto arcano  posta in copertina, Gli Amanti o L’Innamorato. Carta controversa, raffigurata negli esemplari più antichi, nella sua parte inferiore, in modo non sempre costante. In effetti, i soggetti rappresentati sono in genere un giovane uomo posto dinanzi alla scelta tra due donne che lo affiancano, ma troviamo interessanti varianti rappresentate da una singola coppia di innamorati (come ad esempio nel Trionfo d’Amore del Petrarca), oppure contornata da altri personaggi, o ancora assistita da un terzo soggetto che ne consacra l’unione.

Sappiamo bene peraltro che da Court de Gebelin (1775) in poi, per oltre due secoli, sono fiorite miriadi di interpretazioni, o tentativi di decodificazione, su questo come sulle altre affascinanti lame dei mitici tarocchi: Etteilla, Eliphas Levi, de Guaita, Papus, Mathers, Waite, Wirth, Crowley, Zanne, Kremmerz, fino alla contemporanea visione in chiave psicomagica di Jodorowsky, solo per citare alcuni dei nomi più illustri e rappresentativi di quanti, in vario modo, hanno contribuito nel tempo ad elevare queste settantotto immagini senza parole al rango di documento iniziatico, togliendole dal limbo riduttivo di semplice gioco di carte. Non sono altresì mancati altri tentativi, sovente oggettivamente forzati, tesi a ricondurne origini e significati simbolici a civiltà e tradizioni talvolta improbabili: dagli antichi Egizi, ai Cinesi, ai Greci, ai Latini, agli Arabi, ai Celti, agli Zingari e così via fino all’immancabile Atlantide, in un florilegio di analisi interpretative che si estendono dalle più elaborate e complesse esegesi cabalistiche, a immersioni azzardate nei mari più ostici dell’alchimia, a impegnative circumnavigazioni negli arcipelaghi incontaminati della magia (cerimoniale, divina, trasmutatoria ecc.), fino a viaggi immaginari nelle più alte sfere della fantasia, umana e non. Forse non a caso i tarocchi sono stati definiti, tra l’altro, “la macchina per immaginare”.

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